ROMA, 23 GIU 92 - Da ieri hanno deciso di rifiutare il cibo ''perche' preferiscono morire di fame subito piuttosto che
trascorrere gli ultimi mesi della loro vita in carcere''. Sono
cinque malati di Aids attualmente detenuti nel carcere romano di
Rebibbia. L'allarme e' stato lanciato oggi da Vittoria Fornari,
la madre di Massimo, 29 anni, tossicodipendente, arrestato nel
novembre del '90 quando la malattia era gia' nella fase
conclamata. Massimo Fornari era stato protagonista, sempre nel
novembre del '90, di una rivolta in carcere: con alcuni compagni
malati come lui, era salito sul tetto del penitenziario e si era
tagliato le vene. La madre, che da mesi cercava di ottenere gli
arresti domiciliari o il trasferimento in un ospedale, fu ospite
nell' aprile 1991 di una puntata del programma televisivo
''Samarcanda''. ''Da allora - ha raccontato oggi la signora
Fornari - a mio figlio erano stati concessi finalmente gli
arresti domiciliari: certo abbiamo passato piu' mesi in ospedale
che a casa, ma andava bene lo stesso''. Nell'aprile di
quest'anno Massimo, le cui condizioni di salute sono nel
frattempo molto peggiorate, e' stato arrestato di nuovo.
''Questa volta non abbiamo capito i motivi -ha detto la madre- e
rassegnarsi al carcere e' stato ancora piu' difficile. Lo hanno
portato dentro il 19 aprile e mi hanno concesso di vederlo solo
il 12 maggio''.
''Il 30 maggio - ha raccontato la
donna - mio figlio e' svenuto mentre era con me in parlatorio :
aveva da tre giorni un'emorragia rettale. Lo hanno ricoverato in
opsedale. Poi e' tornato in carcere. E' uno straccio, il
fantasma di se stesso. Lui non riesce a rassegnarsi alla sua
condizione di detenuto, come io non riesco a rassegnarmi
all'idea di vederlo morire, per di piu' cosi', nell'infermia di
un penitenziario''. ''Molti genitori abbandonano i figli
tossicodipendenti - ha detto - ma io questo non lo capisco: sono
ragazzi deboli, che nella droga hanno creduto di trovare la vita
e invece hanno trovato solo la morte.'' Massimo, ha precisato la
madre, ha cominciato a drogarsi nel 1980. ''All'epoca - ha
spiegato la donna - io ero a Venezia per lavoro. Massimo e la
sorella vivevano con gli zii''. ''Tutta la nostra vita e' stata
difficile - ha raccontato Vittoria Fornari-. Sono rimasta vedova
quando i miei figli erano piccolissimi. Per sopravvivere ho
fatto la serva. Poi sono riuscita a prendere il diploma di terza
media alle scuole serali e infine, dopo altri anni di
sacrificio, quello di infermiera. Ho lavorato in un ospedale
psichiatrico, poi sono riuscita a vincere un concorso e oggi
sono infermiera all'Inail. Dovrei essere soddisfatta e invece ho
il cuore a pezzi, sono una donna distrutta e indurita. Con
Massimo pero' non piango: tutte le mie forze ora sono per lui,
per aiutarlo almeno a tornare a morire a casa''.
** ( SIDAnet Information ) **