E' ormai accettato che il tossicodipendente sia da considerare un malato, dunque la tossicodipendenza è una malattia. Ma è possibile dire che si tratta di una malattia epidemica?
A mio parere è possibile affermare che la tossicodipendenza è tale e molti dati lo dimostrano.
Se prendiamo in considerazione il numero di tossicodipendenti in carcere per reati connessi allo spaccio (e si tratta per lo più di piccolo spaccio), osserviamo che tale numero è stato in continuo aumento negli ultimi anni. D'altra parte è evidente che se un tossicodipendente diventa spacciatore è essenzialmente per necessità di guadagno (occorre spacciare 6 o 7 dosi di eroina per avere soldi sufficienti per comprare la propria). Anche se non tutti i tossicodipendenti diventano spacciatori è comunque necessario a quanti si dedicano a questo lavoro avere sempre un numero sufficiente di clienti. Dunque è opportuno, se non indispensabile, il proselitismo. Ogni tossicodipendente che abbia necessità di spacciare, quindi, tende a trasmettere la sua "malattia" ad altri, senza contare il proselitismo prodotto direttamente "a tavolino" dalle organizzazioni criminali.
Se la tossicodipendenza è una malattia che si trasmette per "contatto" allora è possibile trattarla come una malattia infettiva e, in certe condizioni, è possibile osservare e prevedere lo sviluppo di epidemie.
Perché si sviluppi un'epidemia è necessario (ma anche sufficiente) che ogni individuo infetto (tossicodipendente), trasmetta la sua malattia a più di un individuo non infetto (chiameremo, con notazione standard, "suscettibile" un individuo non infetto). E' anche evidente che in una popolazione dove la totalità degli individui è infetta, l'epidemia è destinata ad estinguersi perché non è più possibile soddisfare la condizione detta sopra; in altre parole, non è più possibile propagare la malattia. In questa situazione si possono avere essenzialmente due esiti: tutti gli infetti muoiono (se la malattia è letale) oppure alcuni muoiono a altri guariscono (trascuriamo l'eventualità di ricadute, che non altererebbe comunque il discorso generale). Una nuova ondata di epidemia può nell'ultimo caso svilupparsi di nuovo se nella popolazione entrano dei nuovi suscettibili (per immigrazione o raggiungimento di età a rischio). E' però necessario che il nuovo gruppo non sia troppo piccolo perché siano abbastanza freq
uenti i contatti con individui infetti e si possa ripristinare la condizione necessaria per lo sviluppo dell'epidemia. In altre parole tutte le epidemie hanno un tipico andamento temporale ad onde periodiche (basta ricordare le malattie esantematiche dei bambini che si ripresentano periodicamente non appena le condizioni ambientali ne consentono lo sviluppo), più o meno ampie a seconda dei casi (evitiamo di prendere in considerazione le cause di una maggiore o minore ampiezza delle onde per non complicare troppo il discorso).
I dati sull'andamento del fenomeno tossicodipendenza in Italia riportati nell'ultimo rapporto Jervolino, sia pure presi con qualche cautela, sembrano indicare che l'epidemia di tossicodipendenza tra i giovani italiani stia, forse, cominciando a regredire. Le cause sono da ricercare essenzialmente nella diminuita numerosità degli individui a rischio, sia per la diminuzione del numero di giovani, dovuta al fenomeno della denatalità, sia per l'impatto eventuale di campagne di informazione, sia perché gli individui suscettibili (perché in qualche modo disagiati) sono ormai quasi tutti infetti e non costituiscono più quel serbatoio indispensabile per lo sviluppo di un'onda epidemica. Giova ricordare che non tutti i nostri giovani sono da considerarsi a rischio di contagio, il serbatoio dell'epidemia si basa quindi solo su quelli che si trovano in condizione tale da essere effettivamente suscettibili (di essere attirati nel circuito della droga). E' in questo gruppo che si sta verificando l'effetto saturazion
e e non nella popolazione giovanile generale. Qualcuno potrebbe essere tentato di concludere che il problema si sta risolvendo in un modo o nell'altro e che il mercato della droga sia destinato a seguire lo stesso destino dell'epidemia. Ma non sembra sia così. Infatti, se per la popolazione italiana si osservano alcuni, sia pur lievi segni di miglioramento, non si può dire lo stesso per la totalità dei giovani che vivono in Italia. Come per l'AIDS, che, dopo aver colpito la popolazione omosessuale (I epidemia), si è "spostata" in quella tossicodipendente (II epidemia) e ora comincia a colpire massicciamente la popolazione cosiddetta normale (III epidemia), così anche la tossicodipendenza, dopo aver colpito i "nostri" giovani, sta ora cominciando a colpire in modo rilevante i giovani stranieri che vivono in Italia, che si trovano in condizioni socio-ambientali tali da renderli un nuovo serbatoio di suscettibili.
