L'accezione comune del termine droga è all'incirca la seguente: una sostanza che agisce sulla mente o sul sistema nervoso, che crea assuefazione o dipendenza e di cui sono vietati produzione, commercio e consumo per fini non-medici (2). I sinonimi più usati sono: narcotico, stupefacente, sostanza psicotropa.
Dalla prima Convenzione Internazionale sull'Oppio del 1912, sono stati firmati 15 trattati multilaterali sulle droghe. I più importanti attualmente in vigore sono i seguenti tre.
- La Convenzione Unica sugli Stupefacenti (New York, 30 marzo 1961, 133 aderenti) e il protocollo di emendamento (Ginevra, 25 marzo 1972, 106 aderenti).
- La Convenzione sulle Sostanze Psicotrope (Vienna, 21 febbraio 1971, 106 aderenti).
- La Convenzione delle Nazioni Unite contro il Traffico Illecito di Stupefacenti e Sostanze Psicotrope (Vienna, 20 dicembre 1988, 50 aderenti più la Comunità Europea).
Decine di stupefacenti e sostanze psicotrope sono elencate nelle tabelle annesse alle prime due convenzioni (3).
Rimarrebbe deluso chi cercasse, in questi documenti, un'enunciazione delle ragioni per cui la comunità internazionale ha deciso di bandire produzione, commercio e consumo per fini non-medici delle varie sostanze. Il preambolo della Convenzione del 1961 si limita a osservare da un lato che "l'uso medico degli stupefacenti è indispensabile al fine di alleviare il dolore", e dall'altro che "la tossicomania è un flagello per l'individuo e costituisce un pericolo economico e sociale per l'umanità". Quello della Convenzione del 1971 da un parte esprime preoccupazione "per il problema della sanità pubblica e per il problema sociale derivanti dall'abuso di talune sostanze psicotrope", e dall'altra dichiara che "l'uso delle sostanze psicotrope a fini medici e scientifici è indispensabile". Manca però una descrizione generale esauriente di stupefacenti e sostanze psicotrope, dei loro effetti sull'individuo e sulla società - descrizione da cui dovrebbe discendere la necessità di distinguere tra impieghi medici leg
ittimi e impieghi non-medici illegittimi. Al suo posto c'è, in ambedue le Convenzioni all'articolo 1, una definizione circolare secondo cui i termini stupefacente e sostanza psicotropa designano qualunque sostanza di cui alle tabelle annesse alle convenzioni medesime.
Si può immaginare, comunque, che la proibizione dell'uso non-medico delle droghe sia dovuta alle loro proprietà di sostanze che agiscono sulla mente e che creano dipendenza. Una spiegazione simile, tuttavia, urta col fatto ben noto che le Convenzioni ignorano numerose sostanze - alcool, tabacco, caffè etc. - che hanno una o entrambe queste proprietà. Oppure includono sostanze, come i derivati della Cannabis, che mancano di una delle due proprietà: la creazione di dipendenza.
Altra questione ancora è il grado o l'intensità con cui le varie sostanze possiedono le caratteristiche citate - da cui potrebbe essere discesa la decisione di rendere illegali le più forti. Anche in questo caso, però, legalità e illegalità di sostanze diverse non sembrano riflettere un accordo generale sull'intensità dei loro effetti, né sul piano scientifico, né sul piano politico.
Ad esempio, nella "Relazione della commissione d'inchiesta sulla diffusione della criminalità organizzata connessa al traffico di droga nella Comunità", depositata al Parlamento Europeo il 2 dicembre del 1991, si propone la seguente classificazione.
- Droghe ultrapesanti: eroina, crack.
- Droghe pesanti: morfina, cocaina, fenciclidina, metadone, petidina.
- Droghe medio-pesanti: anfetamine, barbiturici, LSD, psilocibina, mescalina, solventi chimici, assenzio.
- Droghe medio-leggere: oppio, hascisc, khat, coca, tabacco, alcool distillato.
- Droghe leggere: cannabis, alcool fermentato, peyotl, funghi allucinogeni, codeina e tranquillanti.
- Droghe ultraleggere: tè, caffè, cioccolato.
Diffusione e status legale delle varie sostanze psicoattive dipendono da circostanze storico-culturali. L'atteggiamento prevalente dell'Occidente verso le droghe più comuni era, lo scorso secolo, molto diverso da quello attuale. L'oppio veniva venduto senza ricetta medica e a basso prezzo. Medicamenti a base di oppio, come il laudano, avevano un uso diffuso presso tutte le classi sociali come analgesici e sedativi. Malgrado se ne conoscessero le controindicazioni (Thomas De Quincey pubblicò, con enorme risonanza, Confessions of an English Opium Eater nel 1822), nessuno pensò allora di metterlo fuorilegge e la Gran Bretagna addirittura soppresse con la forza militare il tentativo cinese di bandirne le importazioni dall'India (la cosiddetta guerra dell'oppio del 1840-42) (4). Anche la cocaina, fino all'inizio di questo secolo, era legale in tutto l'Occidente: oltre ad essere consumata come tale, essa veniva mescolata in piccole quantità in prodotti d'ogni genere, dalla Coca-Cola al vino (5) .
