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Conferenza droga
Rossi Carla - 11 settembre 1992
Aids in carcere

L'epidemia HIV esplode nelle carceri di tutto il mondo.

La guerra alla droga dichiarata da Bush sembra aver prodotto, oltre all'aumento dei proventi e della pericolosità delle Narcomafie, anche l'ingresso nelle carceri di tutti i Paesi che a tale guerra hanno aderito di un numero sempre crescente di tossicodipendenti e, con questi, di droga che, consumata in condizioni igienico-sanitarie assai precarie, ha prodotto il dilagare del virus HIV tra i tossicodipendenti di tutto il mondo dentro e fuori le carceri e, attraverso i rapporti sessuali con questi, a un enorme numero di nuove infezioni di persone giovani non appartenenti ai tradizionali "gruppi a rischio". Recenti screening effettuati negli Stati Uniti hanno evidenziato che ben il 3% degli studenti delle High Schools risulta HIV positivo. Anche gli Stati Uniti stanno quindi osservando lo sviluppo dell'epidemia tra i tossicodipendenti e nella popolazione giovanile in genere, problema che, fino a pochissimo tempo fa sembrava confinato all'Italia e alla Spagna. L'esplosione planetaria dell'epidemia nelle carceri

ha suggerito agli organizzatori della recente Conferenza Mondiale sull'AIDS, che si è tenuta ad Amsterdam, di includere nel programma un'intera sessione dedicata al problema delle carceri. Nel seguito riporteremo in sintesi quanto emerso dalle relazioni e dalla discussione nell'ambito di tale sessione.

Nell'ambito degli interventi non potevano mancare rappresentanti italiani e spagnoli che, come si diceva in precedenza, sono i due Stati in cui, prima si è evidenziata l'epidemia di AIDS tra i tossicodipendenti. In particolare, per la Spagna è intervenuta Mercedes Diaz, che parlava a nome del Governo spagnolo, e ha illustrato i numerosi interventi effettuati, sia per quanto riguarda l'educazione e la prevenzione, sia per quanto riguarda la sorveglianza attuata mediante screening volontario e anonimo. In questo modo è possibile disporre anche di dati statistici che, per esempio, permettono di affermare che si ha una percentuale di sieropositività pari al 20,6% all'ingresso in carcere e che la percentuale è più alta nelle donne in quanto, oltre al rischio legato all'uso promiscuo di siringhe, è anche molto elevato il numero di quante si prostituiscono "per droga". Per quanto riguarda la popolazione carceraria in genere, a seguito dei massicci interventi, si è osservata una diminuzione della percentuale di sier

opositività nel triennio 1989-1991, si è infatti passati dal 50% al 45%. Giova ricordare che tra gli interventi viene effettuata una massiccia distribuzione di condoms, sono consentite visite coniugali, cui si assicura l'opportuna riservatezza, e, per quanto riguarda i malati, sono previsti sconti di pena. Inoltre la Spagna è stato uno dei primi Paesi d'Europa ad attuare programmi di scambio siringhe tra tossicodipendenti, secondo solo all'Olanda, e, già dal 1985, sono in vendita nei supermercati confezioni di condoms e siringhe con accluse informazioni relative alla prevenzione del contagio da HIV a prezzi molto scontati (il primo caso di AIDS tra tossicodipendenti è stato diagnosticato in Spagna nel primo semestre del 1982).

Per quanto riguarda l'Italia, Enrica Mazzola ha riferito di un'iniziativa di informazione e autoaiuto attuata su base volontaria all'interno del carcere femminile di Torino, cui ha partecipato anche Susanna Ronconi. Nessun intervento ufficiale, invece, da parte di rappresentanti del Governo.

Stephen Machon ha quindi parlato della situazione attuale nello Stato e nella città di New York; ha ricordato che ci sono stati recentemente enormi finanziamenti per il potenziamento delle misure repressive e delle carceri americane, a seguito della "guerra alla droga" del Presidente Bush, che ha portato in carcere numerosissimi tossicodipendenti (l'80% delle presenze nelle carceri americane è legata a motivi di droga e il 60%-70% ha alle spalle storie di droga). Anche negli Stati Uniti, quindi, sono soprattutto i tossicodipendenti a finire in carcere e questi ultimi sono per lo più afroamericani (50%) o latinoamericani (32%). Attraverso test volontario e anonimo si è riscontrata una proporzione di sieropositivi tra 17% e 35% per gli uomini e tra 19% e 25% per le donne, ma le stime più accreditate parlano di una percentuale attorno al 50%. Una caratteristica particolare degli Stati Uniti sembra essere il fatto che anche tossicodipendenti che fanno uso di crack e non iniettano, ma fumano soltanto la sostanza,

sono in gran parte sieropositivi, dato l'alto numero di quanti si prostituiscono in cambio della dose di droga o del denaro per acquistarla. Un'altra peculiarità è legata al diffondersi nelle carceri di epidemie di tubercolosi, che si innestano e si affiancano all'epidemia di HIV che, attraverso il contatto con i tossicodipendenti, si sta diffondendo anche tra giovani della popolazione generale. Solo nella città di New York la mortalità per AIDS tra giovani ha raggiunto il tasso di 20/100.000 per anno. Gli interventi, specialmente all'interno delle carceri, sembrano essere di tipo educazionale.

