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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 25 ottobre 1992
TRAFFICO DI DROGA A SAN VITTORE
(L'inferno del secondo braccio : COC )

MILANO - La procura della Repubblica di Milano ha richiesto il rinvio a

giudizio di 21 persone incriminate come corresponsabili di un preoccupante

traffico di droga che da diverso tempo portava nel carcere di San Vittore ,

gli stupefacenti .

Dei ventuno, otto sono agenti di custodia e che data la qualifica e la

funzione svolta, non avevano difficolta' a portare la merce all'interno del

carcere, sette sono spacciatori esterni che fungevano da fornitori e sette

erano detenuti che venivano riforniti dal personale che avrebbe dovuto

svolgere attivita' di sorveglianza (Vigilando Redimere. E' il motto delle

guardie carcerarie...ribattezzato dai detenuti "Vigilando Reprimere").

I reati contestati a titolo vario vanno dalla corruzione aggravata e

continuata, ad atti contrari ai doveri d'ufficio , alla detenzione di

stupefacenti ai fini di spaccio, all'omessa denuncia all'autorita'

giudiziaria.

Gli agenti coinvolti nella vicenda e sospesi dal servizio sono Massimiliano

Dessi, Raffaele D'Ignazio, Sergio Carrisi, Rodolfo Bovio Proietti, Maurizio

Manta, Girolamo Tiberis, Nicola Bonavolonta' e Giuseppe Carlisi.

Alcuni di loro sono attualmente agli arresti domiciliari, altri a piede libero

o in stato di detenzione nel carcere di Sondrio.

Da tempo nella casa di custodia di Piazza Filangeri si verificavano "malori"

di detenuti chiaramente attribuibili ad assunzione di stupefacenti ma non si

riusciva a capire come la sostanza entrasse all'interno del carcere. Nel

luglio scorso, in un bagno, fu trovata dell'eroina e venne arrestato l'agente

di custodia Dessi. Da quell'episodio si e' ricostruito il meccanismo

attraverso cui gli stupefacenti venivano fatti pervenire nelle celle : la

distribuzione avveniva di notte durante i controlli che gli agenti erano

incaricati di fare e che invece venivano utilizzati per la consegna della

merce ai tossicodipendenti al'interno del carcere.

Numerose erano state le segnalazioni riguardo a vere e proprie overdosi che le

autorita' carcerarie avevano messo a tacere o dissimulato, nei casi meno

infausti, omettendo di presentare denuncia e evitando accuratamente di

rivolgersi alle strutture sanitarie esterne al carcere quando possibile .

Considerando che le autorita' si sono sempre rifiutate di ammettere che in

carcere e' possibile reperire l'eroina con la stessa facilita' con cui e'

possibile acquistarla al mercato illegale esterno, e che per questo motivo non

si e' mai presa in considerazione la distribuzione di siringhe sterili ai

detenuti che ne facciano richiesta ;

Calcolando che circa un detenuto tossicodipendente su tre e' sieropositivo al

virus dell'HIV, considerando che una siringa costa all'interno del carcere

dalle 250 alle 400 mila lire, che con detta siringa spesso si devono "fare", a

turno, tutti i detenuti che intendono inniettarsi eroina, e che spesso la

possibilita' di pulizia di detta siringa e' approssimativa quando non e' del

tutto assente .

Esaminando quanto consigliato dallo stesso OMS in materia di prevenzione delle

infezioni da HIV nelle persone che fanno uso di droghe per via endovenosa,

considerato che il rischio di esposizione al sudetto virus e' pari, la dove

non sia addirittura superiore, al rischio corso da un qualsiasi altro

tossicodipendente non detenuto e che i casi di overdose contestuali ai

fenomeni di spaccio, aumentano in modo vertiginoso esponendo i detenuti a

rischio di morte quando non di menomazioni gravi e permanenti (contagio da

virus Hiv, HSB, epatite tipo c, tetano) ed al contenpo, non potendo garantire

ai detenuti gli stessi criteri di assistenza sanitaria di cui possono fruire i

cittadini non in stato di cattivita', se valutato tutto questo e molto altro

ancora, non sia il caso di prendere in seria considerazione le proposte

piu' volte avanzate da persone competenti nel settore, di dare piena

applicazione a quegli articoli che prevedono la possibilita' di

somministrazione di terapia metadonica ai detenuti da parte dei servizi

preposti (SERT) provvedendo a istituirne la dove le USL di competenza non

abbiano provveduto a stipulare accordi con la direzione sanitaria del carcere

come previsto dalla attuale legge 162/90 a tutti i detenuti che all'ingresso

nel carcere ne facciano esplicita richiesta.

