nella nostra memoria i dati sono immagazzinati in scaffali il cui accessoè di disuguale difficolta': un gran numero di combinazioni è già a portata
di mano: belle e pronte, o con minime modifiche, esse coprono una gran
parte di quel che devo dire dire e posso verbalizzarle quasi senza pensarci.
In scaffali di accesso meno agevole e immediato ci sono elementi che vado
a prendere solo se è necessario, ma il farlo mi costa sforzo.
Ogni elemento ha sì un significato fondamentale, ma ha ben di più: regole
di combinazione che mi dicono che esso può essere usato con certe altre
parole, o viceversa che non lo può, che si sovrappone del tutto o in parte
a un altro elemento, o invece lo esclude, e molte altre informazioni; sono
quelle che gli studiosi di semantica chiamano connotazioni, e che sono in
realtà la parte preponderante di quel che sappiamo.
Così in nessun momento si dà un sistema-perlomeno nell'accezione semplicistica
del concetto-nè la lingua considerata in astratto, giacché la lingua è una
convenzione sociale e non una realtà fenomenica, né nella competenza
linguistica del parlante.
Nel gioco degli scacchi i pezzi sono in numero finito, ciascun pezzo ha solo
certe possibilità di mossa e non altre, e il tutto deve avvenire entro uno
spazio di 64 caselle; ciononostante sarebbe impossibile prevedere la
successione di mosse di una partita. Ciò non toglie che un giocatore esperto
capisca il gioco dell'altro e congetturi addirittura varie mosse future.
Del resto accade che vi siano vari gradi di accettabilita'. Vi sono
combinazioni perfettamente accettabili su cui nessuno ha dubbi, altre
decisamente escluse e altre invece ai limiti, comprensibili ma con qualcosa
di sforzato, o non ammissibili per tutti. Le frasi di dubbia accettabilità
mostrano che il cosiddetto sistema grammaticale interiorizzato non è affatto
un meccanismo per la produzione di frasi, perchè in questo caso il
riconoscimento sarebbe a sì o no.
Baci Gaetano (io ti mando sempre i baci però....)