APPUNTI PRESI AL SEMINARIO INTERNAZIONALE"PREVENZIONE DEL CONTAGIO DA VIRUS DELL'HIV TRA I CONSUMATORI DI DROGHE. PROBLEMI DI INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE"
(Torino, 3 e 4 luglio 1992)
Organizzatore: Gruppo Abele con patrocinio V Direzione Gen. CEE
DAMIANO ABENI (Osservatorio epidemiologico del Lazio)
Stima in 10/15.000 i td. a Roma.
E' fondamentale seguire le persone anche dopo il trattamento (la maggior parte delle overdosi si verifica entro 2 mesi dalla fine del trattamento); argomento aggiuntivo a favore delle unità di strada.
L'83% dei td. italiani afferma di non scambiarsi siringhe (?!); la percentuale europea è del 52% (?!).
Oltre il 50% dei patners stabili dei td. non usa droga (non s'infettano solo fra di loro!).
Fra le donne, le sieropositive hanno il rischio di prostituirsi 5 volte maggiore delle sieronegative (media di 133 rapporti sessuali al mese).
I td. sieropositivi tendono ad avere più patners dei td. sieronegativi.
Abeni riconosce l'efficacia della prevenzione svolta dagli omosessuali.
Il 20% dei td. arrivano all'Aids in 7 anni.
Su 100 scambi di siringhe solo 2 sono infettanti.
Nel 2000 la maggioranza dei casi di Aids riguarderà non-td.
Abeni espone i presumibili risultati di un programma di "riduzione del danno" rivolto ai td.:
1) Maggiore utilizzazione del metadone = -20% di infezioni
2) Dissuasione dello scambio siringhe = -50% del tasso di scambio siringhe (dal 15% al 7,5%)
3) Utilizzo di varechina per disinfettare gli aghi = -30% di infezioni
4) Utilizzo preservativi = - 30% casi di Aids
Abeni quantifica la sommatoria degli interventi suddetti con questo dato: a Roma in un anno non s'infetterebbero dalle 400 alle 500 persone.
Un intervento capillare sulla popolazione non td. (distribuzione di 22 milioni di preservativi!) avrebbe un impatto della metà.
WOUTER DE JONG (National Commettee on AIDS Control, Amsterdam)
L'8,1% dei casi di Aids olandesi è costituito da td.
15/20.000 td. su 14,5 milioni di abitanti.
Dal 25 al 40% dei td. sono iniettori (gli altri sniffano o fumano)
60/70 città organizzano programmi di fornitura siringhe pulite.
La nostra strategia di prevenzione si articola nei seguenti punti:
1) siringhe e preservativi
2) informazione mirata ai td.
3) counseling (importante l'esperienza fatta dai gay)
4) Junky-unions (auto-aiuto fra td.)
5) Spot concreti e non moralistici: "Prima compra l'ago, poi compra la droga!" - "Usa il tuo ago nel tuo braccio!"
Fondamentale è integrare la prevenzione dell'Aids nelle organizzazioni esistenti, senza creare strutture a sè stanti.
Decentramento degli interventi ai comuni (esistono 45 piattaforme d'intervento regionali o locali).
Continuo scambio d'informazioni fra gli operatori.
Ognuna delle 16 regioni ha un responsabile che mantiene i contatti con le associazioni di td. e di self-help.
Il 30% dei td. di Amsterdam è positivo (percentuale stabile nel tempo); non sono segnalati casi di trasmissione del virus a non consumatori di droghe.
L'epidemia è concentrata ad Amsterdam.
Un problema è costituito dalla carenza di "capacità negoziale" delle prostitute td. rispetto all'uso dei condoms.
Sottolinea l'importanza di produrre materiale informativo attraente, interessante, che dimostri la reale volontà degli operatori di aiutare i td.; i td. olandesi ora sono informati; esiste anche una rivista per td., "Main-line".
Occorre mobilitare i td., farli partecipare ai programmi di prevenzione.
L'intervento deve essere tangibile: dare, non dire.
In Olanda nelle prigioni devono essere disponibili preservativi ma non siringhe. Cerchiamo di acquisire dai numerosi detenuti stranieri indicazioni utili per le politiche di prevenzione.
I direttori delle carceri hanno molta autonomia.
