L'esempio citato (Castaneda) non si riferisce certamente ad un consumo di massa ed, a prescindere dalle opinioni di questo autore - che trovo magari suggestivo ma non certo affidabile sul piano scientifico od antropologico - e' abbastanza ricorrente in etnologia l'uso di sostanze psicotrope impiegate dagli sciamani per alterare lo stato di coscienza.Considerazioni di questo genere, tuttavia, potrebbero anche portare ad accettare l'uso di particolari droghe per motivi mistici o trascendenti se impiegate da persone particolarmente dotate e culturalmente evolute, senza NULLA dirci attorno al fenomeno del consumo di massa. Senza, insomma portare un sia pur minimo contributo al problema sociale droga.
Posso anche immaginare che se l'uso consapevole e mirato di droghe fosse confinato ai monasteri del Monte Athos forse l'opinione pubblica mondiale non se ne preoccuperebbe piu' di tanto, quantomeno non piu' del fenomeno tribale in cui gli sciamani di remote regioni siberiane assumono robuste dosi di Amanita Muscaria e danno da bere la loro urina ai fedeli che raggiungono qualche tipo di illuminazione a spese dei reni dei loro ministri...
Ma la massificazione dei consumi mi parrebbe tutt'altra cosa.
Possiamo paragonare la ricerca della Verita' del don Juan o di Carlos o degli sciamani siberiani alla ricerca affannosa e talvolta disperata della "roba"... al clima, ad es, di p.zza S.Giovanni Bosco?
(Don Bosco, per i romani)
giancarlo