riguardante le droghe e pubblicato sul settimanale "Sorrisie canzoni TV":
LE DROGHE. In un caldo pomeriggio d'agosto, alla vigilia
delle vacanze, i senatori di Rifondazione comunista hanno
cercato di fare passare una modifica di enorme importanza
alla legislazione vigente in tema di droghe. Favorevoli alla
liberalizzazione pensavano di poterla introdurre attraverso
un ordine del giorno volto a "promuovere piani e forme di
sperimentazione di regolamentazioni sulla droga, diretti a
realizzare l'obiettivo indicato dalla drastica riduzione del
valore venale della droga legalizzando intanto l'uso
personale delle droghe leggere".
Il Senato ha respinto la proposta, ma sono sicuro che della
questione si continuerà a parlare; ed è un bene che se ne
discuta con profondità e in uno spirito oggettivo. Bisogna
evitare di citare, su sentito dire, quanto accade o è
accaduto altrove. Ma in più, se è vero che la libera vendita
potrebbe stroncare la malefica rete del narcotraffico,
rimane il punto essenziale della pericolosità fisicopsichica
di questo consumo. Da Rita Levi Montalcini, premio Nobel per
la medicina, ho sentito descrivere il logoramento cerebrale
per l'uso di narcotici in termini scientifici terrificanti.
Non si può eludere questo aspetto centrale.
Giulio Andreotti
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Io ho scritto ed inviato ad Andreotti una lettera di
risposta/commento al testo, lettera che qui sotto riporto.
Sen. Giulio ANDREOTTI
c/o Senato della Repubblica
ROMA
Egr. Sen. Andreotti,
colgo spunto da una Sua riflessione sulle droghe, pubblicata
nel settimanale "Sorrisi e Canzoni TV", di cui allego copia,
per proporLe a mia volta, certo della Sua attenzione, alcune
considerazioni sull'argomento.
Sono d'accordo con Lei che il metodo usato dai senatori di
Rifondazione Comunista è quantomeno discutibile, sfruttare
la distrazione di un caldo pomeriggio d'agosto per cercare
di "far passare" una norma è retaggio, a quanto so, di
governi ed opposizioni deboli, costretti a sotterfugi perchè
non è loro proprio il rigore morale di una posizione chiara,
sia di fronte ai loro colleghi che all'intero Paese.
Posso invece comprendere il motivo di questo machiavellismo
perchè ho sperimentato negli anni passati quanto fosse
difficile discutere con serenità, a livello istituzionale,
dell'argomento droga. I giornali ne han parlato pochissimo e
soltanto per amplificare le argomentazioni governative o di
enti morali riconosciuti, ad esempio la Chiesa; le
amministrazioni comunali, provinciali e regionali
rifiutavano di porre all'ordine del giorno questa materia,
se non per stanziare fondi per la "lotta" alla droga; lo
Stato ha prodotto leggi repressive che colpiscono
soprattutto i più deboli, cioè i tossicodipendenti, e ha
propagandato questa azione di volta in volta come l'unica
efficace e/o possibile.
Ora, agosto 1992, grazie al fatto che ne ha parlato una
delle massime autorità dello Stato: il ministro di Grazia e
Giustizia on. Martelli, finalmente in termini diversi da
quelli delle consuete crociate, si può assistere al balletto
di opinioni e relativi opinionisti, di tuttologi, di
politici riciclati a esperti conoscitori della materia, di
medici variamente ideologizzati, di salvatori di
professione; un vero e proprio sasso tirato in piccionaia.
Bene, finalmente almeno se ne parla, anche se già corre voce
che è solo una discussione "balneare" e che il panzer
ideologico di chi sa sempre quello che si deve fare ha
riacceso il motore, pronto nuovamente a macinare carne e
ossa in nome della morale.
Perchè questa è, senatore Andreotti, la vera questione.
Quando Lei dice che ha sentito descrivere gli effetti delle
sostanze in termini scientifici terrificanti, ha già in
pugno la vera natura del problema, e cioè la sua
riconducibilità all'ambito sanitario, non a quello
criminale. Esistono migliaia di sostanze che hanno questi
effetti, ma ad alcune di queste si preferisce dare una
connotazione di "portatrice di male", rendendole illegali e
facendo ciò si ottiene l'effetto opposto, quello di rendere
quelle sostanze economicamente interessanti, di costituirne
un mercato, di incentivarne la promozione e la distribuzione
da parte di chi non ha alcun interesse alla salute delle
persone.
C'è bisogno di un colpevole ? In un tossicodipendente è
facile trovarlo poichè l'effetto di questa sostanza non lo
spinge a cercare di smettere, di "guarire", quindi, si
applica la politica del rendergli la vita difficile, aspra,
per tentare, nella bilancia, di rendere più pesante il
piatto dei "contro", più pesante, appunto, mentre, a mio
parere, sarebbe molto più utile rendere più leggero il
piatto dei "pro".