Vi è comunque il divieto all'uso di droghe e a rapporti sessuali.
PAT O'HARE (Mersey drug training and information center Liverpool)
Nel Mersey (che stà a Liverpool come il Piemonte stà a Torino) vi sono 20.000 td. da eroina (il 50% sono iniettori) e 12.000 consumatori di ecstasy e altre droghe.
Il nostro principio base è: l'Aids è la priorità.
"Se non vedete la gente è impossibile far qualcosa per la gente!".
Il nostro è un approccio di salute pubblica e non ha nulla a che fare con l'antiproibizionismo, anche se io sono antiproibizionista
Iniziammo nel 1986.
Il governo locale laburista era ferocemente contro, ma l'autonomia di cui gode in Gran bretagna l'autorità medica ci consenti' di andare avanti.
"Non ha senso dare siringhe pulite e droghe sporche".
I servizi devono essere amichevoli (non giudicare), pratici, posti nelle zone a rischio.
Avevamo contro la classe medica, i politici populisti, i genitori dei td.; li abbiamo ignorati! Delle tre categorie sono stati i genitori a ricredersi ed a collaborare con noi; i politici non sono cambiati; l'opposizione dei medici non è molto forte.
Avevamo con noi molti managers ed i td.
Nel 1989 erano 3.000 i td. che venivano da noi; nel 1991 sono stati 8.000.
I td. mentono ai ricercatori dei sondaggi ("Diciamo loro quello che vogliono sentirsi dire, diciamo che non ci scambiamo le siringhe").
Rispetto all'intera nazione abbiamo il più alto numero di td. che ricevono droghe per ricetta ed il più basso numero di td. con HIV.
Il tasso di epatite B è uguale a quello dell'Inghilterra (7,5%).
Facciamo informazione anche contro i danni provocati dal consumo di ecstasy (esaurimento da calore provocato dai balli frenetici: "Bevete spesso, indossate abiti leggeri"); siamo stati ferocemente attaccati dai giornali popolari.
Sono tempi duri, di inasprimento della repressione.
Il nostro obiettivo è passare dalla "riduzione del danno" alla "normalizzazione" olandese.
Non abbiamo avuto alcun problema con gli spacciatori, forse perchè rimane per loro una grossa fetta di mercato.
Sulle siringhe autobloccanti si dice pessimista: non piacciono ai td., sono costose, possono essere riutilizzate.
No alla pubblicità moralistica; in Inghilterra gli spot dicono "Non scambiatevi le siringhe" ma non propongono alternative.
Una delle chiavi del successo è stata la collaborazione della polizia, a cui è stato ricordato che uno dei suoi ruoli è quello di "salvare la vita"; occorre coltivare rapporti con la polizia.
VITTORIO AGNOLETTO (LILA, Milano)
Vi è in Italia la convinzione diffusa che le unità di strada favorirebbero la td.za; vi è altresì la feroce opposizione delle comunità terapeutiche.
Effetti perversi della Legge Iervolino e del Decreto De Lorenzo sul metadone.
Il Piano delle unità di strada è stato approvato dalla commissione nazionale Aids ma è stato bloccato dal ministro per paura delle opposizioni suddette.
Attualmente ci sono 5 progetti in corso e altri 10 progetti finanziati.
La Lombardia ha in cantiere la prima legge regionale che parli di unità di strada.
Agnoletto illustra l'esperienza di San Giuliano Milanese.
E' basilare ottenere il consenso del quartiere in cui si opera (istituzioni, USL, cittadini) facendo capire che il progetto interessa tutti.
I primi distributori di siringhe sono stati distrutti dai soliti ignoti. Nelle farmacie c'erano cartelli con la scritta "Non si vendono più siringhe, andate al distributore!" (che magari era guasto!).
La polizia deve starsene lontana, non deve fare retate.
Abbiamo avuto minacce ed aggressioni da parte degli spacciatori; le abbiamo superate affermando che "Il nostro obiettivo non è la lotta al mercato clandestino ma la prevenzione della salute".
Gli operatori non devono essere già conosciuti dai td. come "operatori antidroga"; devono conoscere bene il quartiere.
I primi mesi servono a creare una "mappa" del quartiere; servono ad individuare gli "opinion leaders" fra i td. (che spesso sono i piccoli spacciatori, i più svegli).