Della situazione in Inghilterra e Galles ha parlato Kate Dolan. Non sembra particolarmente grave il problema della diffusione dell'HIV legato alla tossicodipendenza (ricordiamo che il medico personale può liberamente prescrivere farmaci sostitutivi ed esistono vari programmi di distribuzione controllata dell'eroina). La presenza di tossicodipendenti nelle carceri non è particolarmente rilevante, in ogni caso, come in Italia e in ogni altro Paese "proibizionista" del mondo, in carcere entra comunque più droga iniettabile che siringhe e, di conseguenza, i tossicodipendenti detenuti condividono le siringhe per iniettare la droga e, in questo modo, contribuiscono al diffondersi del virus HIV. Giova menzionare che si stima nel Paese un numero di tossicodipendenti abituali pari a circa 100.000 e di questi circa 3000 si stima condividano siringhe in carcere ogni anno. Tra quanti sono stati in carcere, infatti, la proporzione di sieropositivi è vicina al 10%, mentre tra quanti non hanno avuto esperienze carcerarie è

molto inferiore. Non sono in atto particolari programmi nelle carceri, mentre la siuazione potrebbe molto migliorare introducendo misure come programmi di scambio siringhe o diminuzioni di pena per gli infetti e i tossicodipendenti o introdurre misure adatte a tenere i tossicodipendenti fuori delle carceri. L'impatto di ognuna di queste misure è stato quantificato con precisione attraverso studi di scenario condotti in collaborazione da equipe di esperti di varie organizzazioni.

Della situazione africana ha parlato il dottor Simooya, proveniente dallo Zambia. Ricordiamo che in Africa l'epidemia si diffonde soprattutto attraverso rapporti eterosessuali non protetti. L'omosessualità nelle carceri non sembra essere un particolare problema, mentre la presenza di tossicodipendenti sia nella carceri, sia nel Paese, è irrilevante. Nonostante questa situazione generale, non si è ritenuto opportuno permettere visite coniugali in carcere, né distribuire condoms in carcere o alla popolazione generale. Si approfitta invece della permanenza nelle carceri per fare informazione sul problema del contagio.

Infine Theodore Hammett ha fatto un excursus sulle inadempienze dei vari Paesi in merito alle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a proposito di sieropositivi e malati di AIDS in carcere. Ha ricordato che in particolare si raccomanda di: svolgere programmi di informazione per i detenuti, non effettuare test anti-HIV se non su base volontaria, non mettere in atto misure di segregazione dei sieropositivi o malati di AIDS. Dalle indagini effettute in 42 Paesi è emersa una situazione molto lontana da tali raccomandazioni. Nella tabella che segue sono riassunti alcuni risultati dell'indagine.

AFRICA

numero di carceri considerate 9

programmi di informazione 2

test obbligatorio 0

test volontario 2

segregazione dei sieropositivi 0

non segregazione sistematica 3

USA

numero di carceri considerate 51

programmi di informazione 50

test obbligatorio 17

test volontario 33

segregazione dei sieropositivi 4

non segregazione sistematica 46

CANADA

numero di carceri considerate 12

programmi di informazione 11

test obbligatorio 0

test volontario 9

segregazione dei sieropositivi 0

non segregazione sistematica 12

ALTRI PAESI AMERICANI

numero di carceri considerate 8

programmi di informazione 3

test obbligatorio 1

test volontario 3

segregazione dei sieropositivi 3

non segregazione sistematica 4

GERMANIA

numero di carceri considerate 8

programmi di informazione 8

test obbligatorio 1

test volontario 5

segregazione dei sieropositivi 0

non segregazione sistematica 4

ALTRI PAESI EUROPEI

numero di carceri considerate 19

programmi di informazione 16

test obbligatorio 3

test volontario 7

segregazione dei sieropositivi 3

non segregazione sistematica 15

AUSTRALIA

numero di carceri considerate 7

programmi di informazione 7

test obbligatorio 5

test volontario 2

segregazione dei sieropositivi 5

non segregazione sistematica 2

Si osserva inoltre che, in generale, non c'è distribuzione di condoms nelle carceri perchè l'attività sessuale è, nella quasi totalità dei casi, vietata. Non ci sono inoltre in generale programmi di scambio o distribuzione di siringhe sterili per lo stesso motivo formale.

Al termine delle relazioni ha brevemente parlato il discussant dottor Jurgens della Mc Gill University (Canada), che ha espresso un parere molto duro sulle politiche sulla droga attualmente in atto nel mondo. In particolare ha sostenuto che stiamo osservando una crescita della sieropositività nelle carceri legata al problema della tossicodipendenza e "questo è il risultato di leggi che criminalizzano l'uso o il possesso di droghe" portando la gran parte dei tossicodipendenti in carcere. Costoro passano gran parte dell'esistenza a entrare e uscire dagli Istituti di pena. In carcere il rischio di contagio cresce per la necessità di condividere aghi e siringhe. I politici e i responsabili carcerari si oppongono all'idea di fornire materiale sterile ai detenuti dicendo che questo apparirebbe come un incoraggiamento in un ambiente che è fatto apposta per applicare le leggi e scoraggiare l'uso di droghe. Ma poiché l'infezione da HIV ha conseguenze devastanti occorre accettare le contraddizioni e, dato che i tossic

odipendenti sono in carcere a causa della punizione e non con il fine della punizione, i Governi avrebberoil dovere di guardare in faccia i rischi dell'impatto della diffusione dell'HIV nelle carceri. Un ulteriore problema è legato al fatto che le misure di salute pubblica e terapeutiche sono particolarmente deficitarie nelle carceri. In ogni caso i detenuti non dovrebbero essere esposti a rischi maggiori di contagio per il solo fatto di essere dentro. Lo Stato ha responsabilità specifiche per quanto riguarda il loro stato di salute. "La guerra contro la droga negli USA è diventata una guerra contro i consumatori di droghe con cui è costretto a trattare il sistema penitenziario anziché quello sanitario".

 
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