Un banchetto de Le Patriarche staziona ogni giorno all'angolo fra via Belsiana e via Frattina, e alcuni giovani ti accolgono al varco con la domanda di rito "vuoi firmare contro la droga?"
Passavo di lì qualche mattina fa verso le nove, più assonnata che no e poco propensa ad attaccare briga. Uno dei giovanotti mi apostrofa con un sorrisetto: "Firmi contro la droga, signorina intellettuale?" (Giuro. Io con le reebok, l'impermeabile rosso e lo zaino mandarina duck, emblema deambulante del consumismo giovanilistico. Saran stati gli occhiali?). "No!" ci dico fermandomi a guardare, truce, i loro cartelloni bianchi e azzurri. "E perchè no" dice quello con aria sprezzante (già-lo-so-perchè-no, vuol dire). "Perchè sono antiproibizionista!" dico, e me ne vado. E cosa mi strilla dietro lui? "E magari sei pure di sinistra!" strilla, in tono sprezzante (e furioso anzichenò).
E poi dicono che rivendico l'esseredisinistra. Vorrei ben vedere... compagni.