La masticazione della foglia di coca è a tutt'oggi una pratica popolare in molti paesi dell'America Latina. L'oppio, nelle regioni asiatiche che lo producono, ha tradizionalmente un uso sia medico che ricreativo. Nel mondo islamico è l'alcool ad essere sanzionato negativamente, mentre non è così per l'hascisc. Queste importanti differenze culturali sono riconosciute, seppure molto parzialmente, anche nella Convenzione Unica che, all'articolo 49, garantisce alle parti il diritto di autorizzare in via transitoria sul proprio territorio l'uso per scopi non-terapeutici di oppio (15 anni), foglia di coca e derivati della cannabis (25 anni).
Insomma, l'atteggiamento verso le sostanze psicoattive può variare radicalmente da società a società: il commercio e il consumo di alcool è stato proibito dal 1919 al 1932 negli Stati Uniti; in Africa l'aumento del consumo di alcool e di sostanze sintetiche è molto più sostenuto e preoccupante di quello dei derivati dell'oppio e della cannabis (6); per paesi come Taiwan, Corea del Sud e Giappone il problema della droga è centrato non sull'eroina e la cocaina, bensì sulle anfetamine e le metanfetamine (7).
Classificare una volta per tutte le varie sostanze psicoattive sulla base della loro rispettiva nocività intrinseca (effetti a breve e a lungo termine sull'organismo, creazione di dipendenza etc.) è comunque molto difficile. Primo, perché è lecito attendersi reazioni molto diverse da individuo a individuo. Secondo, perché i molti usi terapeutici suggeriscono l'esistenza di un confine labile tra effetti benefici e effetti nocivi, tra uso e abuso. Difatti, quasi tutte le sostanze chiamate in causa nei paragrafi precedenti hanno impieghi medici correnti: barbiturici e anfetamine tra le sostanze di sintesi, morfina e codeina tra i derivati dell'oppio (8); più recentemente è stato accertato che la marijuana contrasta gli effetti collaterali negativi del trattamento chemioterapico sui malati di cancro e quelli del farmaco AZT sui pazienti affetti da AIDS o sieropositivi.
Classificare le sostanze psicoattive sulla base della loro nocività sociale è altrettanto complesso. Mentre le conseguenze dell'uso e dell'abuso delle sostanze legali - tipicamente: alcool e tabacco - su una data popolazione sono verificabili direttamente, quelle legate all'uso e all'abuso di sostanze illegali lo sono assai meno. In quest'ultimo caso il regime d'illegalità crea una quantità imponente di interferenze all'osservazione medico-sociologica che vanno dall'assenza di regole sulla qualità del prodotto, all'assenza di controlli igienico-sanitari, sino all'atipicità sociale del consumatore - indotta, quest'ultima, proprio dalla criminalizzazione dell'uso delle sostanze in questione, prima fra tutte l'eroina. Valutare le conseguenze sociali della legalizzazione di alcune droghe sulle società sviluppate contemporanee è dunque un esercizio inevitabilmente soggettivo, per la semplice ragione che tale legalizzazione non c'è mai stata. Tutto quello di cui si dispone sono casi storici o antropologici -
società molto diverse dalla nostra per effetto del tempo o della cultura.
Le iniziative proibizionistiche sulle sostanze psicoattive in tutto questo secolo, sino ai giorni nostri, originano negli Stati Uniti d'America. Al di là delle legittime preoccupazioni sugli effetti nocivi derivanti dall'abuso di queste sostanze, dalla fine dell'ottocento il puritanesimo e il moralismo della società americana "giocarono un ruolo centrale nell'ispirare il passaggio di leggi statali e federali che proibivano gli oppiati, la cocaina, l'alcool, le sigarette, la prostituzione e molto altro ancora. [La] convinzione morale che ogni forma d'inebriamento fosse da aborrire, toccò una corda sensibile presso milioni d'americani. [Tale] elogio della sobrietà attrasse settori dell'élite americana, le cui preoccupazioni paternalistiche circa la vulnerabilità delle classi inferiori all'abuso di alcool e di altre droghe si combinavano con il timore che la loro produttività ne potesse risentire. [Inoltre] i movimenti per la proibizione dell'alcool e della droga trassero un forte sostegno dall'associazione com
une delle droghe con le minoranze temute e disprezzate" (9) - l'alcool per quanto riguarda gli immigrati cattolici ed ebrei, l'oppio per gli asiatici, la marijuana per i latino-americani, la cocaina per i neri.
