COMUNICATO DEL COORDINAMENTO RADICALE ANTIPROIBIZIONISTARoma, 15 settembre - Il ministro Martelli sembra essersi reso conto della disastrosa situazione in cui versano le carceri italiane che, soprattutto grazie alla legge Jervolino-Vassalli, stanno letteralmente scoppiando. Per quanto riguarda i tossicodipendenti il ministro ora indica una soluzione che sotto alcuni aspetti ci trova d'accordo anche se si mostra inadeguata rispetto ai problemi di chi vive nell'illegalità del proibizionismo.
Il decreto del ministro di Grazia e giustizia, che reitera modificandoli i precedenti decreti di luglio, stabilisce che possa essere scarcerato non solo chi è stato condannato a una pena detentiva non superiore ai quattro anni (rispetto ai tre previsti dalla legge Jervolino-Vassalli) ma anche chi debba ancora scontare una pena "nella stessa misura".
Un'altra novità reale ci sembra consistere nel fatto che i tossicodipendenti possano seguire il programma terapeutico presso i servizi pubblici, abbandonando l'obbligo del ricovero in una comunità terapeutica residenziale privata.
La parte che riguarda i detenuti affetti da virus Hiv ci sembra positiva, anche se avremmo preferito che si facesse riferimento a quei criteri oggettivi che esistono e che corrispondono alla sofferenza reale dei malati di Aids piuttosto che rimettersi al giudizio di un ministro della Sanità che ha già dato cattiva prova di sé.
La nostra valutazione è che il ministro Martelli abbia recepito le tante critiche che molti, a cominciare da noi, hanno mosso alla legge Jervolino-Vassalli e che si stia muovendo in questa stessa direzione.