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Conferenza droga
Droga Conferenza Moderatori - 3 dicembre 1992
IL METADONE TI DA' UN MANONE
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Introduzione

IL METADONE TI DA' UN MANONE

di Giorgio Inzani

1. Con la consegna - il 9 gennaio '92 alla Corte di Cassazione - delle oltre 750mila firme sul "referendum droga", si apre un capitolo nuovo per la legge Jervolino-Vassalli n. 162/90.

I due contenuti primari del referendum promosso dal CORA e dal PR: non punibilità del consumatore e restituzione della potestà terapeutica al medico, sono infatti i cardini attorno ai quali deve e può costruirsi una politica nuova in materia di tossicodipendenza.

Sarà una battaglia difficile ma non disperata, purché si cominci da subito la terapia d'urto più efficace nei confronti della sbornia ideologico-punizionista, origine e conseguenza di quella legge, e cioè si cominci da subito ad informare in modo efficace e veritiero.

Questo primo opuscolo sul metadone si inserisce in questo percorso.

2. Metadone perché. Non esiste, nel campo delle tossicodipendenze da eroina, un farmaco più studiato in ambito scientifico internazionale da oltre 25 anni, che abbia abbondantemente superato tutte le critiche e le argomentazioni contrarie per quanto concerne la sua efficacia sia terapeutica che nella prevenzione del virus HIV, e, malgrado ciò, come è dimostrato nell'opuscolo, non esiste farmaco più boicottato e bistrattato all'interno delle strutture pubbliche che dovrebbero somministrarlo. Perché? Si tratta solo di irresponsabilità favorita dalla legge n. 162/90 e successivo decreto De Lorenzo n. 445/90, oppure dal riemergere di pregiudizi duri a morire che riguardano, in varia misura, gli operatori dei servizi (gli ex NOT attualmente siglati SERT)? Certo, i dati della nostra indagine sono davvero deprimenti, ma è da qui che bisogna partire, perché dietro queste cifre c'è il dramma quotidiano di migliaia di tossicodipendenti che si vedono - nei fatti - sbattere le porte in faccia da parte di chi è pagato pe

r aiutarli.

3. Quando Rita Levi Montalcini affermò, poco più di un anno fa, che la tossicodipendenza era una malattia e come tale andava curata, la stampa italiana ("drogata" dalle sue proprie pagine e pagine dedicate alla finta "lotta contro la droga") abbozzò e archiviò immediatamente tale affermazione. Eppure l'ipotesi era avanzata da un Premio Nobel per la medicina che teneva nel debito conto gli studi decennali compiuti, per es., da John Huges, Hans W. Koesterlitz, Solomon Snyder e Avram Goldstein, (tutti Premi Nobel) sul metabolismo delle endorfine (sostanze oppioidi prodotte dal nostro organismo), studi che andavano tutti in quella direzione.

Tutti rimbambiti antiproibizionisti? Sarebbe troppo comodo affermarlo, mentre in realtà, proprio perché questi studiosi (assieme a molti altri che non cito per brevità) avevano il torto di ricollocare il problema laddove esistevano possibili soluzioni - nell'ambito medico - si è preferito, e si preferisce tutt'ora, ignorarli, sostituendo alle loro argomentazioni la logica imbonitrice dei "santoni" di turno (siano essi i Muccioli, i Gelmini o i Cardella tanto coccolati dalla nostra Rosa Russo Jervolino).

4. Allora dire:

a) la tossicodipendenza da eroina è una malattia cronica del metabolismo endorfinico il cui sintomo principale è la recidiva anche a distanza di anni (ricerca compulsiva della sostanza);

b) il metadone è il caposaldo della terapia di questa patologia cronica;

significa porre due punti concreti e fermi coi quali bisogna fare i conti, piaccia o non piaccia, (e so che a tanti tossicodipendenti ed ex tossicodipendenti non piace proprio per nulla).

Due punti fermi che potranno essere confutati in modo argomentato - e ciò a tutt'oggi non è mai stato fatto -, ma che non dovranno più essere anatemizzati - come si è continuato ma ancor di più oggi, e lo dicono i dati pubblicati, si continua a fare, da parte degli operatori dei SERT (ex NOT).

5. Gli operatori dei SERT (ex NOT). Sono loro che rappresentano il punto dolente della nostra indagine. Potrei cavarmela brillantemente con la battuta (di R.Nardini) che così come nessuno si sognerebbe di dare in gestione ai testimoni di Geova un centro trasfusionale, allo stesso modo chi è pregiudizialmente contrario all'utilizzo del metadone non dovrebbe operare nei SERT; ma si tratterebbe di una parziale elusione del problema.

In primo luogo perché, come non violento, non debbo mai negare aprioristicamente la buona fede di chicchessia, anche del mio più tenace avversario.

In secondo luogo perché a pagare in prima persona (e a rischio quotidiano, non metaforico, della loro vita) sono i tossicodipendenti che vorrebbero uscire "dal giro" e che, nei fatti, vengono ributtati nelle spire del mercato clandestino.

Agli operatori, in particolare medici, dei SERT, io voglio porre una semplice domanda: siete davvero convinti, mettendo tra parentesi o rimovendo l'utilizzo terapeutico in dosi adeguate del metadone, di agire davvero secondo scienza e coscienza?

6. Durante la raccolta firme referendaria ci siamo spesso sentiti dire dalla gente: "I drogati bisognerebbe metterli tutti in campo di concentramento o al muro".

Ribaltare e capovolgere i pregiudizi che stanno alla base di questa affermazione non è certo facile ma non impossibile, purché si tenga conto che in tutte le battaglie in difesa del diritto bisogna, prima di ogni cosa, enucleare in modo limpido quali sono i diritti specifici della persona che in questo caso vengono conculcati (e che la gente, molto sbrigativamente, vorrebbe concretizzare nella "soluzione finale" di turno). Bisogna dire chiaramente che il tossicodipendente non deve continuare ad essere il capro espiatorio sul quale comodamente proiettare tutte le brutture della città, ma battersi concretamente, giorno dopo giorno, per creare le possibilità concrete affinché il tossicodipendente (quella persona che pensa e agisce, 24 ore su 24, in balìa del mercato clandestino della droga), possa trasformarsi in cittadino anche tossicodipendente (una persona che, per es., al metadone in dosi adeguate, ci pensa cinque minuti prima di assumerlo).

Significa dire che l'atteggiamento forcaiolo della gente è comprensibile perché molto spesso essa ha dovuto subire scippi, furti, rapine, ecc., ma che è perdente perché il mercato clandestino favorito dal proibizionismo tende a ricostruire le proprie truppe nel più breve tempo possibile a causa degli elevati guadagni che procura. Vincente e lungimirante è invece una politica sanitaria che agisce sul " produttore di vittime" (il tossicodipendente) dandogli la possibilità concreta di divenire cittadino fra gli altri cittadini.

E il metadone, all'interno di tale discorso, ha sicuramente un ruolo centrale.

 
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