----------------------------Capitolo 4
METADONE ITALIANO
di Tiziana Maiolo
Caratteristica fondamentale del proibizionismo italiano è il suo sistema di doppia verità: dice di non voler punire il tossicodipendente ma lo manda in galera, afferma di volerlo "curare" ma in realtà lo uccide.
Il decreto con il quale il ministro De Lorenzo lega le mani ai medici e limita la possibilità di somministrare metadone ai tossicodipendenti fino a proibirlo di fatto, è l'esempio più criminale. Le leggi italiane e il loro modo di interpretarle e applicarle paiono fatti in modo da privilegiare sempre e comunque l'aspetto repressivo e scandalistico dell'"affare droga" rispetto a una reale volontà di affrontare il problema. Quello della sopravvivenza di chi assume sostanze che possano essere nocive alla salute, prima di tutto.
Ci sono medici che aiutano chi è dipendente da eroina a uscirne attraverso altre sostanze come la morfina? In galera. E pensare che iniziative di questo genere tolgono i tossicodipendenti dalla strada, dal contatto con gli spacciatori mafiosi, dalla necessità di scippare e prostituirsi per procurarsi le droghe proibite. Il fatto che la morfina fosse data con il sistema "a scalare" e che contemporaneamente i consumatori fossero sostenuti da un punto di vista psicologico, questo non interessa né il ministro, né il legislatore, né il magistrato. A loro importa soltanto proibire e imporre. Imporre la loro irrazionalità, il loro radicamento miope a una realtà tragica (quella dei morti e delle galere, mentre la mafia se la ride) che non vogliono in nessun modo cambiare. I volontari (a meno che non siano quelli lottizzati dai partiti, cattolici o laici) che tentano sperimentazioni utili sono diventati gli eretici. Mentre nelle strutture pubbliche prevale la politica dei pigri e degli sfiduciati.
Perché c'è tanta resistenza a somministrare il metadone? Perché è questa una soluzione (indubbiamente transitoria) che non gratifica il medico. Certo, il metadone non è la bacchetta magica. Ma è una sostanza non iniettabile (quindi elimina automaticamente il problema del contagio dell'Aids) e soprattutto è una sostanza non proibita (non del tutto). Perché dunque NO al metadone e alle altre sostanze sostitutive non proibite? Il motivo è molto semplice. Perché viviamo in un paese dove (al contrario di molte nazioni nordeuropee) l'ideologia prevale sempre sulla realtà, la politica sulle soluzioni pratiche.
Così nei confronti di sostanze stupefacenti non "allineate" alla cultura dominante (quanta comprensione invece nei confronti del tabagista, dell'etilista, del dipendente da psicofarmaci...) c'è sempre quella voglia di fargli cambiare la testa, di farlo smettere, di punire la sua diversità, di colpevolizzarlo, che prevale su tutto. Perché non provare per una volta a mettersi dalla parte del soggetto, a dargli quello di cui ha davvero bisogno, fosse anche una sostanza che - ma solo se non controllata - può essere dannosa?