Quindi se Lei dice che non si può eludere l'aspetto
centrale, cioè l'effetto di queste sostanze, mi dovrebbe
spiegare perchè altre sostanze altrettanto e forse più
nocive, che sono oggi legalizzate in Italia, non producono
milioni di tossicodipendenti. Lei dice che bisogna evitare
di citare quanto accade o è accaduto altrove, certo, non
citare superficialmente, altrimenti quale è l'esperienza che
ha valore, se non è diffusa e riutilizzata ? In alcuni Paesi
del Sud-America, soprattutto il Brasile, vi sono ogni anno
migliaia di bambini che perdono la vista o subiscono altre
menomazioni a seguito di inalazione dei vapori di colla,
sostanza che non è illegale nè in quei Paesi nè in Italia.
In Italia, al contrario, quando non è reperibile eroina,
come è successo alcuni anni fa a Milano, i tossicodipendenti
si arrangiavano con quel che capitava, hanno usato persino
una sostanza non sospetta come la maionese, a dirlo sembra
ridicolo ma gli effetti non lo sono per nulla.
L'eroina venne scoperta dai ricercatori della Bayer quasi
cento anni fa come potente analgesico che, a differenza
della morfina, non provocava assuefazione; Lei sarebbe stato
"pro o contro" un farmaco che, nel depliant inviato a tutte
le farmacie degli Stati Uniti, veniva presentato come
"Contro tutti i dolori, sedativa della tosse, per la cura
dei tossicomani"? [cfr. Guido Blumir, Eroina, Feltrinelli
1983] Certo, quella roba che oggi si vende per strada è ben
lontana dalla "medicina degli eroi" della Bayer.
Cosa dire poi dei derivati della Cannabis ? marijuana e
hascish vengono paragonate a eroina e cocaina, la legge non
distingue quello che è enormemente diverso in natura, così
come è diverso il tabacco dagli psicofarmaci, così come è
diverso il vino dal gin. Questo, è stato detto, è necessario
perchè tutti coloro che fanno uso di eroina o cocaina hanno
iniziato fumando cannabis, non rendendosi conto (o forse
rendendosi conto benissimo) che la vera causa di questo
passaggio è nel fatto che il mercato di queste sostanze,
così diverse ma unificate dall'illegalità, è tenuto e
gestito dalle stesse persone, e che è molto più redditizio
spacciare eroina che marijuana, per cui spesso avviene che
questo passaggio è "pilotato" togliendo dal mercato, anche
per lunghi periodi tutti i derivati della cannabis. Oltre a
ciò vale la pena di ricordare che, secondo stime abbastanza
serie, i consumatori di cannabis in Italia sono 3 milioni e
quelli di eroina sono 300.000 il che smentisce ulteriormente
la teoria del passaggio dalle droghe leggere alle altre.
Il fatto è, io credo, che non ha alcun senso dichiararsi pro
o contro una sostanza chimica, ha senso agire per cercare di
rendere meno autodistruttivo il comportamento delle persone,
o per dargli meno occasioni o motivi per essere
autodistruttive.
Riportare l'eroina in farmacia, ridarle il ruolo di farmaco
è un modo serio, laico, di affrontare il problema; da un
lato per evitare le morti per over-dose o per intossicazioni
da sostanze usate per "tagliare" l'eroina, per evitare i
rischi di contagio di AIDS, per eliminare la prostituzione e
la micro-criminalità indotta dalla disperata ricerca
quotidiana di denaro, dall'altro per togliere interesse
economico per una sostanza che in sè è banale, come può
essere banale una formula chimica. Una fiala di morfina, in
farmacia, acquistata con ricetta e relativo ticket, costa
700 lire; l'eroina potrebbe avere un costo simile, non le
80.000 lire circa della bustina equivalente.
Togliere interesse economico vuol dire togliere l'incentivo
alla promozione e diffusione, certo questo non vuol dire
automaticamente sconfiggere la mafia o la criminalità
organizzata dedita al traffico di droga, è ovvio che
l'attenzione verrebbe rivolta altrove, ad altri settori
dell'economia, ad altri mercati, tuttavia il narcotraffico,
rispetto ad altre attività criminose, ha una enorme
differenza, grazie alla legge proibizionista e repressiva
rende le sue vittime complici.
In nessun altro settore di grande rilevanza economica accade
questo, con la sola eccezione delle collusioni fra mafia e
politica; lì però vi sono altre strade, come ad esempio una
diversa regolamentazione del mercato degli appalti e delle
concessioni, là dove si concretizzano poi in guadagno e
potere gli accordi pre-elettorali.
Per quanto riguarda la droga, io credo che l'unica strada
percorribile sia la legalizzazione, non liberalizzazione,
come Lei ha scritto; ora la droga è libera, libera e
proibita, rendiamola legale e controllata, banalizziamola e
informiamo sui suoi effetti con messaggi credibili, non con
il terroristico "chi ti droga ti spegne", rendiamo il
drogarsi stupido, non criminale, restituiamo dignità alle
persone ed aiutiamole a crescere, responsabilmente.
Con i migliori saluti.
Pordenone, 19.08.1992
John Fischetti
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p.s. Grazie a G.Votano per alcuni spunti e informazioni sui
quali ho elaborato questo documento.
John