* Autore : Lavinia Di Gianvito
* Fonte : Nuova Polizia, 14 - No.12/1992
** Constatato il fallimento pressoche' generalizzato della legge
Jaervolino-Vasssalli, il fronte proibizionista non sembra piu'
compatto e ssi vanno manifestando iniziative di carattere
parlamentare per la legalizzazione, opportunamente controllata, della
droga. L'iniziativa del presidente Giuliano Amato. **
All'improvviso, il fronte proibizionista vacilla. Dopo gli inni di
gloria cantati alla legge Jervolino - Vassalli, la famigerata 162, si
torna a parlare di legalizzazione della droga. E' accaduto tutto in
maniera dirompente: a metà luglio il deputato ed europarlamentare
antiproibizionista Marco Taradash invia ai colleghi di Camera e
Senato una lettera, con l'invito ad aderire a un Intergruppo per la
rifoma della politica sugli stupefacenti. Fino all'inizio di agosto
non accade nulla: ma in quei giorni il ministro di Grazia e
giustizia, Claudio Martelli, intervistato da Radio radicale, si
dichiara disponibile ad aprire il discorso. "E una questione che
afferma Martelli - se affrontata con saggezza, realismo e prudenza,
può vedere convergenti anche coloro che fino a ieri l'hanno pensata
in modo assolutamente difforme".
E' il segnale che Taradash aspettava: a quel punto lui e i suoi
(cinque deputati e un senatore) fanno circolare un ordine del giorno
nel quale si sostiene che la legge Jervolino-Vassalli è fallita e
si propone una discussione internazionale, a partire dalla Comunità
europea. Si chiede anche che, durante la conferenza nazionale sulla
droga che si terrà a marzo '93, una sessione sia dedicata alle
tematiche dell'antiproibizionismo. Il documento viene firmato da 50
deputati di tutti i partiti, Msi ascluso, approvato dalla Camera e
fatto proprio dal Governo. Nel frattempo, parecchi parlamentari hanno
risposto alla lettera di Taradash della meta' di luglio. Fra questi,
che sono ormai 115, ci sono il democristiano Enzo Nicotra, il
liberale Alfredo Biondi, i leghisti Nello Provera ed Elisabetta
Bertotri, i socialisti Enzo Mattina e Massimo Struffi, i deputati
della Rete Leoluca Orlando, Claudio Fava e Carlo Palermo, più molti
del Psi, dei Verdi, di Rifondazione.
Sul fronte giudiziario aveva già fatto scalpore, ad aprile, la presa
di posizione dei giudici di Treviso. Senza usare mezzi termini, le
toghe del palazzo di giustizia avevano dichiarato: "La legge è
fallita. L'unica soluzione contro la droga è la liberalizzazione: i
tossicodipendenti non morirebbero, i casi di AIDS diminuirebbero e il
traffico di stupefacenti verrebbe stroncato". E ancora più clamore ha
destato, a settembre scorso, l'intervista rilasciata dal
vice-comandante generale dei carabinieri Arnaldo Grilli al quotidiano
"la Repubblica".
"Oggi bisogna trovare il coraggio affema Grilli - di abbattere un
tabù e fare l'unica cosa possibile: avviare una forma di
legalizzazione della droga. I metodi ci sono: un telefono amico, le
ricette salvavita, i centri d'accoglienza, soprattutto le comunità
terapeutiche. L'importante è che se ne cominci a parlare".
Anche il Parlamento europeo, del resto, ha invertito di 180 gradi la
politica probizionista. E lo ha fatto ancora prima che si aprisse il
dibattito in Italia. Risale a dicembre '91, infatti, la
raccomandazione approvata a sorpresa dalla commissione d'inchiesta
sul traffico clandestino dopo nove mesi di lavoro. Promossa da
Taradash, il documento parte dalla constatazione del fallimento
della politica repressiva e raccomanda ai governi della Comunità
l'elaborazione di "nuove politiche" contro la droga. Si parla
esplicitamente di "regolamentazione del commercio", si prevede la
somministrazione controllata delle sostanze, la distribuzione
gratuita delle siringhe, l'utilizzo di farmaci sostitutivi come il
metadone o il temgesic. La raccomandazione dice anche che "il
possesso di stupefacenti in piccole quantità per uso personale non
dovrebbe essere considerato un reato penale" e che "la lotta contro
la droga deve concentrarsi sul traffico organizzato internazionale e
sugli spacciatori ad alto livello".
Mentre accade tutto questo, a Zurigo il Governo dà il via al
programma - pilota che prevede l'apertura di dieci centri
specializzati dove 500 tossicodipendenti potranno consumare eroina
sotto controllo medico. In Italia, invece, si annuncia l'entrata in
funzione del "gascromatografo", uno strumento dal nome
impronunciabile che consente al magistrato di stabilire con esattezza
quanta droga è stata assunta dal tossicodipendente, di che tipo, e in
che giorno. Il Governo italiano, allora, persiste nell'inseguire la
fallita politica proibizionista? Fino all'estate scorsa, prima
dell'entrata in campo dell'ordine del giorno di Taradash, sicuramente
sì. Le polemiche sui dati forniti dalla Jervolino sui "successi"
ottenuti nell'applicazione della 162 sembrano confermarlo. L "'Unità"
e il "Manifesto" accusano l'allora ministro di barare sulle cifre.
Nei primi tre mesi del '92 le morti per overdose sarebbero diminuite
del 1 7 per cento.
