| Conferenza droga |
| Pezzilli Dora
- 22 novembre 1992
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| Cio' detto, e precisando che condivido la mozione del Cora dell'ultimo congresso, e al quale annuncio la mia iscrizione da questo momento,il problema reale, si individua non solo nell'accettare in senso liberatorio la concezione di "oggetto terapeutico", ma anche stabilire se e quando lo e', purtroppo.Voi capite che molti su questo non sono d'accordo, e in gran parte neanche io, perche' intravedo gli stessi rischi del "tempo dell'aborto", con l'aggravante che trattasi di qualcosa che non puo' essere giocato solo sul principio del lutto, bensi' del gioco, ovvero il cosidetto uso riscreativo; ora io, personalmente non mi ci vedo proprio, mutatis mutandi, ad andare a spiegare allo psicologo del gruppo o al medico, il perche' o il non perche' io uso quel prodotto.Sarebbe ridicolo e sopratutto sarebbe un paradosso.Quindi direte voi come la mettiamo?Io credo, che su questo, se findora cominciamo a dire che nessuno deve, intendo deve, giustificarsi di questo, non consentendo che venga previsto a livello legislativo |
| questo tipo di giustificazione "premuio" che ha fatto tanto danno, il problema possa essere rtisolto, si tratta insomma di non accettare nessun compromesso; non l'accetterei se fossi un medico, per decoro.Sicuramente invece, e' necessario offrire a coloro che hanno individuato nel proprio percorso d'uso un qualche pericolo per il proprio equilibrio anche un altro tipo di servizio, che puo' essere riconosciuto a seconda del caso, dallo psicologo, dal medico, dal vicino della porta accanto.L'importante e' che non sia obbligatorio.So bene che questo si scontrera' con la solita questione di principio, ma proprio perche' conosceo la differenza tra problema terapeutico e problema di principio, sostengo che ognuno individualmente e non solo se ne deve far carico; personalmente ho scelto oltre che di sperimentarne l'uso di offrirne il prodotto, attraverso un lavoro di volontariato.In questo periodo ho potuto verificare che il risultato offerto da un certo prodotto dipende essenzialmente dalla metodologia d'uso.E co n questo non intendo riferirmi soltanto ad un problema pratico, bensi' ghestaltico.Le reazioni tipicamente "borderline" che in alcuni casi si producono, mettono in seria difficolta' chiunque su un esperimento di questo tipo abbia un atteggiamento laico.Spesso le escalation si ripetono con una ripetitivita' che ha dell'incredibile e che portano coloro che hanno deciso di intraprendere questo percorso, vuoi come consumatore , cuoi come consumatore-esperto, in situazioni di tremendo disagio.Non e' facile controllare il proprio adulto e tantomento l'Adulto di un Bambino impazzito.Per questa ragione sono arrivata a concludere che lo strumento terapeutico ideale si possa ritrovare in una terapia di gruppo.Dove per gruppo, si possa intendere almeno tre soggetti di cui uno dotato di tutti gli strumenti del caso, al fine di evitare il peggio.Fra gli strumenti faccio riferimento anche allo strumento politico ovvero la scelta di applicare al massimo il nostro credo nonviolento.Un gruppo fortemente impegnato in qusto se nso puo' nel giro di almeno un anno trasfertire il contenuto eminentemente scientifico esperito a chiunque sia interessato.Sicuramente, questo lavoro ci potrebbe consentire di essere preparati il giorno della caduta del muro.Saluto tutti i compagni e sopratutto Alessandro, che per ora non so' dove e' finito.Vi spieghero' . Un bacio, grande per l'appunto. |
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