Se il traffico di droga fosse tassato, il fisco ne incasserebbe 1.200.(dal Corriere della Sera del 1-11-92)
Quanto rendono le attività illegali nel nostro Paese: la valutazione dell'Istituto di statistica, ma secondo il Censis la cifra è quattro volte più alta
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L'ECONOMIA ILLEGALE
furti di e su auto 2.000 miliardi
furti in appartamenti 2.200 miliardi
estorsioni 1.400 miliardi
truffe 800 miliardi
traffico di droga 8.000-10.000 miliardi
TOTALE ANNUO: 30.000 miliardi
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IL FATTURATO PRO CAPITE NEL 1990
ladro di auto 37-46 milioni
rapinatore di banche 105 milioni
rapinatore di uffici postali 117 milioni
estorsore 140 milioni
sfruttatore della prostituzione 80 milioni
gioco clandestino 80 milioni
trafficante di droga 160-300 milioni
spacciatore di droga 34-52 milioni
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E' ormai una "economia" parallela a quella ufficiale ma, a differenza di questa, l'attività illegale e criminosa non conosce crisi e nell'ultimo decennio si è sviluppata notevolmente.
Nel 1985, il Censis stimò in circa 100 mila miliardi di lire l'anno il prodotto del "sommerso" illecito in Italia. Oggi dovremmo essere intorno ai 130 mila miliardi. L'Istituto centrale di statistica ha calcolato in 30 mila miliardi di lire il giro di affari complessivo nel 1990 delle attività illegali (esercitate da singoli "professionisti" e dalla criminalità organizzata) escluse quelle finanziarie e la corruzione, che sono una grossa fetta del "fatturato".
Comunque, il campionario esaminato è sufficientemente ampio e rappresentativo: furti, rapine, estorsioni, truffe, sequestri di persona, frodi, contrabbando, gioco clandestino, spaccio di stupefacenti, traffico d'armi, sfruttamento della prostituzione, ricettazione, falsi e frodi alimentari, usura.
Si tratta, ovviamente, di valutazioni che hanno un certo grado di approssimazione, a causa della mancanza di dati univoci sulle quantità prodotte, sui prezzi e sugli uomini impiegati. Il pericolo maggiore è quello di gonfiare il giro di d'affari con la doppia contabilizzazione delle varie fasi, o delle attività congiunte e collaterali. Tuttavia, ha sottolineato il presidente dell'Istat, Guido M. Rey, le indicazioni che se ne traggono consentono di fare luce sulle dimensioni e sulle caratteristiche di un fenomeno che rischia di mettere in discussione lo sviluppo di intere aree e rappresenta un formidabile strumento di disgregazione sociale.
Le tabelle elaborate dall'Istat (con cui Rey ha illustrato la relazione svolta ieri alla riunione della società degli economisti) aprono una finestra sul versante principale del vasto arcipelago delle attività illegali, quello economico.
Analizzando i valori totali e quelli "pro capite" si ricavano interessanti informazioni. Innanzitutto, ha osservato il presidente dell'Istat, la redditività media dell'illecito e del crimine, che sembrano meno lucrosi di quanto generalmente si immagina, anche se negli ultimi anni sono notevolmente aumentati, in numero e in valore, i reati contro il patrimonio. Il giro di affari di furti, rapine, estorsioni, sequestri di persona e frodi alla Cee nel 1990 si è aggirato intorno ai 9.000 miliardi di lire, mentre quello delle cosiddette attività di produzione è stato di circa 15-20 mila miliardi.
Tra gli addetti a questi lavori, quelli che guadagnano di più sono i trafficanti di droga, il cui reddito medio si colloca tra i 160 e i 300 milioni l'anno. Gli spacciatori, invece, si devono accontentare di 34-52 milioni. Le rapine in banca rendono meno di quelle agli uffici postali, mentre introiti molto maggiori garantiscono le estorsioni e lo sfruttamento della prostituzione. Non sono disponibili, invece, i dati sui profitti dei sequestratori di persona e quelli dei "professionisti" delle tangenti, oggi alla ribalta della cronaca.
Infine una curiosità: i dati dell'Istat consentono di valutare anche quanto incasserebbe il fisco se alcuni redditi illeciti fossero tassati, come avviene in alcuni Paesi. Il traffico di droga, ad esempio, potrebbe dare un gettito di oltre 1.200 miliardi di lire, considerando che le persone coinvolte, ufficialmente censite dall'Istat con la collaborazione della Criminalpol e del Censis, sono in Italia circa 10 mila. I "protettori", invece, dovrebbero sborsare 300 miliardi.
Alcune di queste attività illecite, comunque, ha detto Rey, dovrebbero essere inserite nella contabilità nazionale, come già avviene per il contrabbando dei tabacchi.