(L'inferno del secondo braccio : COC )MILANO - La procura della Repubblica di Milano ha richiesto il rinvio a
giudizio di 21 persone incriminate come corresponsabili di un preoccupante
traffico di droga che da diverso tempo portava nel carcere di San Vittore ,
gli stupefacenti .
Dei ventuno, otto sono agenti di custodia e che data la qualifica e la
funzione svolta, non avevano difficolta' a portare la merce all'interno del
carcere, sette sono spacciatori esterni che fungevano da fornitori e sette
erano detenuti che venivano riforniti dal personale che avrebbe dovuto
svolgere attivita' di sorveglianza (Vigilando Redimere. E' il motto delle
guardie carcerarie...ribattezzato dai detenuti "Vigilando Reprimere").
I reati contestati a titolo vario vanno dalla corruzione aggravata e
continuata, ad atti contrari ai doveri d'ufficio , alla detenzione di
stupefacenti ai fini di spaccio, all'omessa denuncia all'autorita'
giudiziaria.
Gli agenti coinvolti nella vicenda e sospesi dal servizio sono Massimiliano
Dessi, Raffaele D'Ignazio, Sergio Carrisi, Rodolfo Bovio Proietti, Maurizio
Manta, Girolamo Tiberis, Nicola Bonavolonta' e Giuseppe Carlisi.
Alcuni di loro sono attualmente agli arresti domiciliari, altri a piede libero
o in stato di detenzione nel carcere di Sondrio.
Da tempo nella casa di custodia di Piazza Filangeri si verificavano "malori"
di detenuti chiaramente attribuibili ad assunzione di stupefacenti ma non si
riusciva a capire come la sostanza entrasse all'interno del carcere. Nel
luglio scorso, in un bagno, fu trovata dell'eroina e venne arrestato l'agente
di custodia Dessi. Da quell'episodio si e' ricostruito il meccanismo
attraverso cui gli stupefacenti venivano fatti pervenire nelle celle : la
distribuzione avveniva di notte durante i controlli che gli agenti erano
incaricati di fare e che invece venivano utilizzati per la consegna della
merce ai tossicodipendenti al'interno del carcere.
Numerose erano state le segnalazioni riguardo a vere e proprie overdosi che le
autorita' carcerarie avevano messo a tacere o dissimulato, nei casi meno
infausti, omettendo di presentare denuncia e evitando accuratamente di
rivolgersi alle strutture sanitarie esterne al carcere quando possibile .
Considerando che le autorita' si sono sempre rifiutate di ammettere che in
carcere e' possibile reperire l'eroina con la stessa facilita' con cui e'
possibile acquistarla al mercato illegale esterno, e che per questo motivo non
si e' mai presa in considerazione la distribuzione di siringhe sterili ai
detenuti che ne facciano richiesta ;
Calcolando che circa un detenuto tossicodipendente su tre e' sieropositivo al
virus dell'HIV, considerando che una siringa costa all'interno del carcere
dalle 250 alle 400 mila lire, che con detta siringa spesso si devono "fare", a
turno, tutti i detenuti che intendono inniettarsi eroina, e che spesso la
possibilita' di pulizia di detta siringa e' approssimativa quando non e' del
tutto assente .
Esaminando quanto consigliato dallo stesso OMS in materia di prevenzione delle
infezioni da HIV nelle persone che fanno uso di droghe per via endovenosa,
considerato che il rischio di esposizione al sudetto virus e' pari, la dove
non sia addirittura superiore, al rischio corso da un qualsiasi altro
tossicodipendente non detenuto e che i casi di overdose contestuali ai
fenomeni di spaccio, aumentano in modo vertiginoso esponendo i detenuti a
rischio di morte quando non di menomazioni gravi e permanenti (contagio da
virus Hiv, HSB, epatite tipo c, tetano) ed al contenpo, non potendo garantire
ai detenuti gli stessi criteri di assistenza sanitaria di cui possono fruire i
cittadini non in stato di cattivita', se valutato tutto questo e molto altro
ancora, non sia il caso di prendere in seria considerazione le proposte
piu' volte avanzate da persone competenti nel settore, di dare piena
applicazione a quegli articoli che prevedono la possibilita' di
somministrazione di terapia metadonica ai detenuti da parte dei servizi
preposti (SERT) provvedendo a istituirne la dove le USL di competenza non
abbiano provveduto a stipulare accordi con la direzione sanitaria del carcere
come previsto dalla attuale legge 162/90 a tutti i detenuti che all'ingresso
nel carcere ne facciano esplicita richiesta.
