1. Il CORA ha espresso la sua soddisfazione per essere stato finalmente raggiunto dal PDS, in una dichiarazione ufficiale anche se personale di un suo alto dirigente, sulla strada della legalizzazione. Non doveva, non dovevo farlo? Ti stupisci perché ci rallegriamo per il fatto che una iniziativa "storicamente propria" del CORA diventa ufficialmente (anche) di altri? Il settarismo non è mai stata una virtù radicale, caro Enzo.
2. Ma, tu dici, abbiamo avuto, anche in passato, deputati e senatori antiproibizionisti: non potevano farla loro questa proposta? Potevano, se avessero amato la gesticolazione. Potevano, se amassero il minoritarismo "fulgido". Potevano, se fossero interessati alla testimonianza piuttosto che all'efficacia. Il Cora ed io siamo poco interessati a collezionare sconfitte politiche, anche perché pensiamo che ogni sconfitta nostra si traduce in anni di sofferenza in più per la gente di cui crediamo di interpretare gli interessi. Fino ad oggi non esiste nessuna proposta di legge del PDSs sulla legalizzazione delle droghe leggere. Nella scorsa legislatura ne era stata presentata una, con due firme, e restò lettera morta. Per questo chiedo al PDS di cercare il massimo di adesioni nel Parlamento su un progetto che possa unire lo
schieramento più ampio. L'intergruppo antiproibizionista, che il CORA ha promosso, riunisce già oltre 100 parlamentari. La tua lettura ("lo faccia qualcun altro, noi siamo per la legalizzazione di tutte le droghe") è sbagliata.
3. Secondo te sbaglio a chiedere al PDS di "continuare la riflessione sulla legalizzazione su tutte le droghe". Per te questo significa ritirarsi sull'Aventino, quando parli torinese, o armiamoci e partite, quando parli toscano. Secondo me significa fare antiproibizionismo. Mi stupisce che una frase così limpida possa indurre due interpretazioni così difformi.
4. Sul Referendum non ho niente da aggiungere ai miei comportamenti politici. Tranne forse una cosa: invitare chi mi offre, con tanta generosità e costanza, lezioni di concretezza e di coerenza, a rileggere alcuni testi, di cui ho qualche responsabilità, come la Carta degli Impegni per gli eletti nelle assemblee regionali e comunali, o il Programma Minimo che chiude il libro di Manconi e altri "Legalizzare la droga", o il documento conclusivo della Commissione d'inchiesta del Parlamento Europeo sul traffico di droga nella Comunità. Si trova tutto in agorà, credo.
Marco Taradash, Roma 3 luglio 1992