SINTESI italiana degli articoli apparsi su HIGH TIMES MAGAZINE, marzo 92. (meglio leggere l'originale inglese, qui inserito).
Intervista ad Arnold S. Trebach, presidente e fondatore (dal 1986) della Drug Policy Foundation, professore all'American University di Washington, DC e noto esperto internazionale per le riforme alla politica sulla droga.
"La Drug Policy Foundation è nata perché mi sembrava che ci fosse bisogno di un gruppo di studiosi e professionisti capace di affrontare con chiunque la battaglia sulla drug war.
Volevo proporre un'idea decente e rispettabile di opposizione alla drug war in atto, costruita su dati e ricerche.
Nei miei insegnamenti cerco di riunire insieme i temi dell'alterazione della coscienza e le questioni della politica sulla droga; parlo parecchio della dipendenza dalle sostanze, soprattutto dall'eroina e dal tabacco, poiché le dinamiche di chi ne è dipendente sono molto simili.
La maggioranza dei miei studenti afferma che i miei corsi non modificano i loro comportamenti nei confronti delle sostanze illegali, mentre sono in molti a chiedermi spiegazioni sul perché il governo dica così tante bugie sulle questioni della droga.
Quando si parla dei consumatori di droga, in genere non li si considera per niente. Non credo che siano persone cattive o pericolose, anche se sono trattate proprio come tali. E questa è una delle conseguenze della politica sulla droga attuata dal governo.
Altre categorie di persone vittime della drug war sono quei gruppi di individui che soffrono di gravi malattie, come l'AIDS e il cancro, ai quali viene negato quel sollievo al dolore, all'ansietà e ai vari sintomi che potrebbero invece avere usando marijuana, ed anche eroina o altre sostanze.
Credo sia terribile continuare a negare loro questo sollievo. Se questa situazione continua, saremo tutti soggetti ai terribili problemi dell'AIDS.
L'attuale politica sulla droga dice che se si usano sostanze per via endovenosa si rischia di morire, semplicemente. Non si dà alcuna protezione a chi fa uso di tali sostanze: non vogliamo fornire siringhe sterili, nè droghe illegali per scopi medici, costringendo così tutta questa gente a trasgredire la legge.
L'odio e l'isteria della Casa Bianca verso i consumatori di droga causano la diffusione dell'AIDS e un enorme aumento dei problemi per un enorme numero di poliziotti.
Se domattina alle nove togliessimo tutte le leggi sulla droga, staremmo molto meglio. Certo, avrei paura, ma ho molta più paura per quello che accade oggi.
Le droghe sono una grossa minaccia, ma odio, rabbia, proiettili, coltelli e brutalità poliziesche sono minacce ancora più grandi. Io accetterei subito la piena legalizzazione di ogni sostanza, e poi potremmo combattere ogni abuso con più successo di oggi, grazie a prevenzione, educazione e trattamenti sanitari - non con leggi criminali."
STORIA DI DUE DONFERENZE (parte 1).
La 4^ conferenza annuale della Drug Policy Foundation è iniziata ufficialmente a Wahington, DC alle ore 9 del 14 novembre 91.
Arnold Trebach, presidente e fondatore della DPF, ha parlato dei successi ottenuti quest'anno. "La Proposition P, per autorizzare l'uso medico di marijuana, ha ottennuto l'80% dei voti del Consiglio comunale di San Francisco; la NIDA (National Institute on Drug Abuse) ha appena deciso di sperimentare l'Ibogaine, una sostanza che può ridurre la dipendenza da eroina e cocaina; la battaglia per le siringhe pulite ai tossicodipendenti ha registrato nuovi successi, grazie alle AIDS Brigade di Joey Tranchina." Tuttavia Kevin Zeese, vicepresidente della DPF ha ricordato che la "drug war è viva e vegeta". Infatti, le galere americane sono le più affollate del mondo, i reati aumentano come mai prima, sempre più vengono applicate pene detentive e presto i denari statali arriveranno per controllare le disposizioni particolari di vari stati.
