A. L'Intergruppo Antiproibizionista e per la riforma della politica sulla droga si costituisce a partire dalla considerazione che la questione droga non è più - e non lo è da molti anni - soltanto problema sanitario e sociale, né soltanto questione che attiene alle libertà personali e ai limiti dell'intervento dello Stato, né soltanto questione di lotta contro il crimine. Ciascuno di questi aspetti mantiene la sua importanza, sul piano dei principi e delle conseguenze pratiche. Ma la dimensione che l'industria multinazionale della droga ha acquistato nei due ultimi decenni ha modificato sostanzialmente la natura del problema, a livello mondiale. Oggi, anche in Italia, il problema del traffico illegale della droga, e delle relative strategie repressive, è diventato un fatto politico di assoluta importanza che mette in discussione la consistenza, se non la sopravvivenza della legalità, della democrazia, dello stato di diritto, della giustizia sociale.
B. Le strategie fin qui seguite nella lotta alla droga, diverse da periodo a periodo e da Stato a Stato, ma tutte imperniate sulla proibizione di produzione, commercio e vendita di alcune sostanze stupefacenti, hanno, nel loro complesso, dato un immenso impulso alle organizzazioni del narcotraffico e provocato un aumento vertiginoso proprio di quei fenomeni (produzione, commercio e vendita di quelle sostanze stupefacenti) che si proponevano di stroncare.
C. Anno dopo anno, in Italia come altrove, gli apparati repressivi acquistano maggiore peso nella vita dello Stato, e vengono introdotte nuove misure contro il crimine che finiscono per limitare la libertà di tutti e ridurre per tutti le dovute garanzie processuali. Ma a tutto ciò non corrisponde affatto una riduzione del traffico della droga o del riciclaggio del denaro sporco: i sequestri incidono su quote marginali, oscillanti intorno al 10%, dell'uno e dell'altro. Il sistema proibizionista ha avuto fino ad oggi, né vi è indizio di mutamento, l'unico risultato di garantire al mondo criminale il monopolio di un commercio che produce, grazie alla repressione, profitti che l'ONU definisce superiori a quelli del commercio del petrolio.
D. Intere regioni del mondo, in diversi continenti, sono oggi assoggettate al potere economico, politico e militare delle organizzazioni del narcotraffico. Nella stessa Europa comunitaria è sempre più vivo l'allarme per l'influenza crescente esercitata dalle organizzazioni del narcotraffico, attraverso la corruzione delle istituzioni e l'immissione sul mercato di una enorme massa di capitale che viene riciclato in attività sia legali che illegali. Tanto più gravi sono le preoccupazioni per l'estendersi rapido e apparentemente inarrestabile di questi poteri occulti in molte nazioni europee di nuova democrazia, dove la fragilità sia delle strutture economiche che degli apparati statali ha facilitato, come già documentano molti rapporti internazionali, l'insediamento delle organizzazioni criminali.
E. La situazione italiana presenta ancora oggi, in Europa, gli aspetti più drammatici. Mafia, camorra e 'ndrangheta hanno sempre costituito un grave problema di ordine pubblico e di legalità in alcune regioni italiane, a causa del controllo militare che esercitano sul territorio, e per i rapporti di collusione o corruzione con settori importanti della cosa pubblica. Ma ogni possibilità di delimitare in ambiti circoscritti di territorio e di attività il potere di queste organizzazioni criminali è cessata nel momento in cui hanno individuato nel traffico della droga la loro principale fonte di arricchimento. Il peso del fattore droga sulla vita civile è sotto gli occhi di tutti: l'espansione delle organizzazioni mafiose fuori dalle aree tradizionali, la riproduzione dei loro modelli organizzativi in zone prima del tutto immuni, la moltiplicazione delle attività illegali resa più agevole dalla formazione di reti capillari di spaccio, la costante penetrazione in nuovi e sempre più qualificati settori della finan
za e dell'economia, sono da anni oggetto di documentate analisi e denunce.
F. La strategia proibizionista ha provocato analoghi effetti perversi anche sul versante dei consumatori. Da un lato l'introduzione nel novero delle droghe proibite anche i derivati della canapa indiana, i cui effetti sulla salute sono irrilevanti, ha portato alla criminalizzazione di centinaia di migliaia di persone cui non può essere rimproverato né di danneggiare gli altri né di danneggiare se stessi, con vantaggio esclusivo delle organizzazioni criminali. Dall'altro il regime di illegalità ha esasperato i rischi legati all'uso delle droghe pesanti, e in particolare dell'eroina, con conseguenze catastrofiche sia per i consumatori che per i non consumatori. Esperienze internazionali basate non sulla repressione ma sulla riduzione del danno hanno dimostrato che è possibile invertire questa tendenza e al tempo stesso ricondurre il rapporto fra lo Stato e le persone tossicodipendenti a quello fra istituzioni che svolgono un servizio socialmente utile e persone in difficoltà cui non vengono tolti i diritti di
cittadinanza.
