Sebbene siano molte le sostanze psicoattive rese illegali, l'attenzione internazionale si concentra quasi esclusivamente sui derivati di oppio, coca e cannabis. Ciò è dovuto principalmente al fatto che le poche fonti di informazione sistematica disponibili sulla produzione e sul commercio - tutte di origine statunitense - si limitano appunto alle tre sostanze citate.
Va segnalato, comunque, che sia in Europa che negli Stati Uniti si sta assistendo a una rapida crescita nel consumo di una sostanza sintetica, la methylene dioxymethamphetamine (MDMA), meglio conosciuta come Ecstasy e venduta in pastiglie. In Gran Bretagna i consumatori di Ecstasy sarebbero, ad esempio, già il doppio dei consumatori di cocaina. Il prezzo al dettaglio di una dose di questa sostanza - tra le 30 e le 80 mila lire, contro le circa 200 mila di un grammo di cocaina - sembra tale da garantire un ampio margine di profitto, anche se non si conoscono con certezza i costi di produzione. I principali produttori dell'Ecstasy smerciato in Europa si troverebbero in Olanda (75-80%) e in Polonia (12).
La tabella 1 riassume le stime del governo degli Stati Uniti sui maggiori produttori mondiali di oppio, foglia di coca, marijuana e hascisc. Va subito notato che la produzione annuale di marijuana degli Stati Uniti, pur non comparendo qui, è stimata attorno a un terzo del totale mondiale (13). Inoltre, nell'uso di questi dati vanno tenute ben presenti alcune avvertenze: chi li ha elaborati si dichiara ragionevolmente certo solo della superficie coltivata; lo è assi meno invece per quanto riguarda il potenziale produttivo delle rispettive colture, i risultati dei raccolti (che possono variare a secondo del tempo atmosferico e delle tecniche impiegate) e i processi di raffinazione. Riassumendo, i dati "rappresentano una stima della produzione potenziale, la cui quantità il governo degli Stati Uniti ritiene potrebbe essere stata prodotta se, e solo se, tutto il raccolto disponibile fosse stato convertito in droghe finite con un'efficienza produttiva ordinaria. Poiché le perdite non sono calcolate, la produ
zione reale non può essere misurata precisamente; potrebbe essere maggiore o minore di queste stime" (14). A titolo di esempio, il Bureau of International Narcotics Matters calcola che se nel 1990 Colombia, Bolivia e Perù avessero trasformato in cocaina tutte le foglie di coca (dedotti i sequestri e il consumo locale), sarebbero state disponibili per l'esportazione tra le 700 e le 890 tonnellate di questa droga (15).
Detto questo, è però vero che le stime permettono di farsi un'idea abbastanza certa quantomeno rispetto alla tendenza produttiva che, ad eccezione dell'hascisc, sembra essere decisamente in aumento. In particolare la disponibilità di oppio sarebbe aumentata, tra il 1987 e il 1990, di più del 50%, grazie soprattutto all'incremento nella produzione in Birmania, quasi triplicata nello stesso arco di tempo.
Come si può vedere, vengono citati complessivamente 16 paesi. Fatta eccezione per il Libano e il Marocco - che però si limita a produrre poco più dell'8% di hascisc - dal punto di vista geografico emergono abbastanza chiaramente tre grosse aree produttive: il Sud-Est asiatico (Birmania, Laos e Thailandia), in un'area conosciuta altrimenti come il Triangolo d'oro; l'Asia Sud-Occidentale (Afghanistan, Iran, Pakistan), in un'area che va anche sotto il nome di mezzaluna d'oro (Golden Crescent); l'America Latina.
Dal punto di vista delle coltivazioni, risulta abbastanza chiaramente come l'oppio sia concentrato in Asia e la coca in America Latina. La cannabis viene prodotta e lavorata in America Latina, in Asia Sud-Occidentale e in Medioriente. Eccezioni a questo modello sono il Libano e il Messico, che insieme producono quasi il 3% dell'oppio.
