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Conferenza droga
Cucco Enzo - 13 luglio 1992
PER PAJALICH

Non chiedo nulla di speciale per nessuno, nemmeno per le persone con Hiv, ci mancherebbe altro. Le norme sulla sospensione pena per malattie gravi sono già operanti in Italia per tutte le malattie. Solo che sono a discrezione del giudice di sorveglianza, ovvero il giudice stabilisce se la situazione è tale per cui si applica la sospensione pena oppure no.

Nell'applicazione di questa normativa ai casi di Aids si è riscontrato un comportamento assolutamente abonorme e inspiegabile da parte di molte magistrature di sorveglianza: essendo l'Aids una malattia difficile da giudicare sulla base dei parametri conosciuti per le altre malattie (è invalidante ed anche in modo grave, ma con caratteristiche particolari) i giudici di sorveglianza più "rigidi" (si fa per dire.....) tendono ad applicare la nomativa molto in avanti nel decorso della malattia. A Torino la sospensione pena viene concessa magari un giorno o due prima di morire (ed è capitato decine di volte, non una sola).

Per una sindrome come l'Aids, che comporta spesso compresenza di più patologie invalidanti (tumorali e no), non è pensabile di riuscire ad offrire le cure necessarie in stato di detenzione, sia che si sia detenuti in carcere che in ospedale. Per chi non conoscesse i repartini carcerari degli ospedali consiglio vivamente una visita. Se non ci riuscite da soli sono disposto ad accompagnarvici, almeno in quelli piemontesi.

Una legge, quindi, stabilirebbe in modo definitivo quando una persona è da considerarsi in Aids conclamato e quando glisi applicano le sanzioni alternative. Tutto lì.

Piccola battuta sull'infettarsi: l'Aids è una malattia terribile dalla uale è facilissmo difendersi. Basta usare un buon preservativo, e così lapercentuale di rischio si avvicina all'1 su un milione. Oppure si evitano decisamente le pratiche sessuali a rischio. Ci si diverte di meno ma si sta più tranquilli.

Per il contagio per via endovenosa è ancora più facile, basta non usare le siringhe altrui.

Punto e basta, non ci sono altri modi. Quindi: esiste il dovere di chi è sieropositivo di proteggere se stesso e agli altri, usando sempre tutte le precauzioni e informando sul suo stato di salute (ma questo vale per una marea di altre malattie trasmissibili). Esiste però anche il dovere da parte di chi sieropositivo non è a sapere come ci si può difendere.

Le precauzioni non le devono prendere sol i sierpositivi ma anche noi che non lo siamo.

Ma questo Pajalich lo sa già. E' il suo gusto per la battutaccia che lo frega, ogni tanto....

 
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