Se non sia il caso di valutare, vista l'oggettiva impossibilita' di impedire

la circolazione di stupefacenti all'interno dei carceri, di dotare TUTTE le

infermerie dei carceri del farmaco salvavita NARCAN al fine di poter

intervenire, nei tempi e nei luoghi adatti alle urgenze di tempo e di metodo

imposte dalle overdosi, senza dover ricorrere alle strutture mediche esterne,

considerando che i tempi necessari affinche' un detenuto possa giungere

all'esterno del carcere sono spesso concausa della morte dei detenuti .

Se non sia anche il caso di rivedere i criteri adottati nei costituendi COC

(Centro di Osservazione Criminologico) adottati nel carcere di San Vittore e

rappresentante il secondo raggio in cui vengono destinati i detenuti

tossicodipendenti e quelli che comunque si dichiarano tali . Il COC ha un

numero di presenze che e' valutabile intorno ai 350 detenuti , su

duemilacinquecento (2500) di quello complessivo dell'istituto . La capienza

massima dichiarata e' di ottocento posti. Al COC esiste una sola infermeria

dove prestano servizio quotidianamente un agente di polizia penitenziaria, un

dottore e un'assistente volontario Durante alcune ore della mattinata sono

inoltre presenti l'assistente sociale e l'educatrice ed alcuni operatori di

un'equipe psico-socio-educativa .

Il COC e' considerato dai detenuti il peggior posto dove si puo' finire solo

dopo il braccio speciale e le celle punitive.

Nel COC e possibile essere trasferiti giungendo dagli altri bracci del

carcere, non e' invece possibile eseguire il percorso inverso : chi entra al

COC ci resta fino a data di scarcerazione.

Le celle erano previste per ospitare due sole persone, oggi vi alloggiano

costantemente 5 detenuti per cella, lo spazio e' stato "creato" aggiungendo

letti a castello fino a ragingere i 50 centimetri di distanza dal soffitto.

Le brande sono malmesse e pericolose, difficili da salire e pericolose da

scendere.

All'interno del COC una piccola cerchia di detenuti usufruisce di trattamento

metadonico che pero' viene imposto a scalare anche quando la persona era in

terapia di mantenimento presso i servizi esterni. E' possibile dunque,

immaginare la frustrazione di tutti gli altri detenuti che non potendo

usufruire del trattamento covano un rancore generato dallo stato di bisogno in

cui si vengono a trovare. Non sembra quindi azzardato supporre che i medici

del COC ricevano pressioni interne affinche' venga riconosciuto al minor

numero di persone il diritto alla terapia metadonica.

Occore inoltre sottolineare che il metadone viene fatto ritirare soltanto

nella quantita' necessaria a soddisfare le esigenze della somministrazione

quotidiana, quindi neanche in caso di estrema urgenza e' dispnibile una

qualche quantita' di metadone all'interno del carcere da riservare ad

eventuali urgenze.

Tutto questo, naturalmente non avviene in una buia e umida cella medioevale,

ma all'interno del centralissimo carcere della civilissima Milano, alle soglie

del duemila, in piena Tangentopoli , ed ovunque esistano delle sbarre .

Oggi la cronaca ci ha insegnato che e' possibile rubare, rivestendo incarichi

pubblici e cariche politiche, miliardi, e poter uscire a piede libero o con

gli arresti domiciliari nel giro di poche ore : attualmente invece per chi

vuole fumare un po' d'erba o deliberatamente scegliere di farsi di eroina, la

prospettiva sono anni di carcere senza possibilita' di scampo e non certo in

comode e calde celle, come quelle riservate all'ex parlamentare Longo , con la

certezza di non venir chiamati mai dai servizi sociali per svolgere misteriose

quanto improbabili mansioni .

NOTA : i dati sul COC sono stati tratti dall'articolo a firma di Toy

Racchetti, apparso su "Avvenimenti" del 21 ottobre e realizzato con la

collaborazione di alcuni detenuti attualmente a San Vittore.

I dati relativi agli arresti di Milano, sono stati tratti da alcune agenzie di

stampa e da alcuni articoli apparsi sul quotidiano "Il Tempo" del 24 ottobre.

Tutte le altre notizie sono cose piu' o meno note a chi si occupa di questi

problemi , ma che comunque non nuoce ricordare .

 
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