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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 1 dicembre 1992
NOI, SCAMPATI ALLA »GUERRA ALLA DROGA
Perché continuare a reprimere i consumatori di cannabis? E per i tossicodipendenti unica soluzione è la comunità?

di Giancarlo Arnao - Il Manifesto, 12 novembre 1992

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La notizia dell'accordo Amato-Pannella ha innescato una serie di cedimenti nello schieramento politico e culturale che ancora qualche mese addietro faceva quadrato attorno alla legge Jervolino-Vassalli. Ciò sembra dimostrare che la »guerra alla droga (intesa come soluzione iper-repressiva e miracolista del problema) sta diventando u n argomento propagandistico-elettorale poco efficace. Significativamente, di droga si è parlato pochissimo nella campagna presidenziale Usa conclusasi qualche giorno fa - al contrario che in tutte quelle del decennio precedente. Una campagna coronata dall'ascesa alla vicepresidenza di Al Gore: lo stesso senatore che era stato »bruciato alle presidenziali del 1988 per i suoi trascorsi di »spinellatore . Altrettanto significativo è che proprio in quel clima e in quel periodo (novembre 1988) era nata l'ispirazione di Craxi a scatenare la »guerra alla droga in Italia, coronata con l'approvazione della legge 162.

Lasciando i corsi e ricorsi storici, e nella prospettiva di dare un contenuto all'accordo »di principio fra Amato e Pannella, è opportuno nell'immediato fare una serie di precisazioni.

1) La questione dei »vincoli dell'Onu è stata citata a sproposito da molti commentatori. La Convenzione Onu sugli stupefacenti del 1988 (par. 2) stabilisce che »subordinatamente ai suoi principi costituzionali e ai concetti fondamentali del suo sistema legale, ciascuna parte adotterà le misure necessarie per considerare un reato penale (...) il possesso (...) o la coltivazione di droghe stupefacenti per il consumo personale .

Dal che si evince: a) che la Convenzione propone misure "penali" (e non amministrative come è stato scritto) per i consumatori; b) che la proposta non ha alcun carattere vincolante, essendo "subordinata" ai principi giuridici degli stati nazionali.

Del resto, l'insussistenza dei vincoli Onu è dimostrata dal fatto che in diversi paesi esistono situazioni di fatto e/o di diritto in cui il consumo di droga non è punito né penalmente né con sanzioni amministrative (Olanda, Danimarca, Spagna e Svizzera).

2) Se si vuole affrontare (come sembra) il problema al di fuori dell'ideologia, occorre prendere atto di una serie di dati che sul piano scientifico sono ormai scontati, ma stentano a entrare nella mentalità (e nel lessico) di politici e commentatori. Il primo, fondamentale, è che l'identificazione ostinata e ottusa fra »tossicodipendenti e »consumatori di droga e una ignobile idiozia.

In effetti, la stragrande maggioranza dei tossicodipendenti sono consumatori di oppiacei; ma non tutti i consumatori di oppiacei sono dipendenti. Per la cocaina, i dipendenti sono una minoranza. Per la cannabis la dipendenza non è stata scientificamente dimostrata.

Questo dato epidemiologico ha un'enorme importanza sul piano della legislazione. La legge sulla droga non riguarda infatti soltanto i 250 mila tossicodipendenti, ma un numero dieci volte maggiore di consumatori di sostanze illegali. E' quindi assurdo considerare i »tossicodipendenti come gli unici terminali della repressione legale, lasciando intendere o che "tutti" i consumatori sono tossicodipendenti o che i consumatori non dipendenti non hanno nulla a che fare con la repressione legale.

3) I consumatori di cannabis costituiscono la grande maggioranza dei »fuorilegge , e hanno infatti avuto un impatto significativo (grazie anche alla demenziale dose media giornaliera fissata da De Lorenzo, che fa di tre spinelli una prova di »spaccio ) sulle strutture repressive e giudiziarie.

D'altra parte, la sostanza-cannabis ha ampiamente dimostrato una nocività farmacologica e comportamentale inferiore a quella di sostanze d'uso comune. Sarebbe quindi una misura di buon senso prevedere per questa sostanza una normativa specifica. Evitando ad esempio la grottesca situazione creatasi con la legge 162, quando i servizi pubblici per le tossicodipendenze sono stati intasati da fumatori di spinelli inviati dalle prefetture; o episodi (documentati) di rinvii a giudizio per reperimento di cartine per sigarette e coltelli sporchi di sostanza sospetta, »presumibilmente hashish .

Ad onta della sua consistenza numerica, il problema dei consumatori di cannabis viene invece sistematicamente sottovalutato o ignorato da ambedue i fronti. Dai proibizionisti, perché è chiaramente una fonte di imbarazzo e un punto dialetticamente debole. Dagli antiproibizionisti, per motivi meno chiari: forse perché si ritiene che sia più pagante, in termini di immagine, prendere le parti di soggetti deboli e problematici come i »poveri tossici piuttosto che per chi persegue il piacere senza danneggiarsi: insomma, i consumatori di cannabis vengono paradossalmente penalizzati perché creano pochi o punti problemi a sé stessi e agli altri.

Una normativa separata per la cannabis sarebbe comunque opportuna anche al di là dei diritti civili dei consumatori. Ad esempio, una depenalizzazione completa dell'uso personale varrebbe a liberare una significativa porzione di risorse delle forze dell'ordine e delle strutture giudiziarie. Una depenalizzazione (o derubricazione a reato contravvenzionale) della coltivazione per uso personale eviterebbe ai consumatori il rischio di ricorrere al mercato di strada.

4) Se è vero che la legalizzazione resta un obiettivo lontano, è anche vero che una riforma della legge 162, per essere veramente incisiva, dovrà tenere presente il principio della "riduzione del danno", quindi la possibilità di prescrizione di sostitutivi ai tossicodipendenti »sommersi , e la eliminazione di qualsiasi forma di »obbligo di recupero a coloro che si avvicinano ai servizi. Una strategia che miri a stabilire un contatto, oltre a salvare molte vite e a prevenire il contagio da Aids, contribuirebbe a liberare i tossicodipendenti dalla necessità di commettere reati. Questo argomento viene considerato generalmente cinico, ma non lo è altrettanto quello di chi oggi si strappa le vesti paventando l'ondata di scippi e rapine che seguirà alla eventuale uscita di qualche migliaio di tossici dalla galera?

5) Per sostenere con validi argomenti la »riduzione del danno , occorre infine sfatare due miti, che costituiscono la base teorica dell'approccio ultraproibizionista.

Il primo è l'assunto (scientificamente infondato) che l'uso di eroina è destinato comunque ad uccidere, e che quindi l'astinenza è l'unico possibile obiettivo per salvare la vita dei tossici. La »riduzione del danno postula invece che l'assunzione di oppiacei (o sostitutivi) a medio termine può essere compatibile non soltanto con la sopravvivenza, ma anche con una vita socialmente integrata.

IL secondo mito da sfatare è che la metodologia delle comunità terapeutiche sia applicabile alla totalità degli eroinomani: su questo mito è fondata l'argomentazione che la vera e unica soluzione del problema non è la riduzione del danno, ma la moltiplicazione delle comunità, proposta, oltre che irrealistica, tecnicamente sbagliata, visto che un'ampia documentazione scientifica colloca al di sotto del 35% l'incidenza di recuperi immediati ottenuti dalle comunità.

 
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