Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mar 28 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 16 gennaio 1993
MEGLIO TARDI CHE MAI

di Giovanni Berlinguer - L'Unità, 13 gennaio 1993

-------------------------------------------------

Mentre scrivo non è ancora conosciuto (o non è ancora compiutamente redatto?) il testo del decreto-legge sulle droghe. Ben venga, comunque, se permette di evitare il carcere ai consumatori e ai tossicodipendenti, e se apre la possibilità, in Parlamento, di modifiche sostanziali della legge. Due osservazioni preliminari sono necessarie. Una è che (come per altri temi, comprese le riforme elettorali) senza lo stimolo dei referendum sarebbero passati anni, densi di altre sofferenze e iniquità, prima che si ponesse mano ai mutamenti. L'altra è che il quesito referndario non tende ad aboilire la legge, bensì solo gloi articoli che penalizzano i drogati. Le norme per l'assistenza e quelle contro il narcotraffico, che furono da tutti condivise e che possono essere più efficaci ora, quando si svelano e si rmpono le compliocità politiche che hano paralizzato la lotta alla mafia, resteranno comunque valide.

Le novità principali sarebbero queste: per i consumatori non scatterebbe più l'arresto, sostituito da sanzioni amministrative; la distinzione tra consumatori e spacciatori verrebbe accentuata, stabilendo che è riconosciuto come consumatore chi è colto in possesso, anziché di una, di tre »dosi medie giornaliere di droghe. La dichiarazione di un ministro, secondo cui il cercere sarebbe sostituito dalla »residenza obbligatoria in apposite istituzioni, getta però un ombnra sulla volontà reale di sopprimere le sanzioni penali. Essa richiama, purtroppo, un precedente storico, la proposta che fu presentata un secolo fa per isolare i drogati di allora, gli alcolisti, dal sen. Zerboglio (Psi): »Non vendetta, sogno di metafisici; non pena, ma tutela de' buoni e de' normali contro i pericolosi e gli anormali, che farà rinchiudere il beone in un ospizio apposito perché guarisca dalle sue tendenze; e guarito, non più temibile, ritorni all'esistenza comune; oppure, incapace di guarigione, resti sempre lontano dalla poss

ibilità di nuocere .

Quando sostenemmo, nel dibattito parlamentare degli anni 1989/'90, che il sistema punitivo avrebbe portato dolori e patimenti, avrebbe aggravato la situazione delle carceri e facilitato indirettamente la diffusione dell'Aids, fummo perfino accusati di propugnare »la libera droga come sistema di vita . Ora sembra prevalere una maggiore obiettività e ragionevolezza intorno all'idea che drogarsi è un male; che bisogna adoperarsi tutti per creare anticorpi sociali e culturali questo flagello; che lo stimolo alla solidarietàò verso i tossicodipendenti non è in contrasto, anzi è complementare, con le esigenze di sicurezza »de' buoni e de' normali , per usare le auliche ma imprecise parole di Zerboglio. Mentre scrivo non so ancora se e quali provvedimenti di accertamento e notifica obbligatoria dell'Aids verranno introdotti nel decreto sulle droghe. Ho l'impressione che anche per questo problema, incuranti della lezione della legge antidroga, si voglia agire sull'onda delle paure e sulla linea dei controlli a tapp

eto. Anziché stimolare la volontarietà dei test e la prevenzione basata sulla responsabilità, sintende a dare con imposizioni e schedature una falsa sensazione di sicurezza ai cittadini, giustamente preoccupati. L'Aids è un malattia per la quale non abbiamo per ora né vaccini né farmaci efficaci; l'unica lotta efficace è quella che possiamo combattere noi stessi, con i comportamenti, con le leggi, con i servizi che riusciamo a costruire. Come per le droghe non esistono scorciatoie, e imboccare la via della repressione è non solo ingiusto, ma anche inefficace.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail