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Conferenza droga
Colaianni Luigi - 12 marzo 1993
Il Club di Auto aiuto territor
IL TRATTAMENTO MEDICO - PSICOSOCIALE INTEGRATO

PER IL RECUPERO DEI TOSSICODIPENDENTI.:

Il Club di Auto aiuto Territoriale

di Luigi Colaianni

La considerazione dell'esperienza ormai decennale nel lavoro con i tossicodipendenti (da ora t.d.) e le famiglie ci ha portato quasi naturalmente a intraprendere la strada, per molti aspetti nuova e sperimentale, dell'attivazione dei gruppi di auto aiuto nella terapia e nel recupero di abilità di soggetti che fanno uso non terapeutico di sostanze psicotrope ed in particolare di eroina. Il tratto comune alla maggior parte degli approcci che i Servizi Pubblici e le strutture del Privato Sociale offrono e' riconducibile al paradigma della cura come trattamento agito su un soggetto, spesso con il rischio di forti valenze sadiche e comunque di passivizzazione del paziente. L'esperienza dei Club di Auto aiuto Territoriale per i Problemi Droga Correlati (PDC) raccoglie l'esigenza di attivare i singoli portatori del disagio e le loro famiglie e cosi' di impiegare in un contesto diverso l'enorme energia che il mantenimento del sintomo richiede e di permetterne una definizione ed utilizzazione terapeutica. Il lavoro d

el prof. Vladimir Hudolin con gli alcolisti, diffuso in tutta Europa, ha costituito per noi il modello di riferimento teorico pratico, tenendo giusto conto delle diverse specificità che i PDC comportano.

In una situazione di stigmatizzazione sociale ( e giudiziaria) del t.d. molto piu' forte dell'alcolista, l'attivazione del Club permette il graduale superamento, nell'esperienza dei partecipanti, dell'idea della » guarigione contro o nonostante il soggetto in cui prevalgono sentimenti di mero controllo del comportamento; lo stesso t.d. diviene un alleato, un socio del gruppo che discute e lavora ai livelli della coscienza personale e collettiva. »Ogni individuo della nostra societa' deve essere capace di auto proteggersi dal pericolo che gli può portare il consumo di bevande alcoliche ed al tempo stesso dovrebbe conoscere i principi fondamentali di auto aiuto... 1), così il prof. Hudolin commenta in un suo libro il senso dei Club degli Alcolisti: il passaggio dalla cultura della tutela e quindi della protezione a quella dell'auto aiuto e quindi della responsabilita' e' tra i tratti fondamentali della nuova percezione del trattamento che la nostra esperienza sta mostrando.

La definizione di un diverso contesto in cui i pazienti e le loro famiglie agiscono i loro problemi ha permesso di cambiare radicalmente due elementi patogeni e di rinforzo negativo che si presentano "naturalmente" alla considerazione della tossicodipendenza:

a) l'isolamento, l'ineffabilita' dell'esperienza dei singoli pazienti (in quanto essa fortemente rituale e altra 2) e dei familiari (perche' fatto infamante e motivo di riprovazione sociale) trova modi di comunicazione possibili e soprattutto condivisi dai partecipanti e di apertura personale agli amici del Club, ma anche progressivamente alla comunita' locale;

b) la complicita' del gruppo dei pari, quel forte richiamo a fare gruppo intorno all'eroina indotto non solo dalla sostanza, ma dallo stile di vita del t.d., è stata infranta e nel Club ogni persona si ridefinisce di volta in volta come helper o come bisognoso d'aiuto 3).

Nella nostra esperienza è stato più facile attivare il Club perché ciò avveniva in un ambito sociale in cui la famiglia è fortemente presente e coesa, e' un elemento di sostegno e di economia; era cioe' disponibile una grande quantità di risorse intra familiari. Questo ci ha convinto, se ancora ce ne fosse bisogno, che molto spesso grandi risorse sono abbandonate al senso comune e a meccanismi morbigeni e che sempre è necessario coinvolgere nella cura quanto è disponibile intorno al singolo. Il metodo del trattamento medico-psicosociale integrato e' riferibile più ad un modello di rapporto di aiuto (quello che gli inglesi dicono "to take care") che a quello medico clinico (diagnosi, prognosi e terapia: "to cure"); i risultati osservabili ci fanno pensare che l'integrazione dei diversi aspetti in una gestione partecipata del trattamento sortisce effetti diversi di quelli che conosciamo dalla sua scomposizione nelle varie competenze: questi sono una maggiore solidità del processo terapeutico ed un atteggiament