Per la questione dell'harm reduction, è interventuto un rappresentante svizzero per illustrare le iniziative in atto su questo fronte in Europa.
Fra le numerose commissioni di lavoro, George McGovern - già senatore e candidato presidenziale - è intervenuto nel National Drug Strategy Workshop per affermare che "è ormai ora di sostituire la drug war con qualcosa di più costruttivo - visto che finora ha soltanto provocato più danni." La mattina seguente si è svolta una manifestazione pubblica non violenta in favore della proposta di uso medico per la marijuana. Una ventina di militanti si sono riuniti davanti al palazzo degli Health and Human Services. Due persone si sono incatenate al cancello d'ingresso, mentre veniva sciolto uno striscione con la scritta "Niente erba, niente pace!" Nella sessione pomeridana dei lavori c'è stato l'intervento di Joseph Galiber, senatore democratico dello stato di New York. Convinto che la legalizzazione sia l'unica via per fermare subito la violenza e per far diminuire i tossicodipidenti di strada grazie a informazione e prevenzione, egli propone l'equiparazione della cannabis agli alcolici, mentre le droghe pesanti do
vrebbero essere fornite ai tossicodipendenti dietro ricetta medica.
Forse la più intensa sessione della conferenza è stato il medical-marijuana workshop, diretto da Lester Grinspoon. La discussione si è accesa intorno al tema se lavorare per la richiesta di marijuana per uso medico oppure se non fosse stato meglio lottare per la completa legalizzazione della cannabis. E l'appassionato intervento di Jo Daly, affetta da cancro al colon, ha chiarito che finchè le centinaia di persone che oggi negli US usano marijuana dietro ricetta medica non usciranno allo scoperto, questa battaglia non potrà avere alcun successo.
La mattina successiva c'è stato l'intervento di Milton Friedman, premio Nobel per l'economia. "La war on drugs è un fallimento perché è una iniziativa socialista. E' inefficiente, costosa, a vantaggio di chi comanda e produce danni enormi a molte persone. Potremo superare la war on drugs solo se riusciremo a ridurre l'intervento e il potere del Governo ed a restituirlo alla gente." Nel pomeriggio sono proseguiti i lavori delle varie commissioni, dalle iniziative sullo scambio di siringhe alla crisi carceraria alla scomparsa dei diritti legali all'espansione della mente.
La sera, infine, si è svolta la cerimonia di premiazione alle persone che hanno attivamente lavorato per riformare la politica sulla droga nel 1991. Sono stati premiati Ken e Barbra Jenks, la coppia malata di AIDS che ha fatto conoscere all'intera nazione l'importanza della marijuana come medicina, vincendo la battaglia legale per il suo uso medico. (Barbra, 25 anni, è morta il 28 marzo 92, alcuni mesi dopo che la corte federale della Florida aveva definitivamente riconosciuto come la cannabis fosse una necessità medica nel trattamento dell'AIDS).
Gli altri premi sono toccati al Dr. Thomas Szasz ("Finchè non disarmeremo i medici, non potremo fermare la tragica crociata americana contro l'autonomia personale e la responsabilità individuale mascherate come una questione di salute pubblica"), al Giuduce Distrettuale Robert Sweet ("La drug war è fallita. Solo con l'educazione, la responsabilità individuale e le cure chi è tossicodipendente può essere aiutato"), al Capo della Polizia di New Haven, Nicholas Pastore ed a George Clark, direttore del Prevention Point, l'organizzazione di San Francisco che negli ultimi tre anni ha scambiato 600.000 siringhe pulite tra i tossicodipendenti della Bay Area.
La confernza della DPF si è poi conclusa con la consegna a Milton Friedman del riconoscimento per la sua opera nell'ambito della Drug Policy Reform.
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