Altra eccezione, recentissima, è la Colombia: secondo la Drug Enforcement Administration (DEA) americana, le organizzazioni colombiane dedite alla lavorazione della coca e al traffico di cocaina erano, nel gennaio del 1992, in uno stadio avanzato della diversificazione delle proprie attività, con la produzione di oppio e la sua raffinazione in eroina (16). Dopo cinque mesi, in giugno, Melvin Levitsky, responsabile per i problemi della droga al Dipartimento di Stato statunitense, testimoniava in Congresso che la Colombia era diventata il terzo produttore mondiale di oppio, con circa 20.000 ettari coltivati, contro i 29.000 del Laos e i 161.000 della Birmania (17). L'inclusione rapida nell'economia della droga delle zone andine del sud del paese ora coltivate a oppio, ha innescato il solito circolo vizioso di violenza e corruzione, anche se ha drasticamente aumentato il reddito dei contadini interessati (18).
Più incerte, anche se di intensità crescente, le notizie riguardanti l'aumento delle colture di papavero nelle repubbliche asiatiche già sovietiche. Più in generale, tutto il mondo ex comunista si suppone essere rapidamente diventato una nuova terra di conquista per i narcotrafficanti, che lo utilizzerebbero per il transito delle droghe e per il riciclaggio dei capitali (19).
In ogni caso, i paesi presi in considerazione in questo lavoro sono: Afghanistan, Birmania, Bolivia, Colombia, Iran, Laos, Libano, Pakistan, Perù e Thailandia.
Per quanto riguarda gli altri (Belize, Equador, Guatemala, Giamaica, Marocco e Messico) valgano le osservazioni seguenti. Primo, si è scelto di privilegiare produzione e commercio di eroina e cocaina, a causa del loro più alto profilo economico. In questa logica si è data la precedenza ai maggiori produttori. Come si vede, Messico e Guatemala nel caso dell'eroina, Equador nel caso della cocaina, producono quantità molto limitate sul totale della produzione mondiale della rispettiva sostanza. Va anche notato che alcuni dei principali produttori di hascisc e marijuana sono nel contempo produttori di droghe pesanti: Colombia, Pakistan e Afghanistan. Dal canto loro, Belize e Giamaica si limitano a produrre, messi assieme, circa lo 0,5% del totale mondiale di marijuana.
Secondo, è stata considerata la posizione dei vari paesi nella catena commerciale: Thailandia, Pakistan e Colombia hanno un ruolo di primo piano nella raffinazione e nell'esportazione di eroina (le prime due) e di cocaina (la Colombia), pur non essendo i primi produttori di oppio e di foglia di coca.
Terzo, è stato tenuto conto delle dimensioni complessive delle diverse economie sulle quali insiste il fenomeno droga: così, la produzione e lo smercio di derivati della cannabis e dell'oppio hanno un peso molto maggiore in Libano (2,7 milioni d'abitanti, 3,3 miliardi di dollari di Prodotto Nazionale Lordo nel 1987) che non in Messico (84 milioni d'abitanti, 200 miliardi di dollari di PNL nel 1989).
Come si vedrà, i paesi considerati sono stati raggruppati secondo le seguenti aree geografiche: Asia Sud-Occidentale (golden crescent), Sud-Est Asiatico (golden triangle), Medioriente, America Latina. Uno spazio a sé è stato dedicato alla Birmania, primo produttore mondiale di oppio, e alle sue poco note vicende politiche ed economiche.
Prima di entrare in maggior dettaglio nella politica e nell'economia di questi dieci paesi produttori di droghe è possibile fare, con l'aiuto delle tabelle 2 e 3, alcune osservazioni di carattere molto generale. Siamo innanzitutto di fronte a situazioni di grave indigenza: tre paesi (Afghanistan, Laos e Pakistan) sono nell'ultimo quarto della classifica dell'UNDP quanto a sviluppo umano (una combinazione di reddito, educazione e speranza di vita alla nascita); quattro nel terzo quarto (Birmania, Bolivia, Iran e Libano).
Al di là delle differenze notevoli quanto a ricchezza disponibile, poi, tutti i paesi per i quali esistono dei dati al riguardo mostrano un forte indebitamento estero: come percentuale sul PNL si va da un minimo del 34 per la Thailandia, fino a un massimo del 152 per il Laos. Certo, questi dati grezzi nascondono realtà molto differenti: Colombia e Thailandia, diversamente dagli altri, servono il proprio debito con relativo agio, hanno entrambe un'economia molto dinamica e un reddito procapite abbastanza alto. Resta vero, però, che tutti hanno motivi molto impellenti per ricorrere a qualunque fonte di valuta pregiata si renda loro disponibile.
