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Conferenza droga
Cupane Francesco - 24 agosto 1992
Cecoslovacchia - MF Dnes

Questa intervista è stata pubblicata il 17 agosto 1992 sul quotidiano cecoslovacco MF DNES, il più diffuso giornale cecoslovacco. L'intervista è stata raccolta da Sabina Slonkova e da Pavel Posusta, vice-direttore del quotidiano, a Praga, nel corso della recente visita di Marco Taradash nella capitale cecoslovacca.

DROGA: FALLIMENTO DELLA REPRESSIONE, BISOGNA CERCARE ALTRE SOLUZIONI

Intervista con Marco Taradash, europarlamentare antiproibizionista.

La droga è una delle questioni più gravi che stanno affrontando attualmente i paesi sviluppati del mondo intero. Con un'intensità sempre più grande si discute se legalizzare la loro vendita, oppure se mantenere la politica repressiva contro la loro diffusione. Le posizioni sono diverse e diventano sempre più radicali. Le conseguenze dell'introduzione di un mercato libero o di un divieto assoluto nei diversi paesi sono differenti, diametralmente opposti.

E' per questo che abbiamo chiesto un'intervista ad uno dei sostenitori della legalizzazione del mercato della droga, l'italiano Marco Taradash (42), vice-presidente della Commissione del Parlamento Europeo per le questioni degli stupefacenti e membro del Consiglio Federale del Partito radicale transnazionale, con il quale abbiamo già parlato un anno fa.

DOMANDA: Poche sono le cose che unirebbero lo spettro politico - dalla destra, attraverso il centro e fino alla sinistra - quanto la lotta contro la droga. Lei, come deputato del Parlamento europeo, ha forse notato durante quest'ultimo anno un cambiamento in questo campo?

RISPOSTA: Nel Parlamento europeo si è costituita una Commissione d'inchiesta sulla criminalità organizzata legata alla droga. Questa commissione ha condotto delle indagini fondamentali ed è riuscita a capovolgere in una certa misura le posizioni generalmente diffuse all'inizio. Le opinioni della Democrazia Cristiana sono state messe in minoranza nella Commisione e si è costituita una maggioranza composta dai socialisti, dai verdi e da altri. E' stato approvato un documento che suppone un cambiamento fondamentale delle posizioni riguardo la droga. Oggi è evidente che il sistema repressivo non funziona. Bisogna dunque scegliere posizioni alternative. Quando il documento è stato sottoposto, a metà maggio, alla sessione plenaria del Parlamento europeo, si è costiutita di nuovo una maggioranza contraria alla legalizzazione della droga. Ma si è trattato di una maggioranza di dimensioni ridotte rispetto al passato - 135 voti contro 121: questo significa un cambiamento assoluto. Si vede dunque che durante gli ultimi

anni il Parlamento europeo ha cambiato fondamentalmente la sua posizione essendo ora più in favore della legalizzazione.

D.: Alcuni giorni fa Lei ha incontrato Jiri Vacek, attualmente consigliere del ministero federale degli Interni per le questioni della delinquenza organizzata e membro del Consiglio della Commissione governativa sugli stupefacenti. Recentemente dirigeva in Cecoslovacchia la lotta della polizia contro la droga, cercando d'imporre la posizione repressiva. Avete trovato alcuni punti comuni?

R.: Il signor Vacek è dalla parte della politica proibizionista. E' vero però che dopo una discussione molto lunga siamo arrivati alla conclusione che la posizione repressiva nel mondo, nell'Europa e negli Stati Uniti, ha fallito. Credo di non deformare troppo quello che lui ha detto se mi permetto di interpretare la sua posizione come basata sul timore delle conseguenze della legalizzazione, piuttosto che sulla convinzione che la repressione funzioni.

E' anche per questo che il signor Vacek ha detto esplicitamente di voler continuare la cooperazione con noi.