Ma, sostiene 1 "'Unità", il "decremento segnala una riduzione
rispetto a quello che nel '91 fu un aumento record, il più elevato
degli ultimi anni". "Rosa Russo Jervolino - scrive il "Manifesto" -
spiega che la mortalità dei "vecchi tossicomani" (gli ultratrentenni)
è in ascesa. Il che, a suo giudizio, può far ritenere che le nuove
iniziazioni siano in regresso. Confrontiamo allora - prosegue il
quotidiano - questa affermazione con un altro dato: i controlli
sull'uso di stupefacenti effettuati sui giovani alla prima visita di
leva hanno fatto segnare un aumento del 20,6 per cento dal 1990 al
1991. Sembrerebbe, dunque, che il consumo di droghe proibite tra i
giovani sotto i vent'anni sia tutt'altro che in flessione". Ciò che
nella legge 162 va sicuramente "bene" sono le operazioni di polizia.
Gli arrestati, nel '91, sono stati 22.506, il 22,7 per cento in più
rispetto al '90. I segnalati sono stati 25.845, di cui il 58,85 per
cento è finito davanti al prefetto, mentre il 36,84 è stato ammonito.
Le sanzioni amministrative (come il ritiro della patente o del
passaporto) sono state applicate a 3.062 persone (13,94 per cento),
il 6,97 per cento dei casi è stato archiviato; il 4, 14 per cento è
stato trasmesso alla magistratura. I sequestri di eroina sono passati
dai 361 chili del primo trimestre del '91 ai 42 I dello stesso
periodo del '92 Quelli di cocaina da 291 a 515. E sufficiente tutto
questo per tenere ancora in piedi la legge? E lo stesso servizio
antidroga del ministero degli Interni a giudicare, sebbene
indirettamente, insufficienti le nome repressive. "Non si registra
affatto - segnala il rapporto -, nei consumi di droga,
quell'inversione di tendenza che molti si aspettavano, dovuta al
massiccio arrivo, in Italia e in Europa, della cocaina proveniente
dal Sudamerica. Il settore dell'eroina si mantiene su livelli di
pericolo assai elevati; per contro, accanto al crescente numero di
assuntori di eroina, si registra una platea di assuntori di cocaina
in netto aumento".
Tra il 1989 e il 1990 il consumo di cocaina, in Europa, è
raddoppiato, da 7 a 14 tonnellate. Nel '91 le 14 tonnellate erano
state già superate a metà anno. Il giro d'affari annuo del mercato
mondiale degli stupefacenti si attesta sui 300-500 miliardi di
dollari, pari a 370-620 mila miliardi di lire. I profitti netti
ammontano a circa la metà. In Italia il volume d'affari annuo della
droga è di 22-27 mila miliardi, il riciclaggio avviene su circa la
metà di questa somma.
Se queste sono le dimensioni del mercato - ormai in grado, secondo
gli esperti, di influire sulle economie legali - è chiaro che è
inutile, oltre che dannoso, colpire i consumatori finali, ultimo e
più debole anello della catena. A monte ci sono la produzione e la
raffinazione, con le centrali, spiega il rapporto del ministero degli
Interni, "spesso vicine ai punti prossimi dello smercio, per
permettere la realizzazione di prodotti più legati alla richiesta
dell'utenza". "Lo smercio prosegue il documento - è poi facilitato
dall'enorme processo di inurbamento avvenuto in questi ultimi decenni
nelle grandi metropoli, che sono collegate con i luoghi di
produzione dagli aeroporti intemazionali. La fase di
commercializzazione di secondo livello è affidata ai clan criminali
urbani, che a loro volta utilizzano la microcriminalità".
Attirata, spiega ancora il rapporto, "dai guadagni relativamente
facili e ingenti e dal basso rischio di punibilità". Su due dati,
allora, occorrerebbe riflettere, messi in evidenza dal ministero
degli Interni. Da una parte, la difficoltà a organizzare la lotta al
narcotraffico attraverso enti sovranazionali. Dall'altra, e questo è
il fattore più grave, l'accettazione sociale del denaro riciclato
proveniente dalla droga: in quanto nel sistema capitalistico, come è
noto, "pecunia non olet".
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CAMBIERA' LA LEGGE 162
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* Articolo di spalla
I presidente del Consiglio Giuliano Amato lo ha annunciato in maniera
pressoché ufficiale nel corso di una conferenza stampa (accanto a lui
sedeva Marco Pannella): la legge 162, quella che prevede il carcere
per i consumatori di stupefacenti in caso di recidiva o di rifiuto
della terapia disintossicante, sarà cambiata e i drogati non
finiranno più in galera (attualmente sono oltre 12.000 i detenuti per
fatti di droga).
Non è ancora dato di sapere come e quando la norma sarà modificata,
anche se qualcuno avanza l'ipotesi che entro l'anno si potrà avviare
l'iter parlamentare. L'operazione "cambiamento" potrebbe avere anche
lo scopo di evitare il referendum per l'abolizione del
proibizionismo, anche se Pannella ha già dichiarato che la
consultazione popolare si farà. Scontate le reazioni di vari
ambienti. Muccioli (Comunità di San Patrignano): "E' un fatto
irresponsabile, demagogico, opera di uno Stato che mette in pericolo
la convivenza civile".
Don Renato Rebuzzini (Coordinamento comunità di recupero): "Avevamo
ragione: la legge era solo repressiva e non risolveva il problema".
Don Antonio Mazzi (Gruppo "Exodus"): "Il carcere non è mai stato una
soluzione. Ma i giovani che non finiranno in cella saranno lasciati
poi senza aiuto nella strada?". Maria Russo-Jervolino (relatore della
legge che porta il suo nome): "Non ne sapevo nulla, ma non è così che
si cambiano le cose". Una cosa è certa: la legge antidroga si è
rivelata un fallimento, almeno per quanto riguarda la riduzione delle
tossicodipendenze.