o piu' disponibile e meno sospettoso delle persone, una alleanza terapeutica che mette in discussione non solo il sintomo, ma gli stili di vita che lo sottendono. I soci del Club » ...si trovano inseriti in una sorta di microcosmo o di microsistema sociale in cui smettono di essere esclusivamente dei devianti o portatori di qualche patologia e diventano piuttosto membri di un aggregato di tipo quasi familiare 4); Si sviluppa un senso di appartenenza nuovo che a sua volta produce un nuovo senso: quello della comune dignita' e quindi della piena titolarita' sul proprio destino.

D'altra parte il microcosmo di cui parla Lieberman non è separato dai processi di scambio del cosmo sociale in cui tutti i partecipanti sono inseriti e rispetto al quale si impegnano tramite le varie iniziative del Club: dall'educazione alla salute a momenti di festa e di intrattenimento culturale. Il Club resta così una parte viva e non separata dal contesto più generale in cui interviene con un suo specifico punto di vista. La somministrazione quotidiana del Naltrexone, che induce una astinenza protetta, rinforza la scelta individuale e della famiglia alla cura, riduce l'ansia di controllo e di ricaduta, permette una maggiore serenita' nei rapporti interpersonali nelle famiglie e nel Club. La assunzione ritualizzata del farmaco durante la seduta del Club simboleggia la condivisione dei problemi e la rinnovata adesione ed impegno ad aiutarsi aiutando gli altri.

Particolare rilievo ha la considerazione dell'inversione del motivo di interesse sociale costituito dal t.d. operata dal Club. E' noto come la figura ed il ruolo sociale del t.d. trovi momento di riconoscimento e quindi di paradossale legittimazione proprio nell'esplicitarsi della patologia; il t.d. è oggetto di attenzione da parte dei familiari e delle agenzie di controllo e di sostegno quando agisce il comportamento tossicomanico; sia pure in negativo, la grande attenzione legata all'emergenza sociale fa del t.d. un attore con grande senso di identita': di un t.d. "guarito" o riabilitato non si occupa nessuno. Il Club rompe questa relazione patogena, dando spazio e sostegno proprio a chi ha smesso: gli da il ruolo di helper e di socio, ne rinforza le decisioni e ne valida i successi. Ogni giorno di astinenza è un contributo a se e al Club ed il Club esprime sostegno emotivo e riconoscimento. Ulteriore elemento significativo è l'attività di informazione che si svolge nel Club. I PDC devono essere conosciuti

nei loro termini scientifici e nell'esperienza diffusa che ciascun paziente e familiare ne hanno fatto. » Dall'alcolista e dai suoi familiari si richiede una buona conoscenza della propria malattia... dice V. Hudolin: riteniamo fondamentale avere un approccio conoscitivo e di educazione alla salute sui PDC da parte del Club; cio' permette una maggior presa di distanza dalla stessa malattia, una banalizzazione terapeutica di un problema troppo spesso presentato come tunnel, strada senza uscita, inevitabile destino.

Il Club permette un'esperienza sul campo ai propri membri che sono in cura senza pagare pesanti scotti in autonomia e liberta' personale, e di condurre una vita libera dalla droga, ma anche dalla rassegnazione di sapore kraepeliniano della pretesa inguaribilita'. Il nostro Club ha preso vita recentemente e coinvolge da sei a otto famiglie. É certamente presto per darne una descrizione quantitativa secondo i parametri della letteratura scientifica; tuttavia abbiamo ritenuto utile fornire uno strumento di riflessione per le esperienze che si vanno svolgendo, attuando e modificando un modello gia' ampiamente validato. La progressiva diffusione dei Club potrà così avere un "effetto alone" di grande rinforzo non solo del singolo gruppo di mutuo aiuto, ma della nuova prospettiva di cura.

giugno 1990

1 HUDOLIN V., Introduzione, in "Cosa e' l'alcolismo", Jugoslawenska Medicinska Naklada Biblioteka.

2 OLIEVENSTEIN C., Il non detto della droga, in "Il non detto delle emozioni", Milano, Feltrinelli 1990.

3 RIESSMAN F., "The helper-therapy principle", in Social Work, n. 10 1965.

4 LIEBERMAN M.A., "Analyzing change mechanism in groups", in "Self help Groups for coping with crisis , Bass - S. Francisco.

 
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