D.: Durante la sua visita dell'anno scorso, Lei ha accennato ad un grosso pericolo in Cecoslovacchia, quello che esponenti del vecchio regime, agenti della vecchia polizia segreta (StB) e strutture criminali prima impegnate nel business del mercato nero di valuta, si uniscano per partecipare al crimine organizzato legato alla droga. Dispone di dati ulteriori per confermare questo Suo allarme lanciato l'anno scorso?

R.: Non abbiamo nessun dato concreto specificamente relativo alla Cecoslovacchia. Ma esiste un documento prodotto dai servizi segreti tedeschi, dal quale risulta che un terzo degli investimenti nella ex-Germania orientale è diretto dalla mafia. Io non credo che il governo sia capace di controllare oggi l'origine del capitale introdotto in Cecoslovacchia. Ma sono sicuro che in questo campo c'è da aspettarsi delle scoperte non confortanti. Perché il 90% dei soldi provenienti dal traffico sfuggono ad ogni controllo. Secondo l'ONU si tratta di centinaia di miliardi di dollari all'anno. E' comprensibile che oggi la CSFR sia meta prioritaria della mafia. Anche perché c'è un gran bisogno di soldi e di conseguenza scarso e superficiale controllo.

D.: Crede che l'attuale offensiva contro la mafia del governo italiano, che ha mandato migliaia di carabinieri nelle regioni meridionali, possa aver successo?

R.: Il governo italiano ha mandato addirittura l'esercito al sud del paese. E' il primo governo europeo che abbia fatto una cosa simile. Ma la mafia non opera apertamente. Lotta nelle banche, nella borsa, o grazie alle leggi sulla droga. All'interno dello stesso governo italiano esistono dubbi sul successo di una tale azione. Anche perché il Decreto contro la mafia, sul quale si è dibattuto in Parlamento la settimana scorsa, è già il 114· emesso negli ultimi dieci anni. Vuol dire che i 113 precedenti non sono stati efficaci e non c'è dunque ragione di ritenere che il 114· lo sarà. Alla fine del dibattito parlamentare su questo decreto è stata votata una Risoluzione che per la prima volta obbliga il governo ad aprire un dibattito sul tema proibizionismo-antiproibizionismo sulla droga. Si parte dalla constatazione che la repressione ha finora fallito.

D.: Poco tempo fa l'Agenzia americana per la lotta contro gli stupefacenti (DEA) ha organizzato da noi un seminario per le forze di polizia. Se consideriamo questo ed altri fatti, si può prevedere quale sarà la politica cecoslovacca nella lotta contro gli stupefacenti: si tratterà con ogni probabilità della repressione secondo il modello americano.

R.: Noi siamo certi che la Cecoslovacchia seguirà la via scelta dai paesi occidentali, perché nessun paese può, da solo, cambiare nulla di fondamentale in questa lotta. E' per questo che noi -ritenendo che il proibizionismo sarebbe un vero disastro per la Cecoslovacchia, così come lo è per l'Italia- cerchiamo di cambiare questo orientamento a livello internazionale. Certo, speriamo anche che il governo cecoclovacco non seguirà ciecamente la politica proibizionista, ma che terrà conto delle indicazioni che vengono da parti diverse. Chi sostiene la democrazia e il mercato dovrebbe rifiutare il proibizionismo che aiuta le organizzazioni criminali ad avere il monopolio del mercato della droga e, grazie ai giganteschi guadagni provenienti da questa attività, ad infiltrarsi con grande forza nei settori di mercato legale.

D.: Ci sono delle voci che sospettano e accusano i radicali di avere dei legami con la mafia. Uno degli argomenti a sostegno sarebbe il fatto che Lei è per la legalizzazione delle droghe e che, pur esprimendosi apertamente contro la mafia, è ancora vivo.

R.: La mafia italiana è molto concreta e pratica. Non si interessa di dibattito politico. E' interessata a colpire o attaccare chi minaccia direttamente i suoi interessi.

D.: Dobbiamo quindi dedurre che il Partito Radicale non è, in fin dei conti, così pericoloso?

