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Conferenza droga
Partito Radicale Maurizio - 11 gennaio 1993
Di seguito la relazione di Maurizio Turco, segretario del CORA, introduttiva all'"audizione tra organizzazioni non governative, esperti e parlamentari contro il test aids obbligatorio".
Alla fine dei lavori (che saranno pubblicati nei prossimi giorni) è stato chiesto al CORA di coordinare le varie associazioni non governative (tra le altre la LILA e l'ARCI GAY) al fine di proporre entro i primissimi giorni di febbraio un progetto di revisione della legge 135.

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Un sentito grazie ai rappresentanti delle organizzazioni non governative che in Italia operano nel campo dell'assistenza e dell'informazione sull'Aids, agli esperti e ai parlamentari delle commissioni "Affari sociali" e "Sanità", per aver accettato l'invito del Cora a partecipare a questa iniziativa.

Il dibattito sull'Aids nel nostro paese, a partire dai metodi e dagli strumenti di informazione e prevenzione, è stato fortemente condizionato dall'inserimento di un elemento che dovrebbe essere estraneo alle scelte di governo. E' infatti vero che nel nostro paese tutte le scelte politiche che si scontrano con elementi di giudizio morale vanno sempre ad intaccare il pieno rispetto della libertà e della dignità della persona.

E' quanto accade oggi, in particolare, sulle droghe e sull'Aids.

Non possiamo nasconderci come in questo paese, alle soglie del duemila, sono ancora i dibattiti morali e moralistici che inducono i politici a distrarsi dall'interesse vero che dovrebbe essere a fondamento di qualsiasi scelta per il buon governo dei problemi del paese: l'aspetto scientifico.

Le acquisizioni che vengono dal mondo scientifico, anzichè essere alla base dei provvedimenti, vengono sempre vagliati alla luce di scelte morali, sempre più istituzionali e di Stato. Non v'è scelta di governo in questo paese che non venga sottoposta a questo vaglio. L'imprimatur della Chiesa cattolica, a discapito degli ammonimenti scientifici, rendono un cattivo servizio al cittadino e alla società tutta.

Di fronte a questa realtà, noi che nelle nostre proposte, azioni, iniziative, cerchiamo di coniugare scienza e politica siamo, a seconda dei casi, i rovinafamiglie se parliamo di divorzio, gli ammazzabambini quando discutiamo di aborto, gli spacciatori se proponiamo la legalizzazione, gli appestatori se ci battiamo contro il test aids obbligatorio.

Questo non è tollerabile e necessita di un luogo comune di organizzazione. Con il Cora, associazione del Partito radicale, abbiamo voluto dare una risposta ed una organizzazione politica alle evidenze scientifiche in tema di proibizionismo sulle droghe. E dall'agire in questo campo a occuparci di sieropositività e Aids il passo è stato breve; non foss'altro perchè in questo paese, grazie al moralismo imperante, il 70% dei sieropositivi è tale in quanto tossicodipendente. Un paese il nostro in cui la siringa e il profilattico, sono considerati immorali. E ciscuno di noi si chiede, giustamente, cosa c'entra la moralità con il profilattico. Quasi che fosse morale il deliberare scientificamente la diffusione dell'epidemia di Aids, che è quanto accade oggi nel nostro paese grazie alle tenui campagne di informazione e prevenzione.

A questa incapacità di governare i propri convincimenti morali è dovuta la proposta di rendere obbligatorio il Test Hiv per alcune categorie a rischio. Sull'inesistenza di categorie e sulla presenza di comportamenti a rischio tratteranno gli esperti che abbiamo invitato. Dal nostro punto di vista, quello politico, ci preme sottolineare che una schedatura, comunque, non è una scelta di prevenzione, non rientra nel campo delle prerogative sanitarie ma di quelle poliziesche. Una schedatura e non altro è questa proposta. Una proposta costosissima ed inutile che, anzichè far tesoro delle informazioni che vengono dal mondo scientifico per dare risposte efficaci, si accontenta di fornire un alibi al moralismo, perchè il sieropositivo in questo paese non è un malato ma un appestato, in quanto tale, è sottoposto alle più feroci regole dell'emarginazione e della discriminazione.

Ed è per coniugare proposte politiche e acquisizioni scientifiche che abbiamo voluto questa giornata di lavoro. Non siamo qui per dibattere tesi contrapposte o per tenere relazioni neutre sul problema. Siamo invece tutti orientati e ben orientati, a seconda delle specifiche competenze, contro il test obbligatorio Hiv.

Di queste ragioni e conoscenze vogliamo far partecipi coloro che dovranno deliberare, ed è per questo che abbiamo invitato i membri delle commissioni Sanità e Affari sociali; e come momento ultimo di questo lavoro pubblicheremo e distribuiremo gli atti a tutti i parlamentari, ai membri di governo e a tutte le organizzazioni istituzionali e non governative che si occupano di assistenza e informazione sull'Aids.

Il fatto che siano qui, oggi, le associazioni che in Italia si occupano attivamente di sieropositività e Aids, infettivologi, epidemiologi, statistici e giuristi, tutti allo stesso tavolo, è motivo che può farci ben sperare nel futuro e non solo di questa iniziativa. L'avere anche alcuni dei membri delle commissioni parlamentari che, alla fine degli interventi e delle comunicazioni, dibatteranno tra loro, potrà essere la cifra dell'utilità di questa giornata.

Insieme oggi nel comune agire contro il test obbligatorio,

sicuramente insieme per iniziative credibili -cioè efficaci- di prevenzione dell'Aids; di ristabilimento dell'autonomia terapeutica; di liberalizzazione delle terapie; di coinvolgimento dei medici di famiglia; di libertà di scelta del medico e del luogo di cura;

sicuramente insieme contro tutte le leggi punizioniste e proibizioniste,

e ci auguriamo, infine, di ritrovarci -insieme- nel Cora e nel Partito radicale, nell'organizzazione degli antiproibizionisti e nel partito transnazionale, dimensione indispensabile a garantire il governo dei problemi del nostro tempo e del nostro pianeta, per insieme difendere il rispetto della libertà e della dignità della persona sempre e ovunque.

Nel ringraziarvi per aver accettato l'invito del CORA a partecipare a questa audizione passo la parola a Vanna Barenghi, presidente del CORA, che la presiederà.

 
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