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Conferenza droga
Pezzilli Dora - 11 luglio 1992
Cari compagni qui da me oggi la radio non si sente piu' da molte ore, ed ho avuto quindi l'occasione di meditare un po' di piu' sugli eventi del Cora; quello che mi sembra evidente e' che esiste di fatto una separazione tra coloro che sono i protagonisti del pianeta droga e coloro che, vogliono difenderli; ora vedete, io non credo che tutto cio' sia frutto di malafede, ma semplicemente di una incomprensione dovuta all'esperienza. Vi sono esperienze nella vita di una persona, che valgono solo se sono attraversate vissute, pagate sulla propria pelle, e per quanti sforzi facciano coloro che in perfetta buona fede stanno dalla nostra parte sono comunque difficili da comprendere. Gran parte delle persone pensano alla droga, come a qualcosa che mina le capacita' di scelta della persona: in parte questo e' vero, ma solo nel periodo di tempo nel quale la persona non ha ancora il controllo dei propri impulsi soggetti a quella particolare sostanza. In natura non esiste nulla, che non provochi un cambiamento anche, ri
peto anche qualitativo, una volta che si e' superata questa soglia, e' fatale, e' come l'influenza, il morbillo, ecc. I cambiamenti, quindi non sono mai solo in un senso, e a volte, come nei casi piu' volte descritti dagli scienziati, sono di entita' positiva, mettono in luce, doti artistiche che la persona non conosceva, oppure affinano le sue capacita' intuitive, e questo perche' l'introspezione durante il periodo della ricerca del proprio se', rappresenta come una specie di rinascita. Spesso questa rinascita, e' una rinascita morale, etica, che determina un impulso al bene, a volte purtroppo no, ma questo dipende dalla storia individuale della persona. Ora io credo, che l'offesa piu' grande che si possa fare a chi, per caso, o per scelta ha imboccato questa strada, e' di non riconoscergli cio', come frutto della sua consapevbolezza, negarlo nella propria identita', negandogli quindi la possibilita' di rimanere se stessa. La parte piu' delicata della nostra psiche, l'identita' appunto e' composta da piu' c

ose, ma certamente quella che viene definita come identitas' sociale gioca un ruolo di fondamentale importanza. Tutta l'operazione della lotta alla droga dal punto di vista proibizionista, si incentra su questa infame operazione: costringere il tossicodipendente a rinunciare alla propria identita' sociale, negandosi cosi' come persona. Per questo non dobbiamo accettare di svalutarci o essere svalutati accettando lavori ricattatori molto distanti dalla nostra vita, prima dell'esperienza della droga, perche' questo non migliorerebbe affatto la nostra condizione, ma ci renderebbe vittime dello Stato invece che della mafia, vittime delle ricette e quindi della mafia medica, per questo non dobbiamo consegnarci a loro, ma con coraggio trovare la strada della nostra autonomia vera,. Solo cosi' la droga puo' perfino diventare una scelta e quindi anche essere lasciata.Credo sia giunta l'ora di dar vita ad una "vera" comunita' terapeutica. Fatta assieme a coloro che, unici, pur non conoscendo di persona il problema, p

ossono avere la pazienza di ascoltarci e sopratutto di non ergersi ne' a giudici, ne' ad esperti del problema.Ognuno di noi ha una professionalita', che magari gli viene negata, per obbligarlo ad essere carne da macello delle comunita' di varia natura, sono sicura che se possiamo riunirci, in piccoli gruppi, e travasare questa esperienza, con l'aiuto nostro , altrui, e di Marco Pannella, troveremo il modo di far produrre arte, vita, musica, centrini magari, ma nostri, perche' vogliamo sopravvivere al proibizionismo con dignita' e fiducia. Muccioli voglio farti concorrenza.Chi ci sta, compagni troviamoci, con amore e fantasia. Dora

 
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