Premessa : tempo fa Giancarlo Ranieri domandava che fine facesse la droga
sequestrata durante le operazioni di polizia. A parziale risposta , riporto
alcuni passi dell'articolo relativo il ritrovamento del denaro del riscatto
di Celadon, e di alcune partite di cocaina, in possesso di un ex-dirigente
del Tribunale di Roma.
ROMA 19 LUG 92 - L'irreprensibile e insospettabile funzionario del
tribunale di Roma, responsabile dell'ufficio corpi di reato, faceva
"sparire" nel nulla intere partite di cocaina pura all'80-90 % per cento.
Non solo. In un terreno adiacente alla sua villa, vicino Roma, aveva
sotterrato un centinaio di milioni, denaro "sporco", parte del quale
proveniente dal sequestro di Carlo Celadon, il giovane rimasto nelle mani
dell'Anonima Sequestri per circa due anni.
Per Raimondo Sandro , ex cancelliere dirigente dell'ufficio corpi di reato,
il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per una sfilza di
reati che vanno dal traffico , detenzione e spaccio di stupefacenti, al
riciclaggio del denaro sporco ed altri reati che l'imputato avrebbe
commesso in qualita' di pubblico ufficiale.
Proprio con gli stupefacenti Raimondo Sandro si sarebbe messo a commerciare
assieme alla 'ndrangheta, fino a quando per un caso fortuito , tutta la
storia non e' venuta alla luce.
Il 24 gennaio scorso la Guardi di Finanza di Catanzaro , rappresentata da
alcuni agenti, giunge nella capitale per effettuare una perizia comparativa
tra una partita di cocaina sequestrata in Calabria , con una analoga di
otto chili, sequestrata a Roma ad un trafficante calabrese.
La droga era , anzi, doveva essere custodita nell'ufficio corpi di reato di
cui , fino al giorno precedente Sandro era il dirigente.
Quando gli agenti delle Fiamme Gialle, scendono nel caveau blindato di
Piazzale Clodio, si accorgono che il pacco sigillato degli otto chili di
cocaina era stato manomesso : all'interno, anziche' trovare quella polvere
bianca, rinvengono quattro chili e cento grammi di cocaina appartenente ad
un'altra partita. Dai primi accertamenti emerge che la droga era stata
sostituita con una partita che risultava - dai registri dell'ufficio corpi
di reato - essere stata distrutta da almeno un anno .
(la droga viene bruciata cosi' come avviene per tutti gli stupefacenti,
una volta concluso il procedimento di primo grado)
A questo punto l'ufficio viene sottoposto ad un censimento. Si scopre che
almeno trenta chili di cocaina pura anziche' finire bruciati, sono
scomparsi nel nulla, anzi, probabilmente sono tornati sulla "piazza"
fruttando al dettaglio circa trenta miliardi di lire .
Sull'involucro manomesso sono state trovate le impronte del Sandro.
La magistratura durante le indagini hanno accertato che una parte del
denaro trovato al Snadro era provento da rapine, oltre che dal sequestro
Celadon. Ulteriori accertamenti patrimoniali hanno accertato l'esistenza di
500 milioni tra contanti e titoli di credito, la proprieta' di una villa a
Sutri, un immobile di proprieta' con oltre mille metri quadri di giardino,
e proprio in una fossa di questo giardino che vengono ritrovati i soldi del
riscatto Celadon.
L'ex-funzionario ha anche subito un tentativo di omicidio da parte di
alcuni sicari intenzionati a eliminare quello scomodo testimone , ponte di
connessione con il crimine organizzato. Il 18 febbraio Raimondo Sandro
viene aggredito nella sua villa e quasi sgozzato con un coltello, in
circostanze rimaste ancora avvolte nel mistero, l'uomo sarebbe riuscito
ugualmente a montare in macchina e a percorrere 70 chilometri in macchina,
prima di andare a sbattere contro un camion. E' stato poi ricoverato presso
l'ospedale nel quale viene arrestato.