Per convincersi di questo fenomeno basta "guardare" con un po' di attenzione la tabella che segue tratta dal resoconto del Ministero di Grazia e Giustizia riportato nel rapporto Jervolino del 26/6/92 e la parte - che si riporta integralmente - dello stesso resoconto riguardante gli interventi sui minori.
Forse gli italiani cominciano a mostrare segni di allontanamento dal mercato della droga, ma questo, grazie alla presenza di altri nuovi gruppi a rischio è più fiorente che mai.
RILEVAMENTO POPOLAZIONE DETENUTA PROVENIENTE DALLA LIBERTA' PER REATI DI CUI AL TU 309/90 E PER ALTRI REATI, CON RIFERIMENTO AL MOVIMENTO DEL SEMESTRE 01/07/91-31/12/91
RIEPILOGO NAZIONALE
NUOVI GIUNTI DALLA LIBERTA'
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RISTRETTI RISTRETTI
REGIONE PER ART. 73 PER ALTRI REATI TOTALE
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ABRUZZO 160 340 500
BASILICATA 39 200 239
CALABRIA 278 923 1.201
CAMPANIA 1.954 3.850 5.834
EMILIA ROM. 1.449 1.407 2.856
FRIULI 165 444 609
LAZIO 3.221 2.382 5.603
LIGURIA 804 902 1.706
LOMBARDIA 2.478 3.146 5.624
MARCHE 256 268 524
MOLISE 22 66 88
PIEMONTE 1.781 2.081 3.862
PUGLIA 1.226 1.650 2.870
SARDEGNA 474 893 1.367
SICILIA 1.021 2.115 3.136
TOSCANA 1.006 825 1.831
TRENTINO 182 131 313
UMBRIA 153 158 311
VENETO 942 789 1.731
V. AOSTA 43 94 137
---------------------------------------------------------------
TOT. NAZIONALE 17.174 22.694 40.408
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TOSSICODIPENDENTI
---------------------------------------------------------------
RISTRETTI RISTRETTI
REGIONE PER ART. 73 PER ALTRI REATI TOTALE
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ABRUZZO 98 100 198
BASILICATA 21 33 54
CALABRIA 107 150 257
CAMPANIA 542 667 1.209
EMILIA ROM. 986 759 1.745
FRIULI 90 95 185
LAZIO 837 772 1.609
LIGURIA 581 295 876
LOMBARDIA 1.466 1.214 2.680
MARCHE 142 138 280
MOLISE 11 13 24
PIEMONTE 835 866 1.701
PUGLIA 644 504 1.148
SARDEGNA 262 240 502
SICILIA 319 407 726
TOSCANA 488 277 765
TRENTINO 95 53 148
UMBRIA 115 33 148
VENETO 686 211 897
V. AOSTA 18 19 37
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TOT. NAZIONALE 8.343 6.846 15.189
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NON TOSSICODIPENDENTI
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RISTRETTI RISTRETTI
REGIONE PER ART. 73 PER ALTRI REATI TOTALE
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ABRUZZO 62 240 302
BASILICATA 18 167 185
CALABRIA 171 773 944
CAMPANIA 1.412 3.213 4625
EMILIA ROM. 463 648 1111
FRIULI 75 349 424
LAZIO 2.384 1.610 3.994
LIGURIA 283 607 890
LOMBARDIA 1.012 1.932 2.944
MARCHE 114 130 244
MOLISE 11 53 64
