----------------------------Capitolo 6
METADONE NEGATO, OMICIDIO PROGRAMMATO
di Angelo Comaschi ed Eugenio Chillemi
(lettera pubblicata da IL GIORNALE del 30.8.91 e da L'UNITA' del 27.8.91)
Abbiamo letto l'articolo di Edo Ronchi "In difesa del metadone" (Il Manifesto del 14.8.91) che illustrava la nuova normativa introdotta dal decreto De Lorenzo (n. 445 del 19.12.90) su "limiti e modalità d'uso del metadone nei trattamenti della tossicodipendenza" e le prevedibili, nefaste conseguenze che tale normativa avrebbe provocato alle migliaia di tossicodipendenti intenzionati ad intraprendere tale trattamento per sganciarsi dall'eroina da strada.
Tutto vero. Peccato che non si faccia alcun cenno al ricorso da noi presentato al T.A.R. della Lombardia contro il decreto.
Riteniamo doveroso, a questo punto, che la stampa "libera" nazionale informi correttamente i cittadini sul significato dell'iniziativa da noi intrapresa.
Noi siamo due cittadini tossicodipendenti attualmente in trattamento con metadone che, grazie alla terapia di mantenimento con tale farmaco (la terapia di mantenimento non è più prevista col nuovo decreto) siamo riusciti a reinserirci nella vita legale, dopo aver vissuto per anni in quel mondo fatto di criminalità e rischi mortali quotidiani che tutti amano definire "il tunnel della droga".
Abbiamo deciso di opporci a questo decreto perché rimetteva in pericolo le nostre vite, mandando in frantumi quell'equilibrio psico/sociale faticosamente raggiunto e, ributtandoci sulla strada, ci esponeva nuovamente a quei rischi che credevamo ormai alle spalle quali: overdose, epatiti ed infezioni varie, AIDS, carcere.
Il metadone è stato l'unico strumento che ci ha consentito di allontanarci dal mercato criminale della droga, un mercato che anche noi abbiamo alimentato per anni, costretti come eravamo a procurarci le 2/3 cento mila lire per avere la nostra dose di eroina quotidiana. Non è stato facile per noi uscire allo scoperto: abituati a vivere nella clandestinità totale, mortificante ed avvilente, abbiamo deciso di rompere quell'isolamento sociale e culturale che le leggi proibizioniste hanno creato attorno alla tossicodipendenza perché abbiamo ritenuto che quel decreto superasse ogni limite di buon senso e di ragionevolezza. Abbiamo deciso quindi di riprendere in mano le redini della nostra vita e di far sentire la nostra voce per gridare alla società civile (se mai esiste ancora) che quel decreto era una sentenza di morte per gli oltre 300 mila tossicodipendenti stimati oggi in Italia. L'unica forza politica che "ha sentito" il nostro appello è stato il Coordinamento Radicale Antiproibizionista, che ci ha fornito g
li strumenti legali per opporci a quel decreto punitivo ed umiliante firmato da un ministro "liberale". É forse per questo che la sentenza per noi favorevole pronunciata dal T.A.R. Lombardia è stata narcotizzata e messa in sordina dopo una frettolosa e distorta versione data per dovere di cronaca? Dà forse fastidio alla "libera" stampa nazionale il fatto che un'iniziativa che restituisce dignità e diritti a dei cittadini che hanno dimenticato il significato di tali parole sia appoggiata concretamente solo dai radicali?
Ma tornando al decreto De Lorenzo: cosa succede quando un tossicodipendente decide di rivolgersi alle strutture sanitarie preposte alla sua "cura e riabilitazione"?
Con l'attuale normativa ha davanti a sé un iter burocratico tale che, spesso e volentieri, lo ributta sulla strada, preferendo il calvario quotidiano dell'eroina sporca a quello socio-sanitario imposto. La prima legge che non viene rispettata è quella del diritto all'anonimato: dopo essere stato schedato dall'infermiere di turno, al "tossico" fisseranno un appuntamento con l'assistente sociale (almeno 7/8 giorni di attesa), poi altri 7/8 giorni. per vedere lo psicologo e, finalmente, dopo altri 7/8 giorni il tossicodipendente viene visitato dal medico che deciderà d'intesa con l'intera èquipe psico-socio-sanitaria la terapia da effettuarsi.
Dalla richiesta di aiuto al concretizzarsi di una terapia (che raramente è a base di metadone: molti servizi escludono addirittura a priori l'uso del metadone) passa mediamente un mese.
Un mese durante il quale anche al più volonteroso e motivato dei tossici passa la voglia di "curarsi", un mese durante il quale si è costretti a continuare a rubare, spacciare, prostituirsi per procurarsi la dose quotidiana: un mese a rischio durante il quale invece che trovare il benessere del buco di eroina si rischia di trovare la morte.
Troppe volte siamo stati testimoni di rifiuti e di attese imposte a persone che chiedevano una risposta urgente e concreta per uscire dal calvario dell'eroina da strada! Queste ed altre infamie (che stiamo documentando) sono il frutto di questo decreto.
Noi speriamo che la sentenza del T.A.R. Lombardia sia presto estesa a quelle migliaia di persone (attualmente escluse dal trattamento con metadone) che vanno a mendicare metadone presso queste strutture ottenendo sempre più un netto rifiuto.
Attualmente sono oltre 350 le persone che hanno firmato la richiesta di estensione dei benefici dell'ordinanza (120 delle quali escluse da ogni trattamento di "riabilitazione"): un piccolo spiraglio per l'affermazione del diritto più elementare: quello alla salute. Noi, con pazienza, ostinazione e consapevolezza dei nostri diritti e delle nostre buone ragioni continueremo a sfidare queste leggi terroristiche ed inutili, denunciando l'atteggiamento ipocrita, moralista ed omicida di quelle strutture che dovrebbero "tutelare la salute dei tossicodipendenti e concorrere alla loro piena riabilitazione psico-sociale".