G. L'altissimo numero delle morti per overdose causate da eroina di strada avvelenata o troppo pura, l'altissima incidenza delle infezioni da epatite o HIV dovute allo scambio di siringhe infette, trovano un tragico parallelismo nell'altissimo numero di vittime di scippi, furti, rapine, omicidi commessi da tossicodipendenti alla ricerca disperata di denaro. Se il 70% dei malati di AIDS in Italia è formato da tossicodipendenti o ex tossicodipendenti, una cifra oscillante - a seconda delle regioni e delle aree urbane - fra il 70 e il 90% degli atti di violenza contro le persone è legata alla droga illegale.
H. L'esperienza di due anni della nuova legge italiana sulla droga, la n.162/90, dimostra che l'aggravamento delle pene non comporta affatto una maggiore efficacia, né in termini di prevenzione, né sul piano sanitario, né su quello della repressione. La diffusione dell'AIDS fra i tossicodipendenti resta altissima, e i decreti ministeriali di applicazione della legge che hanno ridotto la possibilità di utilizzo di farmaci sostitutivi hanno ancora aggravato la situazione. L'aumento dei sequestri di sostanze stupefacenti è percentualmente molto alto, ma resta del tutto insignificante (inferiore al 10%) rispetto alla merce proibita in circolazione. Le istituzioni giudiziarie hanno dovuto subire il peso aggiuntivo di una enorme massa di reati commessi in violazione diretta delle leggi sulla droga. Le forze dell'ordine appaiono sovrastate dalla forza economica, politica e militare delle organizzazioni del narcotraffico.
I. Nelle carceri italiane il 35% dei detenuti è oggi ufficialmente definito tossicodipendente, ma lo stesso direttore degli istituti di pena, dottor Nicolò Amato, ha avvertito che la realtà è assai peggiore e che nelle carceri più affollate 7, 8 detenuti su dieci sono tossicodipendenti. Da quando la nuova legge sulla droga ha cominciato a funzionare a regime, il numero dei detenuti è raddoppiato, e l'incremento medio mensile è di circa 1500 unità, tre quarti dei quali sono accusati di violazioni dirette della legge sulla droga o di reati "satelliti" (furti, scippi, rapine).
L'Intergruppo antiproibizionista di conseguenza:
1. Si propone di operare, attraverso proposte di legge, e atti di indirizzo e controllo parlamentare, per il superamento del sistema proibizionista sulla droga nel suo complesso, nella consapevolezza che questo richiede un concerto internazionale. L'intergruppo offrirà il suo sostegno a quanti, nelle istituzioni e nella società, agiscono nella stessa direzione.
2. A questo fine l'Intergruppo individuerà, di volta in volta, obiettivi concreti di azione legislativa nei diversi campi su cui il regime proibizionista produce effetti perversi: il sistema giudiziario, le carceri, la politica sanitaria, la politica contro la mafia, le norme anticrimine e antiriciclaggio, eccetera.
3. L'Intergruppo ritiene che il crescente potere delle forze del narcotraffico e le nuove stragi mafiose, culminate nell'assassinio del giudice Falcone, impongano l'assoluta urgenza di assumere la politica antiproibizionista come determinante nella definizione della politica contro la criminalità organizzata e opererà affinché il Governo italiano proponga in ambito internazionale, a cominciare dalla Comunità Europea, una discussione aperta sugli esiti del proibizionismo e sulle prospettive della legalizzazione.
4. L'Intergruppo opererà per la riforma della legge Jervolino- Vassalli a partire dalla richiesta di referendum promossa dal CORA e dal PR sulla quale sono state raccolte oltre 725 mila firme, e per la piena applicazione delle parti della legge che possono rendere più efficace l'intervento sanitario e sociale.
5. L'Intergruppo, nel fare questo, terrà presenti esperienze innovative come - in particolare - quelle olandese, britannica e svizzera, che hanno già ampiamente dimostrato l'efficacia di politiche sulla droga basate su criteri di riduzione del danno. Queste politiche, bene illustrate dalla Risoluzione di Francoforte, sottoscritta da alcune grandi città europee, hanno conseguito risultati importanti in termini di riduzione della mortalità per overdose, della diffusione dell'AIDS, dei fenomeni di delinquenza.
6. L'Intergruppo - che nasce dalla iniziativa di deputati e senatori di diversi gruppi iscritti o aderenti al CORA (Coordinamento radicale antiproibizionista) - è aperto a tutti i parlamentari, che possono aderire oppure partecipare all'attività in qualità di osservatori.