PIEMONTE 946 1.215 2.161
PUGLIA 582 1.146 1.728
SARDEGNA 212 653 865
SICILIA 702 1.708 2.410
TOSCANA 518 548 1.066
TRENTINO 87 78 165
UMBRIA 38 125 163
VENETO 256 578 834
V. AOSTA 25 75 100
------------------------------------------------------------------
TOT. NAZIONALE 9.371 15.848 25.219
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DETENUTI STRANIERI
TOSSICODIPENDENTI
---------------------------
RISTRETTI RISTRETTI
REGIONE PER ART. 73 PER ALTRI REATI TOTALE
---------------------------------------------------------------
ABRUZZO 1 0 1
BASILICATA 0 0 0
CALABRIA 1 0 1
CAMPANIA 46 9 55
EMILIA ROM. 135 178 313
FRIULI 4 2 6
LAZIO 376 163 539
LIGURIA 50 55 105
LOMBARDIA 133 131 264
MARCHE 3 0 3
MOLISE 0 0 0
PIEMONTE 131 52 183
PUGLIA 8 7 15
SARDEGNA 11 14 25
SICILIA 10 3 13
TOSCANA 70 35 105
TRENTINO 30 6 36
UMBRIA 23 4 27
VENETO 35 11 46
V. AOSTA 4 0 4
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TOT. NAZIONALE 1.071 670 1.741
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DETENUTI STRANIERI
NON TOSSICODIPENDENTI
---------------------------
RISTRETTI RISTRETTI
REGIONE PER ART. 73 PER ALTRI REATI TOTALE
---------------------------------------------------------------
ABRUZZO 4 23 27
BASILICATA 0 6 6
CALABRIA 3 28 31
CAMPANIA 150 148 298
EMILIA ROM. 238 175 413
FRIULI 32 72 104
LAZIO 2.200 684 2.884
LIGURIA 154 360 514
LOMBARDIA 328 610 938
MARCHE 11 34 45
MOLISE 0 2 2
PIEMONTE 250 216 466
PUGLIA 19 69 88
SARDEGNA 29 24 53
SICILIA 22 103 125
TOSCANA 277 153 430
TRENTINO 32 7 39
UMBRIA 5 24 29
VENETO 73 225 298
V. AOSTA 9 18 27
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TOT. NAZIONALE 3.836 2.981 6.817
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MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA
UFFICIO CENTRALE PER LA GIUSTIZIA MINORILE
RAPPORTO SUGLI ASSUNTORI DI DROGA PASSATI PER I SERVIZI MINORILI NELL'ANNO 1991
Nell'anno 1991 l'Ufficio ha predisposto un sistema di rilevazione semestrale sugli assuntori di droga attraverso cinque modelli di rilevazione, suddivisi per tipo di servizio (Istituti Penali Minorili , Uffici di Servizio Sociale, Centri di Prima Accoglienza, Comunità).
I cinque modelli riguardano:
1. Minori assuntori di droga suddivisi per tipo di sostanza, sesso, età, nazionalità;
2. modalità attraverso la quale l'assunzione di droga è stata rilevata dagli operatori del servizio;
3. interventi attivati all'interno del servizio;
4. collaborazione negli interventi con altri Servizi pubblici o
privati;
5. accertamenti sanitari effettuati per il rilevamento del VIRUS HTLV-III/LAS.
I dati raccolti mirano a dare un quadro della rilevanza del fenomeno all'interno dei Servizi minorili.
