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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 16 gennaio 1993
E' FINITA LA CROCIATA

di Miriam Mafai - La Repubblica, 13 gennaio 1993

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Fa una certa impressione andare a rileggere, oggi, il dibattito che a proposito della legge sulla droga ebbe luogo tra la fine del 1989 e la primavera del '90, prima nel paese e poi alla Camera e al Senato. Fa impressione per i toni, gli argomenti, la violenza della polemica. Il sen. Fabbri, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e allora presidente dei deputati socialisti, arrivò a minacciare, a nome del suo partito, il ricorso alle elezioni anticipate se il Parlamento non avesse approvato nei tempi dovuti la nuova legge.

Nuova legge che, sancendo la punibilità del consumatore di droga, "rappresenta", sottolineava l'on. Amato vicesegretario del Psi, "una felice inversione di tendenza rispetto a certe culture permissive degli anni trascorsi".

Chi si opponeva alla nuova normative (comunisti, verdi, radicali), chi tentava di rendere meno pesanti le previste sanzioni, veniva tacciato per lo meno di essere amico degli spacciatori e un corruttore delle coscienze. Con particolare furia vennero indicati al dileggio della pubblica opinione quegli isolati parlamentari della maggioranza (Cassola del Psi, Cabras, Granelli, Rosati e Tina Anselmi della Dc) che sollevavano dubbi e riserve. Alla fine comunque la legge venne approvata a colpi di fiducia per superare l'ostacolo rappresentato dalle centinaia di emendamenti. Bettino Craxi aveva vinto. Fu in realtà la sua ultima battaglia politica coronata da successo.

Ora, a distanza di quasi tre anni, un presidente del Consiglio socialista ha voluto un decreto che di quella legge modifica il punto essenziale e qualificante: da oggi drogarsi non è più un reato, ma solo un illecito per il quale si incorre in sanzioni amministrative. Non possiamo che essere soddisfatti di questa decisione, essendo stati tra coloro che si erano opposti, fin da allora, alla crociata craxiana, ed essendo tutt'ora convinti che il drogato è un »soggetto debole prima che un »reo . Non possiamo che esserne soddisfatti perché questa decisone suona evidentemente come un ripensamento delle posizioni di allora e come un approccio più ragionevole al problema della diffusione della droga (che resta questione grave, da combattere, sia pure con latri mezzi, diversamente efficaci).

Una buona decisone, dunque. E tuttavia non ci si sottrae all'impressione, sgradevole, di una nuova sia pure diversa strumentalizzazione del problema. Tre anni fa, il Psi di Craxi lanciò la campagna per la punibilità dei consumatori di droga convinto di interpretare così una insofferenza diffusa nei confronti del fenomeno, sperando di trarne un immediato vantaggio in termini elettorali. Il pendolo oscillava o meglio sembrava oscillare, verso un nuovo moderatismo: non c'era che da interpretarlo e gestirlo per raccoglierne in sede politica i frutti. Oggi una preoccupazione diversa muove Giuliano Amato. Egli ha bisogno di sottolineare una qualche »autonomia almeno intellettuale rispetto al suo partito di appartenenza e per questo non ha esitato, già da qualche tempo, a sostenere la necessità di una modifica della legge. Ma lo spinge nello stesso senso la fragilità della sua maggioranza, affidata agli scatti d'umore di Marco Pannella, e la possibile celebrazione del referendum radicale che vuole l'abolizione del

la cosiddetta »dose media giornaliera . Questi dunque i motivi, tutti di opportunità politica, che stanno alla base della scelta di quel finissimo politico che è il nostro presidente del Consiglio.

Nulla di male, naturalmente, in tutto questo. Quali che ne siano le motivazioni, la decisione assunta ieri dal Consiglio dei ministri è senza dubbio positiva, avrà il merito di sottrarre al carcere i consumatori di droga senza allentare lo sforzo nella battaglia contro il narcotraffico e i »trafficanti di morte . Ma è assai possibile, invece, e in tal senso si esprimeva ieri sera l'on. Marco Taradash, che il nuovo decreto non sia sufficiente a evitare il referendum. Se così fosse, uno degli obiettivi dell'on. Amato non sarebbe raggiunto. E' probabile invece che sia stato raggiunto l'altro obiettivo: quello di confermare ad un governo pericolante l'appoggio della pattuglia dei seguaci di Pannella.

Alla fin fine tutto è bene quello che finisce bene. Anche se noi avremmo preferito che si fosse arrivati ad una correzione della legge Jervolino-Vassalli in altro modo, sulla base cioè di un esame aperto e coraggioso dei risultati raggiunti o non raggiunti, chiamando a questa verifica tutti coloro - forze politiche e sociali, operatori del settore - che in un modo o nell'altro erano stati coinvolti anche nel dibattito sulla legge. Così non è stato e ce ne dispiace, perché questo modo di procedere sottolinea non solo la mancanza di coerenza di chi ci governa (la coerenza forse non è in senso stretto una virtù del politico), ma anche un eccesso di disinvoltura che, se può consentire il raggiungimento di certi risultati a breve termine, non è certo una garanzia di affidabilità. Non vorremmo insomma che domani, per diverse ragioni di immagine e di opportunità politica, l'on. Giuliano Amato ci facesse trovare di fronte ad un decreto delegato che modificasse, che so io?, qualche fondamentale articolo della legge s

ull'aborto, magari per conquistarsi il consenso di quella parte di opinione pubblica cattolica che può essere rimasta turbata per il suo improvviso cambiamento di posizione in tema di legge sulla droga.

 
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