R.: Tutt'altro. Credo che, se dovesse limitarsi a minacciare me, per la mafia sarebbe troppo poco. In Italia ci sono oggi 110 parlamentari che sono contro il sistema proibizionista. Se io fossi un boss della mafia non mi porrei l'obbiettivo di farne dei martiri. Mi comporterei invece come si comportano con noi i politici e la stampa italiana: semplicemente non ne parlerei.

D.: Attualmente, in Cecoslovacchia, si discute sulla possibilità di curare i tossicodipendenti con una sostanza sintetica, il metadone. Pensate che la situazione in Cecoslovacchia sia tanto seria da rendere assolutamente necessario ricorrere a questo farmaco?

R.: Uno degli obiettivi della politica sanitaria dovrebbe essere quello di tener la gente lontana dalla droga o toglieri dalla droga. Ma l'astensione dalla droga non può essere l'unica soluzione. Bisogna eliminare il pericolo di morte da overdose, evitare il rischio dell'AIDS, che uccide oggi più dell'eroina, e garantire che la persona dipendente non diventi deliquente. Il metadone può aiutare in tutte queste cose. E, cosa più importante, si tratta di una sostanza legale, che sostituisce la droga illegale. E permette il reinserimento delle persone nella società. In occidente abbiamo delle esperienze sia con l'eroina che con il metadone e sappiamo che dall'eroina uno non si libera con il metadone, ma solo con la sua propria volontà. Però, grazie al metadone, non si muore di eroina. In Italia proponiamo oggi una distribuzione legale dell'eroina, come avviene in Inghilterra e come avverrà dal prossimo settembre in Svizzera. Perché è importante togliere il potere alla narcomafia e offrire allo stesso tempo una a

lternativa legale ai tossicodipendenti. L'eroina non è un mostro, né un fantasma: è un problema. E' il proibizionismo che la trasforma in mostro. Durante quest'ultimo anno le cose sono cambiate sia in Italia, sia in tutta l'Europa.

D.: L'anno scorso abbiamo finito il nostro colloquio parlando di un Convegno su questa problematica, che doveva tenersi in Cecoslovacchia, sotto l'egida del governo federale, verso la fine dell'anno. Qeusta conferenza non si è tenuta...

R.: Credo che la conferenza non abbia poi avuto luogo per ragioni politiche, venute forse da oltre oceano. Il vice-primo ministro del governo federale, Jozef Miklosko era allora d'accordo, ma poi ci ha scritto una lettera di poche righe comunicando, con un certo senso di imbarazzo, che non era possibile tenere il Convegno.

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Cecoslovacchia - Pravo Lidu

Questo articolo è stato pubblicato il 17 agosto dal quotidiano cecoslovacco Pravo Lidu. Parvo Lidu è l'organo del Partito Socialdemocratico; ha nelle ultime settimane iniziato a trasformarsi in un giornale dai connotati simili ai tabloid anglosassoni (almeno per il formato e le foto di nudi femminili casti a pagina 3). L'articolo è firmato in sigla dalla giornalista Zemanova.

UN PARLAMENTARE EUROPEO, MARCO TARADASH, A PRAGA

LA DROGA HA CENTO VOLTI...

Questa settimana è venuto a Praga Marco Taradash, deputato al Parlamento europeo nonché a quello italiano. Nel corso del suo soggiorno ha partecipato alla Conferenza pubblica organizzata dal Partito Radicale transnazionale, che ha la sua sede centrale a Roma. Abbiamo seguito anche noi questo incontro, per il quotidiano "Pravo lidu", e abbiamo avuto la possibilità di prendere nota dell'intervento del deputato Taradash, ma anche di quelli dei suoi oppositori.

La conferenza trattava della legalizzazione della droga. Com'è noto, la droga è una questione propria dei paesi come la Colombia, la Turchia e anche alla già menzionata Italia. Abbiamo letto recentemente, sulle pagine dei nostri quotidiani, dell'assassinio di un giudice italiano. Si chiamava Paolo Borsellino e lottava contro la mafia italiana proprio per impedire il traffico della perfida droga pesante. Prima di lui, la mafia assassinò il giudice Giovanni Falcone. Quest'organizzazione scellerata s'introduce in tutte le sfere della vita civile, coinvolge un numero sempre più grande di persone interessate a facili guadagni, conquista spazio.

