Luigi Colaianni - SER.T. USL BA/10 - Centro di Ecologia Umana
Per andare in un posto che non conosci, prendi una strada che non conosci .
S . Giovanni della Croce
Lo smarrimento è grande.
Tutto ciò che conosciamo ci rimanda continuamente al mistero di quello che non sappiamo . L ' uso consolidato di presupposti acquisiti, di obsolescenti tecniche non ci difende più neanche dal "panico epistemologico" (Bateson & Bateson, 1989).
E ' lo smarrimento di una cultura che prevedeva che la natura e la cultura, ormai divaricate ed assoggettate l'una all'altra, rispondessero alla illusione del controllo e della prevedibilità.
Il cammino sulla strada sconosciuta ci sta portando a nuove esperienze che descriverò, ma soprattutto ad un diverso modo di concepire l'osservare ed il fare, la scienza e la tecnica. In fin dei conti, noi stessi.
L ' esperienza che stiamo svolgendo da qualche anno con i Club di Auto aiuto territoriale era partita da una semplice considerazione: quali sono i nessi tra la persona ed il suo uso di eroina con lo stile di vita familiare, apparentemente non problematico? e cosa connette la richiesta dei familiari dell'astinenza con il comportamento dipendente? e che rapporto c'è tra dipendenza, autonomia e interdipendenza? in definitiva, come l ' individuo ed il contesto di vita sono legati?
Queste domande, ancora senza una esauriente risposta, erano alla base del primo Club da noi proposto alle famiglie. Il gruppo si delineava come una comunità multifamiliare con membri che avevano problemi droga-correlati ed era focalizzato sul comportamento circa la droga d'uso e quindi sull'astinenza.
Le prime ricadute ci mostrarono cosa avveniva: il Club proponeva una lettura della ricaduta non come un avvenimento riguardante "l ' attore" principale, ma come marcatore
nel rapporto intra-familiare ed inter-familiare, un aspetto del cambiamento .
Quindi da fallimento del singolo a "segna contesto" nella relazione, commento alla comunicazione sia pure nella sua interruzione. La ricaduta era prontamente elaborata ed il sistema riprendeva facilmente un atteggiamento comunicativo.
Con i primi "successi" (ed il successo genera successo) le cose apparivano più chiare; dismesso il comportamento d'uso di droga del paziente designato, emergeva l'uso di alcool e di altre sostanze psicoattive in precedenza non riportato come problematico; uso spesso condiviso da tutta la famiglia che difendendo il proprio "bere" o il proprio psicofarmaco (d'abuso) si dimostrava fondamentalmente connivente: la famiglia proteggeva l'uso di sostanze.
Una serie di manovre, altrimenti inspiegabili, ci mostrava la fondatezza di questa ipotesi; piccoli sabotaggi all'astinenza del singolo, atti mancati, improvvisa sottovalutazione del problema (in famiglie duramente provate dallo stile di vita tossicomanico), accondiscendenza a modificare unilateralmente le regole circa la terapia farmacologica (Naltrexone) ci indicavano la resistenza al cambiamento di tutta la famiglia, una sorta di "inerzia attiva" nello scegliere la prospettiva del non uso di alcool, droga, tabacco o psicofarmaci.
La famiglia appariva non poter vivere (in quel determinato equilibrio) senza un (tossico)dipendente.
Per questo lo stile del Club si è modificato in senso marcatamente ecologico: non richiedeva più l'astinenza al paziente designato, ma la scelta del non uso e della autoprotezione a tutta la famiglia e alla famiglia di famiglie (il Club); era necessario perturbare quell'equilibrio.
La domanda: cosa connette l'uso di sostanze con lo stile di vita ? è oggetto di continua ricerca nel Club.
Cosa possono significare per noi le parole di Tolstoj: "Non è nel gusto, né nel piacere, non è nello svago né nell'allegria che risiede la causa dell'universale diffusione dell'hashish, dell'oppio, del vino, del tabacco, ma solamente nel bisogno di nascondere a sè stessi le indicazioni dateci dalla coscienza" (L.Tolstoj, 1890) ...
