Come ripetuto più volte, il paese del Triangolo d'Oro dove si concentrano le attività di raffinazione e commercializzazione dell'oppio è tradizionalmente la Thailandia. Secondo le stime fatte dal Thailand Development Research Institute, i profitti risultanti dal commercio di droghe che originano o transitano in Thailandia, comprese le anfetamine e la marijuana, ammontano a 3,9 miliardi di dollari l'anno, pari al 17% del valore di tutte le esportazioni thailandesi del 1989 (38). Negli ultimi due-tre anni, Bangkok sembra essersi imbarcata in un giro di vite contro le attività legate alla droga: i programmi di sradicazione del papavero hanno effettivamente portato a una riduzione dell'oppio prodotto in loco, mentre le operazioni di polizia hanno provocato lo spostamento di un gran numero di raffinerie oltre i confini con il Laos e con la Birmania. Nel 1991, è stata varata una legge che mira a reprimere il commercio: essa fa del traffico di droga un reato di cospirazione, prevede la confisca di beni e valuta, nonché pene severe contro la corruzione di funzionari privati e pubblici.
E' troppo presto, naturalmente, per giudicare gli effetti di queste nuove misure. I dubbi sulla loro reale efficacia, tuttavia, sono giustificati dal fatto che si tratta di un paese dove la classe dirigente e l'esercito sembrano essere pesantemente implicati nel narcotraffico. All'inizio di aprile del 1992, Narong Wongwan, candidato alla carica di primo ministro della coalizione pro-militare uscita vincente dalle elezioni del 22 marzo, era costretto a farsi da parte dopo che il Dipartimento di Stato statunitense aveva rivelato di avergli negato un visto l'anno precedente per il suo coinvolgimento nel traffico di droga (39). Al suo posto diventava primo ministro il generale e capo delle forze armate Suchinda Kraprayoon, anche lui costretto alle dimissioni il 24 maggio dopo manifestazioni popolari a stento represse dall'esercito con centinaia di vittime. Il parlamento thailandese ha poi varato delle riforme costituzionali volte ad allontanare i militari dalla politica (40). Nuove elezioni, tenutesi in set
tembre, hanno dato la maggioranza all'opposizione democratica, ma resta da vedere quale sarà l'effetto di tutti questi rivolgimenti politici sui traffici di droga.
Ufficialmente, anche il Laos sembra impegnato in una campagna di sradicazione delle colture di papavero - campagna che, pur non avendo avuto finora grandi effetti sulla produzione complessiva di oppio, è servita ad ottenere qualche finanziamento dall'UNDCP e dagli Stati Uniti (progetto Hovaphon) per la conversione delle colture (41). Il Laos è un paese poverissimo, i cui modesti introiti per i diritti di sorvolo lungo la rotta Bangkok-Hong Kong rappresentano una delle principali voci attive della bilancia dei pagamenti ufficiale. Il governo, non riuscendo a pagare gli stipendi all'esercito, ha concesso ai comandanti regionali di autofinanziarsi col commercio del legname (42). Non ci sarebbe da stupirsi se, come accade in Birmania, al legname fosse stata affiancata l'eroina.
In generale, sembrano moltiplicarsi i contatti bilaterali e multilaterali tra i governi della regione - inclusa sempre più spesso la Cina - allo scopo dichiarato di coordinare le rispettive strategie anti-droga (43). Inutile aggiungere che esistono fondati motivi per dubitare della sincerità di questi sforzi, in particolare nel caso della giunta birmana.
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(38) Cfr. Rodney Tasker, "Blocking the drug flow", FEER, 24 ottobre 1991.
(39) Cfr. "Thai Denies Trafficking in Drugs, as U.S. Asserts", IHT, 28-29 marzo 1992; "La majorité parlamentaire a proposé le général Suchinda Krapayoon pour le poste de premier ministre", Le Monde, 7 aprile 1992.
(40) Cfr. Philip Shenon, "Thais Move to Curb the Army", IHT, 26 maggio 1992.
(41) INCB 1991 Report, pp.23-4; United States Department of State, Bureau of International Narcotics Matters, International Narcotics Control Strategy Report - Midyear Update, Washington, settembre 1991.
(42) Cfr. "A dam shame", The Economist, 11 aprile 1992.
(43) Cfr. Victor Mallet, "Golden triangle states agree on drugs fight", Financial Times, 16 marzo 1992.