Se non sia il caso di valutare, vista l'oggettiva impossibilita' di impedire
la circolazione di stupefacenti all'interno dei carceri, di dotare TUTTE le
infermerie dei carceri del farmaco salvavita NARCAN al fine di poter
intervenire, nei tempi e nei luoghi adatti alle urgenze di tempo e di metodo
imposte dalle overdosi, senza dover ricorrere alle strutture mediche esterne,
considerando che i tempi necessari affinche' un detenuto possa giungere
all'esterno del carcere sono spesso concausa della morte dei detenuti .
Se non sia anche il caso di rivedere i criteri adottati nei costituendi COC
(Centro di Osservazione Criminologico) adottati nel carcere di San Vittore e
rappresentante il secondo raggio in cui vengono destinati i detenuti
tossicodipendenti e quelli che comunque si dichiarano tali . Il COC ha un
numero di presenze che e' valutabile intorno ai 350 detenuti , su
duemilacinquecento (2500) di quello complessivo dell'istituto . La capienza
massima dichiarata e' di ottocento posti. Al COC esiste una sola infermeria
dove prestano servizio quotidianamente un agente di polizia penitenziaria, un
dottore e un'assistente volontario Durante alcune ore della mattinata sono
inoltre presenti l'assistente sociale e l'educatrice ed alcuni operatori di
un'equipe psico-socio-educativa .
Il COC e' considerato dai detenuti il peggior posto dove si puo' finire solo
dopo il braccio speciale e le celle punitive.
Nel COC e possibile essere trasferiti giungendo dagli altri bracci del
carcere, non e' invece possibile eseguire il percorso inverso : chi entra al
COC ci resta fino a data di scarcerazione.
Le celle erano previste per ospitare due sole persone, oggi vi alloggiano
costantemente 5 detenuti per cella, lo spazio e' stato "creato" aggiungendo
letti a castello fino a ragingere i 50 centimetri di distanza dal soffitto.
Le brande sono malmesse e pericolose, difficili da salire e pericolose da
scendere.
All'interno del COC una piccola cerchia di detenuti usufruisce di trattamento
metadonico che pero' viene imposto a scalare anche quando la persona era in
terapia di mantenimento presso i servizi esterni. E' possibile dunque,
immaginare la frustrazione di tutti gli altri detenuti che non potendo
usufruire del trattamento covano un rancore generato dallo stato di bisogno in
cui si vengono a trovare. Non sembra quindi azzardato supporre che i medici
del COC ricevano pressioni interne affinche' venga riconosciuto al minor
numero di persone il diritto alla terapia metadonica.
Occore inoltre sottolineare che il metadone viene fatto ritirare soltanto
nella quantita' necessaria a soddisfare le esigenze della somministrazione
quotidiana, quindi neanche in caso di estrema urgenza e' dispnibile una
qualche quantita' di metadone all'interno del carcere da riservare ad
eventuali urgenze.
Tutto questo, naturalmente non avviene in una buia e umida cella medioevale,
ma all'interno del centralissimo carcere della civilissima Milano, alle soglie
del duemila, in piena Tangentopoli , ed ovunque esistano delle sbarre .
Oggi la cronaca ci ha insegnato che e' possibile rubare, rivestendo incarichi
pubblici e cariche politiche, miliardi, e poter uscire a piede libero o con
gli arresti domiciliari nel giro di poche ore : attualmente invece per chi
vuole fumare un po' d'erba o deliberatamente scegliere di farsi di eroina, la
prospettiva sono anni di carcere senza possibilita' di scampo e non certo in
comode e calde celle, come quelle riservate all'ex parlamentare Longo , con la
certezza di non venir chiamati mai dai servizi sociali per svolgere misteriose
quanto improbabili mansioni .
NOTA : i dati sul COC sono stati tratti dall'articolo a firma di Toy
Racchetti, apparso su "Avvenimenti" del 21 ottobre e realizzato con la
collaborazione di alcuni detenuti attualmente a San Vittore.
I dati relativi agli arresti di Milano, sono stati tratti da alcune agenzie di
stampa e da alcuni articoli apparsi sul quotidiano "Il Tempo" del 24 ottobre.
Tutte le altre notizie sono cose piu' o meno note a chi si occupa di questi
problemi , ma che comunque non nuoce ricordare .