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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 21 luglio 1992
DETENUTO PESTATO A SANGUE NEL CARCERE DI BRESCIA

Ricopio qui questo messaggio della conferenza carcere del circuito Pnet,

con la speranza che venga presentata interrogazione ugrente sul gravissimo

episodio verificatosi ai danni di un tossicodipendente detenuto.

Message #753 board "CONFERENZA CARCERE [echo]"

Date : 20-Jul-92 19:12

From : Andrea Sannucci

To : Tutti

Subj : Detenuto pestato a Brescia

CARCERE, UN DETENUTO PESTATO A BRESCIA

BRESCIA Lividi in tutto il corpo,setto riasale rotto, sangue nelle

urine. E' il risultato di un pestaggio avvenuto giovedi' scorso

nel carcere di Canton Mombello, vicino a Brescia. Gian Carlo Ragnoli,

in carcere da sette mesi, condannato a due anni per detenzione di hashish,

e' stato trascinato via dalla sua cella, dove le guardie erano intervenute

per sedare un alterco.

In sette lo hanno trascinato per i capelli, fermandosi solo per

picchiarlo. A sera non era ancora tornato in cella, gli altri

detenuti hanno cominciato allora la battitura delle sbarre e

hanno fatto esplodere per protesta alcune bombolette di

camping gaz.

Ragnoli nel frattempo era stato ricoverato nel reparto detenuti

presso la Seconda chirurgia dell'Ospedale civile. Lunedi sara' operato

per la frattura del setto nansale. L'amministrazione penitenziaria non si

e'presa la briga di avvertire la sua famiglia. L'avvocato del ragazzo,

Gianfranco Abate, si prepara a presentare denuncia per l'episodio, ancora

tutto da chiarire. Ragnoli infatti era sul punto di uscire in semiliberta'

per andare a lavorare nel bar della sorella, una situazione quindi in cui

molto difficilmente si sarebbe fatto coinvolgere in una rissa col rischio

di veder svanire all'ultimo momento la liberazione.

A Brescia, dove i detenuti hanno praticato per settimane lo sciopero

delle udienze, la tensione fra popolazione carceraria e polizia

penitenziaria non e' altissima.

Il gravissimo episodio di Casal Mombello potrebbe mirare proprio a far

precipitare la situazione spingendo i detenuti a forme di lotta piu'

facilmente criminalizzabili.

La protesta contro il decreto Martelli si mantiene infatti rigorosamente

pacifica. A Opera i detenuti, dopo un lunghissimo sciopero del lavoro e della

rieducazione, sono passati a un digiuno scaglionato in turni di tre giorni.

In 25 per volta, limite di capienza del centro clinico, si fanno ricoverare

e rifiutano il cibo, nutrendosi solo d'acqua.

La protesta, in corso dal 13 luglio, dovrebbe terminare il 22, quando i

carcerati decideranno se proseguire con un piu' massiccio sciopero della

fame fino all'8 agosto e, in caso di conversione del decreto, anche oltre.

Proprio in questi giorni il decreto antimafia e' in esame con iter

accelerato presso la commissione giustizia ristretta del Senato.

E' pero' possibile che il Parlamento non riesca a discutere la conversione

in legge entro il lermine dell'8 agosto. In questo caso il decreto sarebbe

probabilmente reiterato e la scadenza per la conversione, tenendo

conto delle vacanze estive, slitterebbe ai primi di

novembre.

Ma le carceri non protestano solo contro le nuove restrizioni proposte

da Martelli e Scotti. A Prato i detenuti della seconda sezione rifiutano

da una settimana il vitto, il sopravvitto e i pacchi familiari, nutrendosi

solo di acqua e zucchero. Molti sono sieropositivi, ma nonostante sia

per loro molto pericoloso hanno ugualmente deciso di proseguire il

digiuno a tempo indeterminato.

Chiedono che il Parlamento ridiscuta la legge Vassalli-Russo Jervolino

sugli stupefacenti, accusata di aver provocato il sovraffollamento

degli istituti penitenziari e di mettere sullo stesso piano narcotrafficanti

e spacciatori piccoli trafficanti. Denunciano la ghettizzazione dei

tossicodipendenti in una sezione creata apposta per ospitarli nello scorso

ottobre, senza che da allora si sia affrontato uno solo dei problemi che

ne avevano determinato la costituzione.

I detenuti di Prato segnalano anche l'insufficienza delle "iniziative dei

gruppi di sostegno psicologico e i colloqui con la solita comunita'

(Ceis Prato) che ha, fra l'altro, molti problemi ad accogliere persone agli

arresti". E'un problema, quello delle comunita', destinato ad assumere

dimensioni gigantesche nei prossimi mesi. Il decreto legge approvato la

scorsa settimana dal governo subordina infatti la scarcerazione dei

tossicodipendenti in attesa di giudizio alla loro accettazione da parte di

una comunita'. In Italia le comunita' possono ospitare fino a 12.000 persone,

ma sono tutte piene. E i tossici in carcere sono al momento oltre

15.000. Dove andranno?

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* Origin: SENZA CONFINE BBS - Macerata 0733-236370 (91:9/1@Pnet)

 
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