di Pierluigi SulloIl Manifesto - 27 novembre 1992
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Lo sciopero dei tabacchi è una lezione di massa: milioni di persone stanno imparando che cosa, in pratica, significa "proibizionismo". [...]
L'aneddotica, intorno alla penuria di sigarette, è ormai infinita. Si legge di un marocchino rapinato di sette stecche; a Palermo, le Marlboro si vendono a 20mila il pacchetto; si segnala un forte aumento del consumo di caffè, la caffeina essendo ritenuta un succedaneo della nicotina; e l'altro giorno, nella metropolitana di Roma, un signore si è improvvisamente messo a gridare: »Voglio fumare, voglio fumare , correndo da un capo all'altro del vagone, mentre gli altri viaggiatori commentavano con comprensione: »E' in crisi di astinenza .
Ah, l'infinita saggezza popolare: ecco che lo sciopero dei tabacchi cancella le bugie dell'ideologia. Una droga non solo approvata, ma commercializzata dallo Stato, il tabacco, diventa improvvisamente uguale alle droghe che invece lo stato non approva, come la marijuana, l'eroina e la cocaina. "Uguale" a queste sostanze perché accomunate dall'essere appunto proibite. Infatti, così come esiste il mercato nero dell'hashish, si è subito creato quello delle sigarette,, tanto più esoso quanto più forte è la domanda. E, come nel caso delle droghe proibite, i fumatori sono disposti a fumare marche che di solito evitano, a ricorrere a sigari e pipe; i tossicodipendenti da eroina non sono pronti a iniettarsi qualunque cosa sia venduta loro come eroina?
E poi: quanti fumatori si sono detti che, chissà, è l'occasione buona per smettere? Rifiutando subito dopo di piegarsi a una imposizione: se voglio smettere, è il pensiero dei più, voglio deciderlo da me, seguendo i tempi e i metodi che più mi si adattano. E intanto voglio che le sigarette tornino, per non sentirmi forzosamente privato di qualcosa che, sì, mi fa male, ma mi appartiene. Gli oltre venti milioni fanno la voce grossa. Ma i due milioni di consumatori di hashish - assai meno nocivo del tabacco, e che dà assai minor dipendenza - quando potranno sperare che la finanza distribuisca milioni di verdi foglie?
Sì, perché una decisione simile altro non è che quel che gli antiproibizionisti propongono, che una legalizzazione delle sostanze oggi proibite cancelli il mercato nero, alleggerisca la pressione della domanda e, soprattutto, metta ciascuno nelle condizioni di scegliere da sé. Oppure qualcuno crede che mettendo in galera i tabagisti si eviteranno le decine di migliaia di morti che questa droga causa ogni anno?