La coscienza, dal nostro punto di vista, ha natura relazionale; coscienza del proprio rapporto con il mondo, consapevolezza di ciò che si è appreso, ma ancor di più di come si è appreso ad apprendere; la possibilità riflessiva della mente di giustificare la propria epistemologia; l'in-coscienza per sfuggire alla "coazione" della finalità, alla illusione del controllo sulla realtà. Forse.
"Io vedo sotto il sole che non è degli agili la corsa, nè dei forti la vittoria, e neppure dei sapienti il pane e dei calcolatori la ricchezza, e nemmeno degli accorti il favore, perché il tempo e il caso si frappongono a tutto." (Ecclesiaste, 9,11).
Il Club, come ogni vivente, è nel tempo e nel caso; funziona come un sistema aperto, stocastico, e perciò capace di cambiamento attraverso la pratica comunicativa. L'operatore, "l'osservatore" è in questo sistema e si trasforma con esso, partecipa con esso alla invenzione della sua realtà.
La pratica comunicativa del Club è molto simile a quella che Bateson indica come universale nel mondo della "Creatura"; il Club si racconta per storie, nelle quali la storia di ciascuno è metafora e pertinenza per gli altri. L'analogia lavora come un riregolatore, un calibratore degli affetti e degli atteggiamenti, degli stili di vita e dell'apprendimento. Il Club è produttore di immagini.
Il caso ed il tempo, la struttura che connette, la creazione di contesti e di contesti di contesti, la multiversalità, l'autoregolazione (autòs-di sè, nomos-regola) e la ricorsività, il comunicare (pensare) per storie: sono gli item del nuovo approccio che abbiamo ritrovato nel lavoro di Gregory Bateson, sia pure partendo da punti diversi (Bateson, 1984).
L'approccio ecologico ci porta anche a considerare la trasformazione dell'etica:
Etica dei diritti
EG0: individuato
ALTER: uguale
separazione
indipendenza
orientamento alle regole
non ingerenza
Etica della responsabilità
EGO: in relazione
ALTER: differente
connessione (empatia)
interdipendenza
orientamento ai rapporti
non omissione-accudimento
(S.Manghi, 1990)
e la trasformazione del ruolo terapeutico (terapeutico ?): l'osservatore è osservato e l'oggetto ci sorride come il fenicottero (Alice nel paese delle meraviglie); tutto interagisce, si muove e noi con esso. E' vivo !
Non abbiamo nulla da insegnare, possiamo solo suggerire possibilità diverse, che nulla è come è per sè stesso; allora ciò che possiamo essere nel nostro ruolo, abbandonata l'illusione del controllo, è solo questo: perturbatori epistemologici (Ugazio, 1990).
Non sappiamo, e non è dato di saperlo, come cambierà la famiglia, come cambierà il Club; abbiamo avviato un processo, ne abbiamo tentato una descrizione, una "connessione" con chi leggerà questo lavoro.
I parametri quantitativi dell'epidemiologia non si prestano a descriverne l'evoluzione; è difficile descrivere, e forse inutile, l'immagine formata da un caleidoscopio.
E' più utile che ciascuno vi guardi dentro.
Il Programma dei Club di di Bari
Ad oggi in Provincia di Bari sono attivi 6 Club di Auto aiuto territoriale. Abbiamo considerato utile per le famiglie che entrano in trattamento fornire loro una prima fase di "addestramento" con la Scuola Territoriale, che abbiamo progettato di attivare entro l'anno.
Prevediamo 10 incontri di 1.30 ciascuno articolati in 30 minuti di istruzione sui problemi medici, fisiologici, di relazione connessi all'uso di sostanze (alcool, droga, psicofarmaci, tabacco) ed 1 ora di comunità terapeutica, prima che la famiglia sia inserita in un Club.
BIBLIOGRAFIA
Bateson G.- Mente e Natura - Adelphi, 1984
Bateson & Bateson - Dove gli angeli esitano - Adelphi, 1989
Manghi S.- Il gatto con le ali - Feltrinelli, 1990
Tolstoj L.- Perché la gente si droga? ed altri saggi - Mondadori 1988
Ugazio V.- Il processo terapeutico come perturbazione epistemologica - OIKOS 2/90
Trimarchi A.- La famiglia e le dipendenze - Comunità S.Francesco, Monselice - 1988