CONQUISTARE DIRITTO E DEMOCRAZIA
Il 18 aprile - grazie all'iniziativa del Cora e del Partito radicale che l'hanno promossa - si voterà anche sulla richiesta referendaria di abrogazione di alcune parti della legge Vassalli-Jervolino, detta "antidroga".
Avremmo voluto rivedere l'intero impianto di questa legge fondata sulla illiceità del consumo e la punibilità dei consumatori di sostanze illegali. Non è stato possibile a causa di alcune convenzioni internazionali per le quali la Costituzione non prevede la possibilità di ricorrere al referendum. Abbiamo pertanto isolato e richiesto l'abrogazione delle norme più inique, ingiuste, dannose. Sappiamo dunque che con questo referendum non raggiungeremo il nostro obiettivo - una legge antiproibizionista - ma, se i SI vinceranno, ragionevoli obiettivi saranno raggiunti.
E' infatti vero che chi fa uso personale di sostanze proibite non subirà più, per questo solo motivo, una condanna penale. In questo modo l'amministrazione della giustizia sarà liberata dal peso e dai costi di decine di migliaia di processi e le forze dell'ordine potranno concentrare la loro azione contro il crimine. Sarà restituito al giudice il diritto-dovere di punire il reato di spaccio sulla base dei fatti e non dell'assurdo automatismo della "dose media giornaliera". Il cittadino tossicodipendente potrà scegliere di farsi curare dal proprio medico di fiducia il quale potrà scegliere la terapia migliore caso per caso e senza essere più obbligato a segnalare ai servizi chi abbia fatto uso di sostanze proibite.
Con la vittoria del SI non si conquisterà neppure una blanda legalizzazione, dunque. Eppure siamo fortemente impegnati in questa campagna per conquistare diritto e democrazia; per il rispetto del cittadino, sia esso medico o paziente; per coniugare scienza e politica, oggi che i medici - grazie a questa legge - vedono svilite le convinzioni e l'essenza stessa della professione medica, quella di operare in scienza e coscienza.
Questo referendum costituisce una barriera per difendersi sia da chi ritiene che il "sano" abbia ragione e potere sul "malato", che da chi usa la forza, per punire o per educare mentre crediamo debba prevalere la capacità di convincere.
Siamo peraltro consapevoli che il risultato referendario non sarà sufficiente nei confronti della criminalità, verso la quale l'unica guerra possibile la si può combattere a partire dal porre sotto il controllo dello Stato le sostanze illegali. Sostanze che pur avendo in natura un valore di poche lire, grazie all'attuale politica proibizionista, acquistano un valore di mercato altissimo, incrementando così la criminalità. Il proibizionismo, inoltre, crea una spirale perversa che perpetua lo stereotipo del frutto proibito che, com'è noto, è sempre il più ambito.
Siamo dunque consapevoli che con questo referendum non potremo cambiare come vorremmo l'attuale politica sulle "droghe". Per questo vorremmo che anche i nostri avversari, i cultori del punizionismo, non caricassero questo referendum di valenze che non ha, ma si attenessero alla sua letteralità e alle sue dirette conseguenze.
Sulla base di queste premesse abbiamo promosso un appello per il SI aperto alla firma di tutte le persone che credono nel diritto, agli operatori socio-sanitari, ai medici, agli operatori di comunità, a coloro che nelle comunità non sono entrati o che non vi entreranno mai, a coloro che ancora ci sono e a coloro che sono stati restituiti alla vita. Un grande appello per una grande mobilitazione popolare per la vittoria del SI: un SI per la vita del diritto e per il diritto alla vita.
Abbiamo tutti un grande bisogno di ricucire la frattura che si è creata dal momento in cui si è inteso percorrere un cammino fondato su di una scelta ideologica totalmente avulsa dalle ricerche scientifiche sanitarie, economiche, criminologiche. Crediamo, noi antiproibizionisti, nella ragionevolezza delle sperimentazioni: il resto aggiunge dolore al dolore e violenza alla violenza.
Siamo ancora in pochi e abbiamo circa 30 milioni di lire: la cassa del CORA che abbiamo messo a disposizione di questa campagna, ma che servirà a ben poco.
E' necessario, dunque, iscriversi al CORA, sottoscrivere per questa campagna referendaria. Restano pochi giorni e da soli, in termini di energie umane e finanziarie, non possiamo farcela.
MAURIZIO TURCO
Segretario del Cora
ROBERTO SPAGNOLI
Tesoriere del Cora