Abbiamo ottenuto una dichiarazione del Sert in cui s'impegnava ad accogliere i td. senza l'imperativo categorico della disintossicazione.
Alcuni dati:
Un distributore in 242 giorni ha scambiato 4114 siringhe e venduto 3835; un secondo d. in 72 giorni ne ha scambiate 1028 e vendute 3750.
In totale sono state utilizzate 12.900 siringhe; nel 1990 ne erano state raccolte per strada 3.100 pezzi. Le poche siringhe rinvenute ora in strada erano incappucciate o con l'ago spezzato.
Se vi è stata una modifica dei comportamenti inerenti l'uso di aghi, registriamo invece una forte resistenza alla modifica dei comportamenti sessuali.
Si deve comunque evitare a tutti i costi lo svilimento dell'operatore alla funzione di "distributore di siringhe".
Il problema di fondo: la spesa per la prevenzione è in Italia il 3,5% del totale.
Cita l'art.5 della L.135/90 "antiAids"; è la prima volta che è imposto un controllo sanitario "per il bene del singolo" e non già della collettività. Dagli atti parlamentari risulta essere stato determinante l'intervento di Eolo Parodi e Danilo Poggiolini (Presidente e Vice-presidente Ordine dei Medici) inteso a riaffermare la centralità della funzione medica.
Le unità mobili servono a contattare le varie devianze; non solo i td. ma anche le prostitute, i giovani emarginati...
Dei politici si può ridere, non si può farne a meno.
INGO MICHELS (Deutsche Aids Hilfe, Berlino)
Abbiamo iniziato nel 1983; ora esistono 130 gruppi locali, 5.000 volontari, alcune centinaia di persone a stipendio fisso.
Esistono in Germania dai 50 ai 100.000 td.; il 25/30% sono sieropositivi.
I detenuti td. sono 5.000; il 17% dei malati di Aids è td.
A Brema sono stati installati i primi distributori di siringhe, contro il volere del governo. A Francoforte c'è un'unità mobile in stazione.
3.000 td. sono in trattamento metadonico.
Esistono 30 gruppi operanti di auto-aiuto fra td., gli JES (Junkies, Ex-users, Sieropositivi).
Tonino D'Angelo (SERT San Severo di Foggia)
Al nostro servizio fa riferimento il 3% dell'utenza nazionale; il 7% è sieropositivo. A Foggia (30 km di distanza) la percentuale di sieropositività è del 30%.
Già nel 1977 distribuivamo morfina e siringhe e facevamo prevenzione contro epatiti e overdosi.
Il td. deve essere protagonista della prevenzione.
GERARD PHILPOTT (Aidswise, Dublino)
Vi sono 637 sieropositivi a Dublino e solo 84 nel Merseyside; eppure il contesto è simile.
Come in Italia esiste un condizionamento religioso, che non permette neppure un'opera di prevenzione nei confronti dei gay.
Risultato: un aumento del 21% delle infezioni fra gay nel 1991.
La legge proibisce la fornitura di siringhe, ma nella prassi si chiude un occhio. L'uso dei preservativi è ancora tabù; possono sì essere distribuiti nei pubs, dove però non possono accedere i minori di 18 anni!
L'unificazione europea deve portare non solo all'unificazione delle leggi sull'agricoltura ma anche in tema di prevenzione
della salute, per colmare il gap degli stati più arretrati.
In Irlanda la pubblicità anti/Aids non deve parlare nè di siringhe pulite nè di preservativi.
GYULA EROSS (Euro interest group of drug users, Budapest)
La legge comunista punisce senza distinzioni spacciatori e consumatori. Vi sono solo due servizi pubblici per td. in tutta Budapest.
Il nostro è il solo gruppo di auto-aiuto; siamo in 11.
Ci droghiamo con i papaveri dei campi e dei giardini, con la codeina (ricetta medica), con lo "speed" (molto forte e poco caro), con l'hashish.
Ci sono 140 casi di Aids (50 già deceduti di cui nessuno td.).
I sieropositivi accertati sono 256 (solo 1 è td.).
Gli spot televisivi propagandano i condoms ma non parlano dello scambio siringhe.
I td. sono circa 30.000 (6.000 iniettori).
Una disposizione stabilisce che ogni farmacia deve dare gratuitamente 2 siringhe a chi le chiede ma non è rispettata.
