1.Certo, bene fa il CORA a battere il ferro (Violante & co.) finche' e'
caldo... E ancor meglio fa quando invita il PDS a "continuare la riflessione
sulla legalizzazione di tutte le droghe". Certo, (anche) questo è fare
antiproibizionismo.
Ma chiedo: se il CORA in quanto tale avesse dimostrato solo metà della stessa
attenzione verso quelle iniziative di disobbedienza civile che avevano il
medesimo obiettivo (differenziazione del mercato delle sostanze illegali), non
sarebbe stato politicamente più corretto ed utile? E la virtù non radicale del
settarismo, vale solo per l'esterno?
2.Prima ancora che le sconfitte, credo siano gli errori e le scelte politiche
sbagliate a tradursi in "anni di sofferenza per la gente di cui crediamo di
interpretare gli interessi". Proporre unicamente ragionevolezza e programmi
minimi, lavorare quasi esclusivamente a livello istituzionale/parlamentare,
innalzare a centralità le dichiarazioni di Violante, Dell'Unto e altri: a
questo si è ridotto il CORA? E la sua mancata crescita (di iscritti e/o
aderenti come di legittimità reale) penso sia l'effetto primario della scelta
politica di fondo di non volersi confrontare con i molteplici aspetti insiti
nella questione antiproibizionista. Informazione specifica su storia, costumi,
usi e abusi delle diverse sostanze, differenziazione del mercato delle
non-droghe da quello delle "droghe pesanti", riaffermazione del principio della
libertà individuale: questi solo alcuni dei fronti da rendere operativi da
subito! Oggi, fare antiproibizionismo - come battaglia di libertà e di civiltà
- vuol dire soprattutto sporcarsi le mani, confrontarsi di continuo con la
gente comune, stare nelle strade e nelle piazze insieme a tossicodipendenti e
consumatori, lanciare chiari segnali di cultura non-proibizionista e
non-punitiva. Mi pare che il CORA di oggi (e anche di ieri, direi) ben poco
abbia a che fare con tutto ciò. O sbaglio?
3. E visto che il Congresso è nuovamente saltato (privilegiando ancora le
questioni strettamente governative/istituzionali a fronte di urgenti confronti
ad ampio raggio), ecco qui tre rapide proposte:
a) sciogliamo il CORA in situazioni di movimento, senza segreteria e/o
dirigenza ma con coordinatori/trici locali (non coincidenti con i vari
consiglieri, please!)
b) riversiamo il patrimonio politico/istituzionale messo su in questi anni alla
LIA, attivandone da subito la struttura dirigenziale ed operativa.
c) costruiamo degli intergruppi militanti, informativi, culturali dove far
confluire chiunque voglia concretamente lavorare per obiettivi precisi, anche
in vista del referendum del '93 (Corte Costituzionale permettendo).
Mi fermo qui, per ora. Thanx. Bernardo Parrella.