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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 18 dicembre 1992
FUORI I DROGATI DAL CARCERE

* Autore : Lavinia Di Gianvito

* Fonte : Nuova Polizia, 14 - No.12/1992

** Constatato il fallimento pressoche' generalizzato della legge

Jaervolino-Vasssalli, il fronte proibizionista non sembra piu'

compatto e ssi vanno manifestando iniziative di carattere

parlamentare per la legalizzazione, opportunamente controllata, della

droga. L'iniziativa del presidente Giuliano Amato. **

All'improvviso, il fronte proibizionista vacilla. Dopo gli inni di

gloria cantati alla legge Jervolino - Vassalli, la famigerata 162, si

torna a parlare di legalizzazione della droga. E' accaduto tutto in

maniera dirompente: a metà luglio il deputato ed europarlamentare

antiproibizionista Marco Taradash invia ai colleghi di Camera e

Senato una lettera, con l'invito ad aderire a un Intergruppo per la

rifoma della politica sugli stupefacenti. Fino all'inizio di agosto

non accade nulla: ma in quei giorni il ministro di Grazia e

giustizia, Claudio Martelli, intervistato da Radio radicale, si

dichiara disponibile ad aprire il discorso. "E una questione che

afferma Martelli - se affrontata con saggezza, realismo e prudenza,

può vedere convergenti anche coloro che fino a ieri l'hanno pensata

in modo assolutamente difforme".

E' il segnale che Taradash aspettava: a quel punto lui e i suoi

(cinque deputati e un senatore) fanno circolare un ordine del giorno

nel quale si sostiene che la legge Jervolino-Vassalli è fallita e

si propone una discussione internazionale, a partire dalla Comunità

europea. Si chiede anche che, durante la conferenza nazionale sulla

droga che si terrà a marzo '93, una sessione sia dedicata alle

tematiche dell'antiproibizionismo. Il documento viene firmato da 50

deputati di tutti i partiti, Msi ascluso, approvato dalla Camera e

fatto proprio dal Governo. Nel frattempo, parecchi parlamentari hanno

risposto alla lettera di Taradash della meta' di luglio. Fra questi,

che sono ormai 115, ci sono il democristiano Enzo Nicotra, il

liberale Alfredo Biondi, i leghisti Nello Provera ed Elisabetta

Bertotri, i socialisti Enzo Mattina e Massimo Struffi, i deputati

della Rete Leoluca Orlando, Claudio Fava e Carlo Palermo, più molti

del Psi, dei Verdi, di Rifondazione.

Sul fronte giudiziario aveva già fatto scalpore, ad aprile, la presa

di posizione dei giudici di Treviso. Senza usare mezzi termini, le

toghe del palazzo di giustizia avevano dichiarato: "La legge è

fallita. L'unica soluzione contro la droga è la liberalizzazione: i

tossicodipendenti non morirebbero, i casi di AIDS diminuirebbero e il

traffico di stupefacenti verrebbe stroncato". E ancora più clamore ha

destato, a settembre scorso, l'intervista rilasciata dal

vice-comandante generale dei carabinieri Arnaldo Grilli al quotidiano

"la Repubblica".

"Oggi bisogna trovare il coraggio affema Grilli - di abbattere un

tabù e fare l'unica cosa possibile: avviare una forma di

legalizzazione della droga. I metodi ci sono: un telefono amico, le

ricette salvavita, i centri d'accoglienza, soprattutto le comunità

terapeutiche. L'importante è che se ne cominci a parlare".

Anche il Parlamento europeo, del resto, ha invertito di 180 gradi la

politica probizionista. E lo ha fatto ancora prima che si aprisse il

dibattito in Italia. Risale a dicembre '91, infatti, la

raccomandazione approvata a sorpresa dalla commissione d'inchiesta

sul traffico clandestino dopo nove mesi di lavoro. Promossa da

Taradash, il documento parte dalla constatazione del fallimento

della politica repressiva e raccomanda ai governi della Comunità

l'elaborazione di "nuove politiche" contro la droga. Si parla

esplicitamente di "regolamentazione del commercio", si prevede la

somministrazione controllata delle sostanze, la distribuzione

gratuita delle siringhe, l'utilizzo di farmaci sostitutivi come il

metadone o il temgesic. La raccomandazione dice anche che "il

possesso di stupefacenti in piccole quantità per uso personale non

dovrebbe essere considerato un reato penale" e che "la lotta contro

la droga deve concentrarsi sul traffico organizzato internazionale e

sugli spacciatori ad alto livello".

Mentre accade tutto questo, a Zurigo il Governo dà il via al

programma - pilota che prevede l'apertura di dieci centri

specializzati dove 500 tossicodipendenti potranno consumare eroina

sotto controllo medico. In Italia, invece, si annuncia l'entrata in

funzione del "gascromatografo", uno strumento dal nome

impronunciabile che consente al magistrato di stabilire con esattezza

quanta droga è stata assunta dal tossicodipendente, di che tipo, e in

che giorno. Il Governo italiano, allora, persiste nell'inseguire la

fallita politica proibizionista? Fino all'estate scorsa, prima

dell'entrata in campo dell'ordine del giorno di Taradash, sicuramente

sì. Le polemiche sui dati forniti dalla Jervolino sui "successi"

ottenuti nell'applicazione della 162 sembrano confermarlo. L "'Unità"

e il "Manifesto" accusano l'allora ministro di barare sulle cifre.

Nei primi tre mesi del '92 le morti per overdose sarebbero diminuite

del 1 7 per cento.