Il problema è così vasto, che da tempo se ne occupa una Commissione del Parlamento europeo con sede a Strasburgo. Ciononostante, i radicali - e non soltanto i radicali, ma anche membri di altri partiti - cercano di imporre la legalizzazione della droga. Dicono che all'antiproibizionismo sulla droga non farà seguito un incremento così grande di vittime, sia di quelle causate da overdose o da siringhe infettate col virus dell'AIDS per esempio, sia a causa delle attività criminali. Dicono che nel 1985, nell'ex-Urss, Gorbaciov aveva introdotto la proibizione e la gente si è messa a distillare la vodka come prima.

Ci si potrà obiettare che anche vodka, sigarette e birra sono droghe, ma distribuire morte alla gente?

Credere che la mafia sparirà con la legalizzazione della vendita della droga è per lo meno ingenuo! La mafia dominerà il mercato nero sempre ed in tutte le circostanze. Perché ne è la regina.

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Cecoslovacchia - Telegraf

Nel corso della sua recente visita a Praga Marco Taradash ha concesso una intervista al quotidiano Telegraf, giornale vicino all'ODS (Partito civico democratico), il Partito che ha ottenuto la maggioranza relativa nella Repubblica ceca alle recenti elezioni politiche cecoslovacche e che esprime il Premier ceco Vaclav Klaus. L'intervista è stata raccolta da Michaela Smerglova, ed è stata pubblicata da Telegraf a pagina 5 il 18 agosto 1992.

PRIMA CONTRO LA MAFIA, POI CONTRO LA DROGA

PROIBIZIONISMO? LEGALIZZAZIONE??

Marco Taradash, deputato al Parlamento europeo e anche al Parlamento italiano, iscritto al Partito Radicale transnsazionale, si pronuncia per la legalizzazione della droga nel mondo. Indirizza la sua iniziativa sulla Cecoslovacchia.

D.: Perchè proprio noi...

R.: Credo che la Cecoslovacchia, costituendo terra di confine dei paesi che si sono sbarazzati del totalitarismo comunista, stia divenendo molto vulnerabile e ci sarà, se non c'è già, la tendenza a diffondere la droga proprio attraverso questo paese.

D.: Se la droga deve essere spacciata proprio per questa via, la legalizzazione sarebbe una misura adeguata?

R.: Antiproibizionismo significa privare la mafia del monopolio, perchè sono le mafie che traggono grandi profitti dello spaccio della droga. In questo modo perderebbero l'80% del loro potere. La Commissione del Parlamento europeo che si occupa dell'antiproibizionismo è giunta alla conclusione che con le misure "normali" non si è riusciti a ridurre il commercio della droga che del 5% - 10%.

D.: Non le sembra che questo progetto della legalizzazione sia troppo idealista?

R.: No. E' molto semplice. Chi è già tossicodipendente riceverebbe le dosi necessarie sotto controllo medico, e senza conseguenze secondarie. La droga sarebbe prodotta dallo Stato, la narcomafia non potrebbe più aumentarne il prezzo vertiginosamente, e perderebbe il suo potere.

D.: E il controllo di quelli che chiedono droga?

R.: Quello è un problema che in fin dei conti esiste con ogni medicina.

D.: A prescindere dal fatto che per me la droga non è una medicina, come funziona la distribuzione legale in Italia?

R.: In Italia si vendono liberamente fiale di morfina a 500 lire, circa dieci Corone cecoslovacche. Per la stessa quantità di eroina, che è sostanza analoga, si pagano per strada 100.000 lire.

D.: Questa vostra proposta vuole far fuori e distruggere la mafia; ma le piante dalle quali si estrae la droga continueranno ad essere coltivate...