La divisione del lavoro tra paesi, d'altro canto, riflette piuttosto fedelmente le differenze economiche appena viste: Colombia e Thailandia, ambedue con un'economia in crescita rapida e fortemente orientata all'esportazione, hanno tutte le risorse necessarie a commercializzare la droga in quanto prodotto finito - rispettivamente cocaina ed eroina - incluso il fatto che un volume consistente di scambi commerciali con l'estero facilita sia l'occultamento materiale che quello finanziario. Osservazioni simili possono essere applicate al ruolo svolto dal Pakistan nella commercializzazione dell'eroina proveniente dal golden crescent - ruolo che si avvantaggia della chiusura dell'economia e della società iraniane da una parte, e dello stato rovinoso dell'economia e della società afghane dall'altra.
Per contro i maggiori produttori delle materie prime - oppio e foglia di coca - si trovano a fronteggiare situazioni sociali, economiche e politiche che non è esagerato definire disperate. L'economia peruviana ha in pratica ristagnato nell'ultimo decennio, mentre quella boliviana si è addirittura contratta. Il Libano e l'Afghanistan sono stati sconvolti da interminabili guerre civili, i cui effetti economici e sociali sono facilmente intuibili, pur in assenza di dati. Birmania e Perù, primi produttori di oppio e foglia di coca rispettivamente, hanno zone consistenti del proprio territorio nazionale controllate da movimenti insurrezionali armati di natura politica e/o etnica. E' in tali zone che hanno luogo la produzione e la prima raffinazione delle droghe, attività che costituiscono il principale sostegno economico e politico di questi movimenti insurrezionali.
Infine in tutti questi dieci paesi la democrazia o non esiste o è fortemente minacciata. Non esiste in Afghanistan e in Libano, così come nella repubblica popolare del Laos e in quella islamica dell'Iran; è stata sospesa dai militari o col loro appoggio in Birmania (1990), Thailandia (1991) e Perù (1992); appare molto fragile in Bolivia, Colombia e Pakistan. E non è, ovviamente, solo un problema di forma di governo: nessuno di questi paesi può vantare un grado accettabile di rispetto dei diritti umani al proprio interno, con forme di abuso che variano dalla mancanza di garanzie processuali alla tortura.
------------
(12) Cfr. Alison Jamieson, "Il Traffico di droga dopo il 1992", relazione presentata al convegno "Droga, il nuovo Impero del Male - Una guerra globale e planetaria", Roma 12 maggio 1992; Amelia Castilla, "Ir de `éxtasis'", El Pais, 23 febbraio 1992.
(13) Cfr. Iban de Rementeria, "Production: panorama mondial des cultures de drogue", in Guy Delbrel (a cura di), op. cit. De Rementeira è un ex direttore dell'UNFDAC. Secondo Ethan A. Nadelmann "attualmente gli Stati Uniti sono il primo produttore di marijuana al mondo"; cfr. "Légalisation: la fin du narco-trafic?", cit. Queste valutazioni non tengono conto del crescente ricorso alla coltivazione in serra, segnalato anche in INCB 1991 Report, p. 36.
(14) United States Department of State, Bureau of International Narcotics Matters, International Narcotics Control Strategy Report, Washington, marzo 1991, p. 9 (enfasi nell'originale).
(15) Ibidem, p. 10, dove viene menzionato anche un miglioramento dell'efficienza delle tecniche di raffinazione negli ultimi due anni.
(16) Cfr. Joseph B. Treaster, "Colombia Drug Lords Branching Out Into Heroin", International Herald Tribune [d'ora in avanti IHT], 15 gennaio 1992. Della coltivazione di oppio in Colombia si parla almeno dalla metà degli anni ottanta. Cfr. Bruce M. Bagley, "Colombia and the War on Drugs", Foreign Affairs, autunno 1988.
(17) Cfr. Norma Romano-Brenner, "Heroin Growth Concerns Bush Administration", United States Information Agency (USIA) Wireless File, 6 giugno 1992.
(18) Cfr. Jorge Gomez Lizarazo, "Colombia Drug War: Too Many Innocents Are Dying", IHT, 31 gennaio 1992; "A Pact With the Devil", Newsweek, 10 febbraio 1992.
(19) Cfr. ad esempio Mino Vignolo, "A Est regna l'oppio dei popoli", Il Corriere della Sera, 6 settembre 1992.