MILANO, 10 FEB - E' stato condannato a 2 anni e 10
mesi di reclusione il medico Mauro Demolli, accusato di spaccio
di sostanze stupefacenti perche' aveva prescritto dosi di
morfina ad alcuni tossicodipendenti che aveva in cura. I giudici
dell'ottava sezione penale del tribunale di Milano hanno
riconosciuto che il medico prescriveva la morfina solo a scopo
terapeutico quindi, oltre alle attenuanti generiche, gli hanno
concesso anche quelle per il ''particolare valore morale e
sociale''. Il pubblico ministero aveva chiesto per il medico una
condanna a sei anni di reclusione.
Mauro Demolli, assistito dagli avvocati Giuliano Pisapia e
Gabriele Fuga, si e' sempre difeso sostenendo di avere
prescritto la morfina in base ad un programma terapeutico
preciso che prevedeva anche un trattamento di tipo psicologico.
Davanti ai giudici dell'ottava sezione penale del tribunale i
testimoni, ex tossicodipendenti curati dal medico ed esperti del
settore, hanno sostenuto la validita' del trattamento. L'avv.
Pisapia, avvocato difensore di Demolli, si e' dichiarato
soddisfatto dell'esito del processo e ha annunciato che
ricorrera' comunque in appello: ''I giudici, considerate le
attenuanti concesse, hanno ritenuto validi gli argomenti
difensivi. Certo non hanno potuto ignorare la legge Jervolino-
Vassalli, che deve essere cambiata al piu' presto''.
Sulla sentenza ha preso posizione
l'on. Tiziana Maiolo, capogruppo degli ''Antiproibizionisti'' in
comune a Milano. ''La condanna del dottor De Molli - sostiene
l'on. Maiolo - indica una volta di piu' l'urgenza di cambiare la
legge Vassalli-Jervolino sulla droga. E' gravissimo infatti che
i medici siano privati del diritto-dovere a decidere liberamente
le terapie. E' ancor piu' grave che quei medici che hanno
aiutato i tossicodipendenti a evitare l'eroina di strada (quindi
l'overdose e il contagio da Aids) somministrando loro la
morfina, vengano arrestati e condannati''. ''Saranno i cittadini
- sostiene l'on. Maiolo - a stabilire, con il referendum di
primavera se sia il medico o lo stato a dover decidere sulla
salute del cittadino''.