}UBOZZAx}Sono sorpreso di avere trovato, in questa conferenza, un solo testo (n.1855, ripreso dal Manifesto) sugli effetti dello sciopero nei monopoli. Stessa sorpresa quanto alla stampa, non solo italiana, che si è per lo più limitata ad ironizzare sugli aspetti folcloristici della situazione.Eppure questa situazione introduce in pieno il tema del proibizionismo, della definizione di "droga" e della "socialità" dell'espressione pubblica dell'astinenza.
Mi sono occupato, per un giornale belga, dei risvolti economici della vicenda: analisi della lotta paleo-sindacale e corporativista all'interno dei monopoli, e sopratutto analisi dell'operazione commerciale in corso (i monopoli dovendo essere svalutati per essere svenduti ad una multinazionale, a quanto pare la Philip Morris già al primo posto per il contrabbando), che da il suo vero senso a questo sciopero. A prova, questo "trascurabile" particolare: il 4-12, doveva partire verso i paesi dell'Est un primo carico di sigarette di marche Philip Morris, fatte con un tabacco cresciuto in Italia e corrispondendo perfettamente ai gusti di quei paesi, e parte di un accordo fra Philip Morris e monopoli portando su 15.000 tonnellate annue. Non so se il carico è veramente partito - ma nessuno ne ha parlato, nessuno ha saputo niente. E la Philip Morris, che come si vede a ingenti interessi in Italia, sta ad aspettare l'esito dello sciopero per fare la sua offerta d'acquisto sui monopoli - al ribasso, va da se.
Commercio, proibizionismo...: il tutto è di alzare la posta, e di realizzare profitti. Non importa come, e con quali conseguenze. Qui, mi appoggio a un articolo di Giuliano Gallo, pubblicato sul Corriere delle Sera 4-12:
"E' arrivato il proibizionismo. E piano piano, giorno dopo giorno, il confine tra lecito e illecito si assottiglia: nessuno si chiede più da dove vengano queste stecche di sigarette colorate, nessuno pensa che i soldi che sta sborsando finiranno nelle tasche di qualche camorrista, nessuno teme più di tanto l'arrivo dei carabinieri (...) Il folclore dei primi giorni è finito, di episodi divertenti da raccontare non ce ne sono quasi più (...) E' un paragone esagerato, improponibile. Ma è difficile non farsi venire in mente il tossicomane che ai semafori mendica le cento lire per la sua dose di eroina. Stessa disperazione, talvolta stessa disponibilità a varcare le soglie del codice penale. "Psicopatologia indotta da un fenomeno di mercato", la definisce Marco Taradash, deputato dei federalisti europei e leader della battaglia antiproibizionista. "Quando una merce non si trova diventa droga. E i consumatori diventano potenziali delinquenti: se lo sciopero continuasse per dei mesi, ci sarebbe sicuramente molta g
ente disposta a diventare delinquente." (...) Cosa succede se si trasforma un vizio legale in un vizio che non si puo' più soddisfare. Ci provarono gli Stati Uniti con l'alcool, e gli effetti furono devastanti (...) Tra i fumatori in crisi c'è anche una solidarietà molto forte (e di nuovo il paragone con l'eroina viene spontaneo), che scavalca convenzioni e timidezze (...) Ma una cosa accomuna frequentatori di contrabbandieri e "legalisti": tutti vivono ormai come se l'incubo non dovesse finire più."
Sarebbe ovviamente poco producente da parte delle autorità riconoscere che lo sciopero dei monopoli, simbolo della loro incapacità di condurre una vera privatizzazione, mette in evidenza una "improvvisa" tossicodipendenza. E per di più al momento stesso che si provvede alla revisione della legge Jervolino - non perché ridicola in se, ma perché le carcerazioni costano troppo. R8b5 Meglio avere pazienza, ci dicono. Perché, ci dicono ancora, i problemi della nazione sono altrove...