Ma, sostiene 1 "'Unità", il "decremento segnala una riduzione

rispetto a quello che nel '91 fu un aumento record, il più elevato

degli ultimi anni". "Rosa Russo Jervolino - scrive il "Manifesto" -

spiega che la mortalità dei "vecchi tossicomani" (gli ultratrentenni)

è in ascesa. Il che, a suo giudizio, può far ritenere che le nuove

iniziazioni siano in regresso. Confrontiamo allora - prosegue il

quotidiano - questa affermazione con un altro dato: i controlli

sull'uso di stupefacenti effettuati sui giovani alla prima visita di

leva hanno fatto segnare un aumento del 20,6 per cento dal 1990 al

1991. Sembrerebbe, dunque, che il consumo di droghe proibite tra i

giovani sotto i vent'anni sia tutt'altro che in flessione". Ciò che

nella legge 162 va sicuramente "bene" sono le operazioni di polizia.

Gli arrestati, nel '91, sono stati 22.506, il 22,7 per cento in più

rispetto al '90. I segnalati sono stati 25.845, di cui il 58,85 per

cento è finito davanti al prefetto, mentre il 36,84 è stato ammonito.

Le sanzioni amministrative (come il ritiro della patente o del

passaporto) sono state applicate a 3.062 persone (13,94 per cento),

il 6,97 per cento dei casi è stato archiviato; il 4, 14 per cento è

stato trasmesso alla magistratura. I sequestri di eroina sono passati

dai 361 chili del primo trimestre del '91 ai 42 I dello stesso

periodo del '92 Quelli di cocaina da 291 a 515. E sufficiente tutto

questo per tenere ancora in piedi la legge? E lo stesso servizio

antidroga del ministero degli Interni a giudicare, sebbene

indirettamente, insufficienti le nome repressive. "Non si registra

affatto - segnala il rapporto -, nei consumi di droga,

quell'inversione di tendenza che molti si aspettavano, dovuta al

massiccio arrivo, in Italia e in Europa, della cocaina proveniente

dal Sudamerica. Il settore dell'eroina si mantiene su livelli di

pericolo assai elevati; per contro, accanto al crescente numero di

assuntori di eroina, si registra una platea di assuntori di cocaina

in netto aumento".

Tra il 1989 e il 1990 il consumo di cocaina, in Europa, è

raddoppiato, da 7 a 14 tonnellate. Nel '91 le 14 tonnellate erano

state già superate a metà anno. Il giro d'affari annuo del mercato

mondiale degli stupefacenti si attesta sui 300-500 miliardi di

dollari, pari a 370-620 mila miliardi di lire. I profitti netti

ammontano a circa la metà. In Italia il volume d'affari annuo della

droga è di 22-27 mila miliardi, il riciclaggio avviene su circa la

metà di questa somma.

Se queste sono le dimensioni del mercato - ormai in grado, secondo

gli esperti, di influire sulle economie legali - è chiaro che è

inutile, oltre che dannoso, colpire i consumatori finali, ultimo e

più debole anello della catena. A monte ci sono la produzione e la

raffinazione, con le centrali, spiega il rapporto del ministero degli

Interni, "spesso vicine ai punti prossimi dello smercio, per

permettere la realizzazione di prodotti più legati alla richiesta

dell'utenza". "Lo smercio prosegue il documento - è poi facilitato

dall'enorme processo di inurbamento avvenuto in questi ultimi decenni

nelle grandi metropoli, che sono collegate con i luoghi di

produzione dagli aeroporti intemazionali. La fase di

commercializzazione di secondo livello è affidata ai clan criminali

urbani, che a loro volta utilizzano la microcriminalità".

Attirata, spiega ancora il rapporto, "dai guadagni relativamente

facili e ingenti e dal basso rischio di punibilità". Su due dati,

allora, occorrerebbe riflettere, messi in evidenza dal ministero

degli Interni. Da una parte, la difficoltà a organizzare la lotta al

narcotraffico attraverso enti sovranazionali. Dall'altra, e questo è

il fattore più grave, l'accettazione sociale del denaro riciclato

proveniente dalla droga: in quanto nel sistema capitalistico, come è

noto, "pecunia non olet".

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CAMBIERA' LA LEGGE 162

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* Articolo di spalla

I presidente del Consiglio Giuliano Amato lo ha annunciato in maniera

pressoché ufficiale nel corso di una conferenza stampa (accanto a lui

sedeva Marco Pannella): la legge 162, quella che prevede il carcere

per i consumatori di stupefacenti in caso di recidiva o di rifiuto

della terapia disintossicante, sarà cambiata e i drogati non

finiranno più in galera (attualmente sono oltre 12.000 i detenuti per

fatti di droga).

Non è ancora dato di sapere come e quando la norma sarà modificata,

anche se qualcuno avanza l'ipotesi che entro l'anno si potrà avviare

l'iter parlamentare. L'operazione "cambiamento" potrebbe avere anche

lo scopo di evitare il referendum per l'abolizione del

proibizionismo, anche se Pannella ha già dichiarato che la

consultazione popolare si farà. Scontate le reazioni di vari

ambienti. Muccioli (Comunità di San Patrignano): "E' un fatto

irresponsabile, demagogico, opera di uno Stato che mette in pericolo

la convivenza civile".

Don Renato Rebuzzini (Coordinamento comunità di recupero): "Avevamo

ragione: la legge era solo repressiva e non risolveva il problema".

Don Antonio Mazzi (Gruppo "Exodus"): "Il carcere non è mai stato una

soluzione. Ma i giovani che non finiranno in cella saranno lasciati

poi senza aiuto nella strada?". Maria Russo-Jervolino (relatore della

legge che porta il suo nome): "Non ne sapevo nulla, ma non è così che

si cambiano le cose". Una cosa è certa: la legge antidroga si è

rivelata un fallimento, almeno per quanto riguarda la riduzione delle

tossicodipendenze.

 
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