Ringrazio Carla Rossi per il suo commento a quelle che è stata sin troppo gentile a chiamare le mie stime sul narcotraffico - in realtà io mi sono limitato a fare qualche semplice ragionamento sulle stime altrui in circolazione corrente. Dico subito che sono d'accordo sul fatto che il margine di errore in questo campo è troppo alto per dar luogo a cifre attendibili. Anzi, sono così d'accordo che il mio paper si chiude proponendo di cessare di misurare l'incommensurabile e di dedicarsi invece a conoscere il conoscibile, cioè quanto costa il proibizionismo al contribuente. Detto questo è però altrettanto vero che esistono dei limiti superiori oltre i quali le stime sul fatturato del narcotraffico si scontrano con il buon senso e la ragionevolezza. Trovo semplicemente ridicolo sostenere, come ha fatto a suo tempo il Sole-24 Ore in prima pagina, che in Italia si spenda in droghe il 10% dei consumi privati: più del doppio di quanto tutte le famiglie, senza eccezioni, spendono in energia e combustibili e tre volte la spesa per acquisto di automobili! Se così fosse, bisognerebbe cambiare tutta l'impostazione della battaglia antiproibizionista, nel senso di dire: guardate, la droga è un fenomeno talmente di massa che la legalizzazione è un semplice atto dovuto.
Il mio sospetto verso queste enormi cifre sparate ad alzo zero è aumentato quando ho notato il loro ricorrente accostamento con un campo che conosco meglio: il traffico di armi. Ebbene, tutti questi paragoni sono basati sul nulla: il traffico legale e illegale di armi è dieci volte minore, in valore, di quanto molti sedicenti esperti di narcotraffico gli attribuiscono.
Ancora: come in tutte le ricerche, anche nel corso della mia ho imparato a discriminare tra le fonti. Semplicemente alcune (per la metodologia che adottano, per i dati che scelgono etc.) finiscono per risultare più attendibili di altre. Tutto sommato, a me sembra che la persona più seria che si sia occupato di queste faccende sia Peter Reuter, un'economista della Rand Corporation - venne, tra l'altro, a un convegno organizzato dal CORA qualche anno fa. E' da molti anni ormai che Reuter sostiene, purtroppo abbastanza inascoltato, che le cifre in circolazione sono gonfiate, sono mythical numbers.
Un piccolo commento, ora, su quella parte del mio ragionamento su cui si è concentrata Carla Rossi: il numero dei tossicodipendenti italiani e la loro spesa. Vorrei far notare che, a parità di altre condizioni (spesa procapite annua e prezzo dell'eroina), io ho ipotizzato un numero di tossicodipendenti doppio rispetto alle stime del Ministero della Sanità: 300.000 contro 150.000. Ne viene fuori una spesa cumulativa di circa 5.000 miliardi, invece dei 2.400 ipotizzati dal CENSIS.
Indipendentemente poi dal prezzo dell'eroina - che varia selvaggiamente nello spazio e nel tempo - io credo che anche sul volume di spesa annua dei tossicodipendenti si facciano spesso delle ipotesi che sfidano il buon senso (almeno il mio). Quanto a lungo una persona che vive di espedienti (prostituzione, piccoli furti, scippi etc.), come pare sia il caso per la maggioranza dei tossicodipendenti, può sostenere una spesa dell'ordine di quattro, cinque milioni al mese? Non molto a lungo, io credo. Poi subentrano i tentativi di disintossicazione, la prigione, oppure la compressione del consumo. Il discorso vale, a maggior ragione, per quei (pochi? tanti?) tossicodipendenti da eroina diciamo così integrati, che vivono del proprio lavoro. Sono tutti yuppies che guadagnano centinaia di milioni l'anno? Sono dei criminali notturni? Insomma: gli studiosi e gli osservatori del fenomeno mi sembra abbiano una chiara tendenza a scambiare i picchi per medie. Mentre, per quanto possibile, occorre fare molta attenzion
e a distinguere tra le due cose. Tanto più che, sin dai tempi delle memorie di De Quincey e Collins, si sa che i consumatori di droghe tendono ad esagerare l'entità del proprio consumo.
Se si tiene conto di tutto ciò si arriva allora, più ragionevolmente, ad abbassare la spesa annua procapite della popolazione tossicodipendente. Gli unici studi sul campo che io conosca, quelli di Arlacchi e Lewis su Verona e Bologna sui quali in ultima analisi si è basato anche il CENSIS, fissano tale spesa in circa 13 milioni nel primo caso e 15 nel secondo. Incidentalmente, 15 milioni per 300.000 danno 4.500 miliardi.
Quanto, infine, al problema sollevato da Roberto Cicciomessere sul rapporto tra sequestri e quantità di sostanze effettivamente vendute, io tendo semplicemente a pensare che il 5-10% ipotizzato dal ministero degli interni sia un altro numero mitico. Un'interpretazione corretta dell'andamento dei sequestri è difficilissima: un loro aumento può essere dovuto a un maggior impegno delle forze dell'ordine, a un corrispondente aumento dell'offerta, al caso (l'intercettazione di alcune partite particolarmente consistenti). Non ho quasi mai accennato al fenomeno sequestri nel mio paper proprio per questa sua assoluta aleatorietà - oltre che per il fatto che, a meno di creare una scarsità assoluta, i sequestri hanno un'influenza sui prezzi quasi nulla.
La cosa terribile dei numeri mitici, comunque, è che una volta insediatisi non li schioda più nessuno. Col risultato, nella circostanza specifica, che se i sequestri da un anno all'altro raddoppiano tutti si precipitano a concludere che anche l'offerta e il consumo sono raddoppiati. Cosa che, invece, rimane tutta da dimostrare.
Per la cronaca, comunque, la DEA ritiene che il 30% della cocaina prodotta in America Latina venga sequestrata o distrutta. Questa cifra è marginalmente più attendibile perché si basa su un confronto tra la quantità di sostanza intercettata e quella che dovrebbe essere stata prodotta se le stime sulla superficie coltivata e i rendimenti dei raccolti sono corrette.