Per cercare di rispondere ai dubbi espressi da Roberto Cicciomessere a proposito delle stime proposte da Marco De Andreis in merito al giro di affari legato al mercato delle droghe, ho fatto qualche piccolo calcolo per verificare quanto si sposterebbero le stime se si alterassero un po' i dati sul numero dei tossicodipendenti, sul costo della droga al minuto e sul numero medio di giorni all'anno in cui un tossicodipendente medio ne fa uso. In effetti su ognuno di tali dati l'incertezza è molto alta. Ogni stima sembra possa essere ragionevolmente raddoppiata. Difficilmente però è pensabile si possa dimezzarla. I tossicodipendenti stimati dalla Commissione Antimafia nel solo Lazio sembra siano 60.000. Con tutte le cautele del caso sembra che la cifra di 150.000, accreditata dall'Istituto Superiore di Sanità possa essere una sottostima, ma non una sovrastima del numero vero. Analogamente la periodicità di uso di droghe, come fornita dal Censis, anche messa a confronto con indagini epidemiologiche sui tossicodipendenti di strada, sembra possa essere una sottostima, ma non una sovrastima. Per quanto riguarda il prezzo unitario della droga di strada, la variabilità è troppo grande per utilizzare questo come un dato certo e, soprattutto, stabile nel tempo. In ogni caso, anche tenendo fisso quest'ultimo dato, una sottostima del 50% in ognuno degli altri due porterebbe ad una sottostima del 125% sul volume di affari. Tale sottostima salirebbe al 150% se si verificasse una sottostima, anche solo del 10%, sul terzo dato. Questo discorso non significa che i dati proposti da De Andreis siano certamente sottostimati, ma potrebbero esserlo anche in modo rilevante. Resta comunque valido anche il discorso ragionevole sull'interesse delle forze preposte ad ostacolare il narcotraffico a "gonfiare" il potere del nemico e a sottostimare l'entità dei propri successi per poter chiedere sempre più mezzi (v. rapporti Jervolino). In altre parole è perfettamente ragionevole pensare che la percentuale di sostanza sequestrata sia superiore
, ma non molto (il mercato non sembra reagire con crescita dei prezzi), a quanto ammesso dalle stesse forze dell'ordine (5%-10%).