Non essendo ancora stato possibile mettere a punto un sistema di monitoraggio del fenomeno che permetta di avere dati ceri da un punto di vista quantitativo, vanno considerati, come elementi di informazione sull'andamento generale della problematica, quelli rilevati all'interno del contesto dei Servizi minorili.
Nel II semestre 1991 vengono sostanzialmente confermati i risultati ottenuti nel I semestre dello stesso anno.
Si rileva nel II semestre una lieve diminuzione della percentuale di assuntori di droga rispetto al I semestre, e gli istituti dove tale presenza viene segnalata maggiormente sono quelli della Campania ed alcuni istituti dell'Italia settentrionale (Torino, Treviso e Bologna).
Una forte diminuzione nel numero degli assuntori viene segnalata a Roma (dal 23,33% nel I semestre all'8,56% nel secondo). Gli istituti della Sicilia presentano, come nel I semestre basse percentuali di presenze del fenomeno.
Le sostanze maggiormente utilizzate sono le oppiacee e la cannabis con netta prevalenza delle prime. Questo dato è molto diverso da quello degli altri servizi e conferma l'ipotesi fatta nel precedente rapporto sulla qualità dell'utenza di questo tipo di servizio, che presenta livelli di gravità maggiori rispetto agli altri, sia dal punto di vista dei reati consumati che delle problematiche personali e/o familiari.
Nettamente prevalenti gli italiani sugli stranieri (137 su 13) ed i maschi sulle femmine (141 su 9) sul totale degli entrati che risulta di 85 italiani e 46 stranieri
La quasi totalità (12 su 13) degli stranieri segnalati come assuntori nel secondo semestre è entrata in istituto per reati connessi contro la legge sugli stupefacenti. Presenze così elevate non si trovano invece tra gli italiani (45 su 137) per i quali appare più bassa l'incidenza dei reati connessi con la legge medesima.
La modalità più frequente attraverso la quale si è rilevata la presenza di assuntori nel servizio è stata la "dichiarazione volontaria".
Sul fronte degli interventi attuati all'interno degli istituti prevale quello di tipo psicologico; vengono attuate con più frequenza collaborazioni con i servizi ambulatoriali U.S.L. e con strutture non residenziali pubbliche o private. Meno utilizzato sembra il rapporto con comunità terapeutiche residenziali verso le quali vengono indirizzati, invece, minori con gravi problematiche di rapporto con gli stupefacenti.
Nel gruppo degli assuntori di droga n.3 minori su 137 assuntori sono risultati sieropositivi, mentre nessun caso si è manifestato tra gli stranieri.
CENTRI DI PRIMA ACCOGLIENZA
Nel II semestre si nota un lieve aumento nel numero degli assuntori di droga pari al 16,15% nel secondo semestre rispetto al 14,98% nel primo.
I Centri di Prima Accoglienza dove le percentuali risultano più rilevanti sono quelli di Roma, Genova, Bologna e quelli della Campania; i Centri della Sicilia presentano le percentuali più basse. Risulta che su un totale di n.2.117 entrati, n. 342 sono risultati assuntori.
Anche in questo servizio, come nel precedente, tra gli assuntori sono molto più presenti gli italiani che gli stranieri (284 su 58) ed i maschi rispetto alle femmine (329 su 13).
A differenza degli Istituti Penali Minorili, nei Centri di Prima Accoglienza la sostanza più utilizzata è la cannabis (167 minori) rispetto a "due o più tipi di sostanza" (n.81) ed alle oppiacee (n.78).
Anche rispetto alle imputazioni il quadro è molto diverso da quello degli Istituti: nel II semestre 158 italiani su 342 e 26 stranieri su 58 sono imputati di spaccio; è presente, quindi, rispetto agli istituti, una incidenza maggiore di questo tipo di reato tra gli italiani, con percentuali alte rispetto al primo semestre.
Maggiormente utilizzata risulta la modalità di rilevazione degli assuntori attraverso la "dichiarazione volontaria".
