L'articolo in questione è un ulteriore esempio della superficialità e della disinformazione con cui certi giornalisti continuano a trattare temi importanti e complessi come le tossicodipendenze e i relativi trattamenti terapeutici e riabilitativi.Giorgio Inzani, da medico prima che da antiproibizionista, pone ancora una volta la questione nei suoi veri termini: è più importante rispettare la legge o salvare un vita umana dall'overdose? Quanti tossicodipendenti sono stati salvati malgrado il decreto del ministro De Lorenzo?
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Roma, 12 luglio 1992
Scrivo in relazione all'articolo apparso su Repubblica (Cronaca di Napoli) dell'11 luglio '92 dal titolo »Il sindaco "spacciatore" , di Carlo Testa:
- il Temgesic (o buprenorfina) non è una droga, tanto meno una sostanza farmaceutica "ottenuta dall'oppio": è un farmaco antidolorifico che, se in Italia non può essere prescritto come farmaco sostitutivo dell'eroina, nella letteratura scientifica internazionale è riconosciuto come farmaco con ottimi risultati nella terapia sostitutiva della tossicodipendenza da eroina;
- quando un medico si trova di fronte ad un paziente (o a più pazienti) tossicodipendente, sa per certo che il mancato intervento terapeutico può determinare - attraverso l'utilizzo dell'eroina di strada (con contenuto variabile di eroina dal 4 all'80%) - la possibile morte per overdose del suo paziente. Quindi il medico si trova lacerato nella propria coscienza perché, se il suo codice deontologico gli impone "l'obbligo dei mezzi" il cui fondamento è la potestà terapeutica, il decreto De Lorenzo n.445/90 gli preclude qualsiasi possibilità terapeutica. Allora le scelte sono due: o ignorare le esigenze del paziente tossicodipendente, e quindi rendersi complice dell'alta probabilità della sua morte, o prescrivere farmaci sostitutivi (metadone, morfina o Temgesic) e incorrere quindi nei rigori della legge;
- trenta medici (tra i quali il sottoscritto) hanno annunciato nel mese di marzo 1992 al ministro De Lorenzo che, di fronte ad una situazione come quella sopra illustrata avrebbero scelto la via della salvaguardia della vita e della salute del paziente, operando nell'ambito di una campagna di disobbedienza civile e sottoponendosi quindi ai rigori della legge;
- senza entrare nello specifico del caso in questione citato da Repubblica (infatti sta al magistrato dimostrare o meno i dati "criminali" contenuti nei fatti descritti"), resto allibito di fronte al tono usato: la prescrizione di Temgesic non è un fatto criminale, al contrario il discrimine, in queste situazioni, è: quante vite umane sono state salvate "malgrado" il decreto De Lorenzo? E non è certo criminalizzando i medici che hanno risposto alla loro coscienza che si risponde a questo quesito!.
Giorgio Inzani
medico, consigliere regionale antiproibizionista,
Milano