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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 10 agosto 1992
"Dimenticato" dal parlamento il decreto su Aids e carcere

Fonte : Il Manifesto 9 agosto 1992

Autore : P.T.

ROMA 9 ago 92 - Il decreto governativo sulla scarcerazione dei

detenuti gravemente ammalati di Aids e dei tossicodipendenti che

fin dall'arresto scelgano la comunita' non e' stato convertito in

legge dal parlamento e quindi verra' quasi certamente reiterato dal

governo alla sua scadenza, il 12 settembre.

Il testo era in esame alla commissione giustizia del senato,

dove erano stati presentati venti emendamenti dal governo e dalla

sinistra. Massimo Brutti del PDS aveva scritto alla presidenza del

senato affinche' - vista la delicatezza dell'argomento - inserisse

la discussione in aula prima della chiusura di palazzo Madama, o

almeno subito dopo il 7 settembre, data di riapertura.

Ma i lavori dell'assemblea hanno dato la precedenza a scadenze

diverse : nella prima settimana di agosto il decreto antimafia e la

discussione sui decreti-delega in materia economica, che verra'

ripresa in settembre.

Il provvedimento era stato emanato a meta' luglio a fronte di

una situazione ormai esplosiva nelle carceri, dove il caldo, il

sovraffollamento, la mancanza di personale e l'ossessione del

contagio rendevano impossibile e ingiusto ospitare malati tanto

gravi e spesso terminali.

La condizione carceraria, inoltre, acuisce la malattia, sia per

ragioni psicologiche e ambientali, sia perche' espone chi e'

colpito a qualunque contagio, all'incontro con virus solo

fastidiosi per chi e' sano ma potenzialmente fatali per chi ha il

sistema immunitario distrutto .

Il presidente degli istituti di prevenzione e pena, Nicolo'

Amato, aveva disposto con una circolare, che i direttori e i medici

delle carceri proponessero automaticamente per la sospensione della

pena i detenuti affetti da Aids conclamato.

Ma la magistratura di sorveglianza, nella maggior parte dei casi,

ha respinto le istanze in nome della "certezza della pena": se i

detenuti malati sono incurabili, infatti, e trascorrono l'ultimo

squarcio di vita fuori dal carcere, quando "pagheranno" il loro

"debito con la societa'" ?

Il decreto ministeriale, dunque, in un primo momento aveva

fissato il principio che i malati di Aids in condizioni di

"incompatibilita'" con la detenzione dovessero essere scarcerati e

ricoverati in strutture idonee del servizio sanitario nazionale e

scelte dal giudice. Ma questa indicazione, generica, ha avuto

bisogno della specificazione di un successivo decreto

interministeriale redatto dai tecnici dei dicasteri della sanita' e

della giustizia. Debbono dunque essere scarcerati ed essere

ricoverati in ospedale o - nei periodi di remissione degli episodi

acuti - destinati agli arresti domiciliari, tutti i detenuti il cui

valore di linfociti T/CD4 e' pari o inferiore a 100 .

Secondo le associazioni dei malati e di chi li segue, pero',

questa definizione segna un arretramento rispetto alle normative

vigenti.

E' questo , quindi, uno dei punti che le sinistre intendono

emendare, alzando a 200 il valore dei linfociti, altrimenti si

rischia di scarcerare soltanto i moribondi. Gli emendamenti,

comunque, propongono che sia possibile far uscire di galera anche

chi presenta patologie particolarmente gravi, indipendentemente dal

numero dei linfociti.

Una legge su questo argomento era stata redatta e discussa nel

giugno del '92 in occasione del meeting di Firenze sull'Aids, ma

non era poi stata presentata in parlamento.

Essa prevedeva la liberazione di una categoria molto piu' ampia di

detenuti ammalati, fin dal manifestarsi della LAS , sindrome che

segue la sieropositivita' e precede le vasi di ARC e l'Aids

conclamato. Questa posizione verra' rappresentata nella discussione

intorno al decreto in forma di un maxi-emendamento che prevede

anche la destinazione di 200 miliardi, gia' stanziati nella legge

finanziaria, per l'accoglienza degli ex-detenuti quando non

necessitino di degenza ospedaliera. (esiste infatti una ampia

casistica di detenuti che non avendo un luogo dove andare ad

eleggere domicilio si sono trovati nell'oggettiva impossibilita' di

usufruire degli arresti domiciliari N.d.R.).

Un punto delicatissimo riguarda pero' i controlli e le selezioni

delle associazioni e i gruppi che si offrono di fare questo lavoro,

evitando di delegare la materia alla legge sul servizio sociale

volontario, molto poco rigorosa in merito.

Un decreto governativo, infine, prevede che i tossicodipendenti

arrestati in flagranza o con piccole quantita' di stupefacenti,

possano chiedere di scontare la pena in una comunita' di recupero e

non in carcere. Cosi' uscirebbero di prigione circa 7.000 persone,

dice il ministro, ma resta insoluto il problema di chi, essendo

tossicodipendente, finisce dentro per piccoli reati legati alla sua

condizione. (ed incentivati dalla attuale legge sulla droga N.d.R.)

 
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