R.: Ma non ci saranno più le mafie che grazie alla disponibilità di enormi capitali usurpano il potere politico ed economico negli Stati, com'è per esempio in Colombia, Pakistan... e come può accadere anche in Cecoslovacchia e così via. E diminuiranno i reati, le aggressioni, i furti, il pericolo dell'AIDS. Anche i tribunali saranno più liberi, visto che attualmente l'80% della loro attività è tesa a perseguire furti e violenze commessi per procurarsi i soldi per la droga; e non resterà che il problema puro della tossicodipendenza. Quello può poi risolversi più facilmente.

D.: Il programma che lei espone suppone una coscienza sviluppata in tutti gli elementi della catena, dalla produzione fino al consumo della droga. Ancora una volta dunque: non le sembra un po' ingenuo questo progetto?

R.: Forse è un po' vero, ma questo programma cerca soprattutto di educare la coscienza della persona.

D.: La proposta della legalizzazione riguarda le droghe pesanti e quelle leggere?

R.: Sì. Il problema non sta nella qualità della droga, ma nella legalizzazione. E per questo soprattutto le droghe pesanti, quelle pericolose, dovrebbero essere legalizzate.

D.: Lei stesso ha detto che bisogna definire che cos'è la droga. Che cosa è, dunque, secondo Lei?

R.: Droga è tutto quello che è illegale. Affinché possiamo distinguere le droghe, dobbiamo sapere qual'è il loro effetto. Sappiamo che è necessario ridurre e poi limitare il loro uso. Alcune delle droghe sparirebbero totalmente dal mercato, se il loro prezzo diminuisse. Perchè nessuno vorrà più venderle. E i negozi rischierebbero troppo a venderle.

D.: E' d'accordo che molti potrebbero pensare: se è legale, perchè non provarla?

R.: Il numero dei tossicodipendenti aumenta con il proibizionismo, come il potere della narcomafia.

D.: Lei ha già parlato della distribuzione della droga negli ambulatori a coloro che sono già registrati. Ma se non voglio essere registrato e voglio provare l'effetto della droga, dove andrò a comprarla? Dagli spacciatori, oppure...?

R.: Semplicemente non la troverà. Forse all'inizio sarà così, ma si tratterà di un numero così insignificante di persone che non nuocerà alla società. La repressione degli spacciatori illegali non finirà, però. Non bisogna credere che tutto finirà così. La legalizzazione vuol dire leggi. Devo ancora aggiungere che la soluzione degli ambulatori eliminerà anche l'emarginazione dei tossicodipendenti.

D.: Il "piano strategico" che Lei propone suppone la legalizzazione sul piano mondiale. Ma, se ci riflettiamo realisticamente, non tutti l'accetteranno.

R.: Si tratta di un problema internazionale, perchè le narcomafie sono internazionali... Ma ogni paese può prendere anche delle decisioni da solo. Per esempio l'Olanda ha già legalizzato la marjuana e l'hashish, e l'uso della droga si è ridotto. Arrivare ad una soluzioe internazionale spetta soprattutto al Parlamento europeo. La società che controlla gli effetti della droga è migliore di quella che si sottomette economicamente e politicamente alla mafia. La droga come tale non si può eliminare".

D.: Il piano menzionato significa anche tanti mezzi finanziari...

R.: Tanti soldi potrebbero risparmiarsi se si eliminassero le misure di repressione. Consideriamo sbagliata la posizione degli Stati Uniti, per esempio, che preferiscono spendere tanti soldi per la repressione.

D.: Ma il vice-ministro degli Interi della Repubblica ceca, Jiri Vacek, col quale Lei ha parlato, è di un'altra opinione.

R.: Sì. E' d'accordo che le spese per la repressione dovrebbero ridursi, ma non è d'accordo sulla legalizzazione della droga.

Le idee del deputato Marco Taradash sul come risolvere "il problema della droga" sono perlomeno problematiche. Gli specialisti, non solo i nostri, vedono la questione in una maniera diversa...

 
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