Tra gli interventi effettuati dagli Istituti prevale quello di tipo farmacologico, collegato probabilmente ai tempi brevi di permanenza del minore in questo tipo di struttura, che non consente progettazioni di interventi a lungo termine. I servizi del territorio, invece, con i quali si avviano maggiori collaborazioni sono i servizi ambulatoriali delle UU.SS.LL.
Non appare significativo il dato relativo all'accertamento del VIRUS HTLV - III/LAS in relazione ai brevi tempi di permanenza del minore nelle strutture.
UFFICI DI SERVIZIO SOCIALE PER MINORENNI
Il Servizio Sociale per Minorenni ha rilevato n.643 assuntori su 9.133 soggetti con cui è entrato in contatto nel I semestre 1991, mentre nel II semestre gli assuntori sono stati n.423 rispetto a 8.109 soggetti. In questo tipo di servizio si rileva quindi una significativa diminuzione percentuale tra primo e secondo semestre, pari a 7,04% e 5,22%. Le zone che segnalano maggiormente la presenza del fenomeno sono quelle di Roma, Firenze, Ancona, L'Aquila e gli Uffici di Servizio Sociale della Campania.
Netta prevalenza di minori italiani (n.419) rispetto agli stranieri (n.4), e di maschi (n.387) sulle femmine (n.36). Il tipo di sostanza più utilizzata in questo gruppo è la cannabis seguita dalle oppiacee.
La modalità di rilevazione più frequente è la dichiarazione volontaria, così come per gli altri servizi.
Nettamente prevalente risulta l'intervento di tipo psicologico e la collaborazione con i servizi ambulatoriali UU.SS.LL. Più elevata la collaborazione con comunità terapeutiche residenziali rispetto ad altri tipi di servizio.
I risultati sull'intero anno 1991, confermano quanto emerso nel I semestre.
I singoli servizi propongono immagini molto diversificate dei minori assuntori di droga fortemente collegate al contesto in cui il dato viene rilevato.
Osservando più attentamente il dato sugli interventi attuati emerge coerentemente anche qui una netta differenziazione. Nei Centri di Prima Accoglienza l'intervento è infatti una sorta di primo intervento sulla crisi ed è prevalentemente di tipo farmacologico, mentre negli Istituti e nei Servizi Sociali, dove i tempi dell'intervento sono più lunghi, è maggiormente utilizzato quello psicologico e/o di sostegno.
Molto interessante il dato sul rapporto con gli altri servizi che richiama una delle principali funzioni degli operatori della giustizia minorile: quella di possibili rilevatori e traduttori a partire da una situazione di difficoltà espressa attraverso comportamenti sanzionabili penalmente, di bisogni ai quali le persone possono trovare risposte in sedi non penali. Il ruolo dei servizi minorili diventa in questo caso quello di "invianti" alle sedi più opportune per dare risposte a questo tipo di bisogni.
A questo proposito si segnala come l'Ufficio Centrale per la Giustizia Minorile abbia nel corso del 1991 attuato convenzioni con comunità terapeutiche per tossicodipendenti su tutto il territorio nazionale (n.10 comunità). Nel corso dell'anno, le presenze sono andate gradualmente crescendo partendo da un minimo di 487 ad un massimo di 835.
Nel caso di problematiche di uso di droga già è stato segnalato come sia importante distinguere tra la risposta ad una azione deviante e la risposta alla condizione del tossicodipendente.
Il numero di interventi attuati in collaborazione con altri servizi non è molto elevato e ciò segnala probabilmente agli operatori la difficoltà, nelle situazioni di assunzione di droga, di creare una punta tra contesto di controllo e contesto di trattamento.
Su questo è in corso un acceso dibattito tra operatori, servizi dell'Ente Locale, magistratura, ecc., per mettere a punto modalità di intervento più efficaci che, considerando le risposte al reato con i loro tempi, modi, obiettivi, e le risposte alla tossicodipendenza con i loro tempi, modi, obiettivi, possa ricercare gli spazi di compatibilità tra i due settori.