Da un'intervista di Pino Corrias ad Albert Hofmann, gennaio 1992.
(Viaggi Acidi, Millelire/Stampa Alternativa).
Albert Hofmann, nato nel 1906 a Baden (Svizzera) si laureò in chimica nel 1929 presso l'Università di Zurigo. Entrò subito a far parte dei laboratori di ricerca chimico-farmacologica della Sandoz, diventando poi direttore della ricerca presso il dipartimento dei prodotti naturali.
Il 19 aprile 1943, a 37 anni, decise di sperimentare l'LSD (contrazione del termine tedesco per dietilamide dell'acido lisergico), la sostanza che aveva sintetizzato casualmente 5 anni prima lavorando sulle muffe della segale cornuta.
Dal 1971 ha cessato la sua attività lavorativa e vive nei pressi di Basilea.
Pino Corrias: Che effetto le fa la storia della sua sostanza?
Albert Hofmann: Uno strano effetto, perché se ne è abusato con troppa leggerezza. Gli allucinogeni sono da prendere molto sul serio. Agiscono nel profondo, non le si può usare per agitare la superficie liscia di un gioco. In America e in Europa l'LSD è sato spesso usato in forma sbagliata.
PC: E' vero che dopo anni di oblìo, l'acido sta ritornando in auge?
AH: Leggo sul "New York Times" che molti ragazzi lo stanno riscoprendo.
PC: Negli anni settanta si dicevano molte cose contradditorie sui danni prodotti dall'LSD.
AH: Era cattiva informazione. Con assoluta certezza l'acido non produce dipendenza, non distrugge cellule, non ha controindicazioni mediche. L'unico problema è essere pronti a superare la prima volta. Lo shock della rivelazione.
Ci sono stati casi di ragazzi che non sono più riusciti a tornare indietro con la testa.
PC: Perché fu proibito l'uso dell'LSD?
AH: Perchè secondo l'opinione corrente l'acido è una droga del tutto incompatibile con la vita, con la produzione, con gli orari, con i comportamenti standard.
PC: Per esempio?
AH: E' molto difficile pensare che un tale, dopo aver preso l'acido, abbia voglia di andare al lavoro. Questa almeno è l'opinione corrente.
PC: E secondo lei?
AH: In parte la condivido. Resta il fatto che io ci convivo da oltre mezzo secolo.
PC: Come mai, secondo lei, le organizzazioni criminali non si sono mai occupate dell'acido?
AH: Immagino perché non dà dipendenza, dunque non stabilizza il mercato.
Non ci si può fare molti acidi in tempi ravvicinati.
PC: Perché?
AH: Perché semplicemente smette di fare effetto, è molto semplice. In tanti anni di sperimentazioni ho stabilito che deve passare almeno l'intervallo di una settimana tra un acido e l'altro.
PC: Lei è favorevole alla legalizzazione delle droghe?
AH: Mi sembra l'unica via d'uscita possibile. E' ovvio che il proibizionismo ha funzionato come forma diabolica di liberalizzazione. In qualunque città del mondo si può trovare eroina, cocaina, crack. Legalizzare le droghe pesanti consentirebbe, al contrario, un forte controllo sulle sostanze. Taglierebbe il mercato gestito dalle grandi associazioni criminali che il proibizionismo ha reso imbattibili.
PC: Perché c'è così tanta ostilità verso la legalizzazione?
AH: Lei parla dei governi? E si stupisce? Credo che esistano delle pressioni fortissime. Sarebbe ingenuo pensare che la mafia non utilizzi il suo enorme potere per garantire la sopravvivenza del proprio principale mercato.
PC: Per quasi mezzo secolo lei si è occupato di LSD, studi, esperimenti, conferenze, libri: è soddisfatto?
AH: Ne è valsa la pena. Tra le molte cose, mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, come Junger, Huxley, Leary...o Ginsberg, con cui ci vediamo quasi ogni anno, in California o in Messico e abbiamo un sacco di storie da raccontarci.
PC: Quando si è fatto l'ultimo acido?
AH: Tre anni fa, in Messico, notte di luna piena, alta montagna. Sensazione di estasi, di fratellanza. Di essere una parte del mondo. Molto piccola, però unica.
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