I td. sono "curati" negli ospedali psichiatrici.
FRANCO MARCOMINI (SERT di Noventa Vicentina)
No alla "medicalizzazione della prevenzione".
No alle interferenze della "lobby medica" nella fissazione degli stili di vita.
No all'egemonia medica nei processi di formazione della salute.
Il governo della "polis" non è compito della classe medica.
Gli spot antidroga e antiAids sono inefficaci, sporadici e brutti.
No all'ipocrisia della "prevenzione primaria, secondaria e terziaria", inventata per indirizzare gli investimenti sulla cura.
Il "rischio" è ineliminabile; occorre stabilire la priorità dei rischi.
Esistono già i cosiddetti "conferenzieri" da mandare nelle scuole, strapagati e inutili.
Valorizzare le risorse locali per creare messaggi multimediali.
La prevenzione necessita di tempi lunghi; non 1 anno ma 10.
Occorrono ambiti di autonomia fra "processo tecnico" e "processo politico" per evitare le ripercussioni dei frequenti cambi di maggioranze politiche.
MASSIMO CAMPEDELLI (Studioso Gruppo Abele)
All'estero le esperienze sono state attuate dal servizio pubblico; in Italia dal privato sociale.
Cosa accadrà dopo Mastricht? I tagli finanziari colpiranno soprattutto i servizi sociali?
L'efficienza globale dei servizi porta all'accettazione collettiva dei costi per i servizi particolari (v. td.ze).
CATHERINE BROUSSELLE (Crips, Parigi)
La metà dei detenuti europei è td.
Il Crips è il centro di documentazione dell'Ile de France.
Abbiamo 5.000 documenti sull'Aids; 400 video.
Basilare è la formazione del personale medico.
Oltre il 20% dei td. francesi è sieropositivo.
ANDREA GABUTTI (Telefono Verde)
Il Telefono Verde è un organo della commissione nazionale Aids e si avvale del supporto tecnico dell'Istituto Superiore di Sanità.
Non diamo giudizi ma consigli.
Difficoltà oggettive: assenza di comunicazione non verbale; occasionalità della comunicazione; difficoltà identificazione ruoli.
Il Telefono Verde (1678-61061) è in funzione dal lunedì al venerdì (250 telefonate la settimana, 6 addetti).
Le telefonate, anonime, sono codificate.
Dall'inizio del servizio (giugno 1987) le telefonate sono state 128.000, le domande 270.000.
La maggioranza degli utenti ha meno di 30 anni.
E' aumentata la confidenza.
Solo 1500 telefonate hanno posto problemi legati alla td.za; di queste 1500 mille sono di maschi (il rapporto M/F td. è di 4 a 1).
Esigenza di decentralizzare il telefono verde nelle regioni per avere un quadro più aderente al territorio.
I giovani sotto i 20 anni si preoccupano di più di sapere "dove fare il test" che del "preservativo", sia quelli che hanno già avuto svariati rapporti sessuali sia quelli ancora vergini.
Intendiamo contattare il volontariato per un proficuo scambio di dati.
KURT KRICKLER (EUROCASO)
Intendiamo promuovere gemellaggi fra gruppi di auto-aiuto. Un esempio: un volantino per ii gay olandesi è stato tradotto ed utilizzato in Cecoslovacchia.
CONCLUSIONI DI LEOPOLDO GROSSO (Gruppo Abele)
Occorre affermare una cultura della tolleranza, da contrapporre alla cultura della paura, degli stereotipi e dell'indifferenza.
Vi è il rischio dell'isolamento reciproco, quando l'esigenza è di un aiuto reciproco.
Il processo del "definirsi per differenza" non deve trasformarsi in contrapposizione.
Occorre valorizzare il counseling.
Ultimo problema: chi forma i giornalisti?
N.B. - Questi appunti non sono in alcun modo esaustivi di un dibattito molto ricco e variegato; si fa presente anche l'incognita della traduzione simultanea, spesso molto problematica!
Per gli interessati all'approfondimento si rimanda agli Atti del Convegno di prossima pubblicazione presso le Edizioni del Gruppo Abele.
(Resoconto a cura di Giulio Manfredi, Lista Antiproibizionista del Piemonte, Tel. 011/53.52.90)