La globalizzazione del proibizionismo statunitense fallì, nel caso dell'alcool, prima ancora di fallire sul piano interno. E' riuscita invece nel caso di molte altre sostanze psicoattive, soprattutto con i derivati dell'oppio, della coca e della cannabis: il regime internazionale di controllo della droga così come oggi lo conosciamo si deve all'iniziativa diplomatica americana (10). Il motivo sembra semplice: mentre l'alcool aveva delle profonde radici culturali nel resto delle società occidentali, cioè in Europa, oppio, coca e cannabis non ne avevano che di molto superficiali. Dal canto loro, i paesi del Sud del mondo non hanno voluto, o non hanno potuto, opporsi a questa partizione tutta occidentale delle sostanze psicoattive tra lecite e illecite: la stragrande maggioranza di essi ha infatti aderito alla Convenzione Unica del 1961.
Per quanto arbitrario, l'attuale regime internazionale di controllo della droga, sostenuto a sua volta dalle varie legislazioni nazionali, ha dunque messo fuorilegge la produzione, il commercio e, quasi ovunque, l'uso per scopi non medico-scientifici dei derivati dell'oppio, della coca e della cannabis - nonché di molte altre sostanze psicoattive. La persistente domanda di queste sostanze nell'occidente industrializzato genera il problema-droga così come viene comunemente inteso da noi, oltre a un giro d'affari di difficile quantificazione ma sicuramente non trascurabile.
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(2) Il termine droga ha in molte lingue altri significati: spezia in italiano, composto medicinale in inglese e francese, etc.
(3) Come già osservato, i termini stupefacente e sostanza psicotropa sono essenzialmente sinonimi. A prima vista si potrebbe pensare che il primo denoti sostanze di origine naturale e il secondo sostanze di sintesi. Ma non è così: la Convenzione Unica specifica che il termine stupefacente comprende entrambe la categorie. Perché si sia proceduto con due distinte convenzioni, invece che con unico emendamento alla Convenzione del 1961 resta, per chi scrive, un mistero. Sta di fatto che, con la Convenzione sulle Sostanze Psicotrope, il regime venne esteso a molte sostanze di sintesi, come gli allucinogeni (LSD), gli stimolanti (anfetamine) e i sedativi ipnotici (barbiturici).
(4) La letteratura inglese dell'ottocento, da Coleridge a Wilkie Collins, passando per De Quincey, è stata influenzata dall'oppio in modo non trascurabile.
(5) Nel 1863 un ingegnere chimico corso di nome Angelo Mariani metteva in commercio un vino da tavola cui venivano aggiunti dai 35 ai 70 mg di cocaina a bottiglia. Il "vino Mariani" venne apprezzato da personalità come Zola, Ibsen, Anatole France, Massenet, Rodin, Sarah Bernhardt e ricevette persino una medaglia d'oro dal Papa Leone XIII. Cfr. Ethan A. Nadelmann, "Légalisation: la fin du narco-trafic?", Politique Internationale, estate 1990.
(6) Cfr. Jacques Iguel, "L'alcool en Afrique noire: le Sud consomme ce que le Nord produit", in Guy Delbrel (a cura di), Géopolitique de la drogue, Editions La Découverte, Parigi, 1991; United Nations, Report of the International Narcotics Control Board for 1991 [d'ora in avanti INCB 1991 Report], Vienna, 1992, pp. 12-15 e pp. 19-20.
(7) Cfr. Bill Savadove, "High Society", Far Eastern Economic Review [d'ora in avanti FEER], 12 settembre 1991; H. Richard Friman, "The United States, Japan, and the International Drug Trade", Asian Survey, settembre 1991.
(8) L'uso medico dell'oppio ha origine antichissime e prosegue sino ai giorni nostri. Scopo della Convenzione Unica del 1961 è appunto quello di controllare che la produzione mondiale di droghe non ecceda la quantità ritenuta "essenziale per scopi medici e scientifici". Per gli oppiati, tale quantità veniva stimata nel 1990 in circa 200 tonnellate di morfina equivalente. Cfr. INCB 1991 Report, p. 17.
(9) Ethan A. Nadelmann, "Global Prohibition Regimes", International Organization, autunno 1990.
(10) "Uomo chiave di tale iniziativa fu Harry Anslinger, direttore del Federal Bureau of Narcotics dalla sua creazione nel 1930 sino al 1962 e già responsabile della sezione esteri dell'agenzia federale sul proibizionismo alcoolico". Ibidem.