CONIUGARE SCIENZA E POLITICA
Si chiama "Riduzione del danno" ed è una politica intorno alla quale, da quasi tre anni, discutono moltissimi tra coloro che a livello istituzionale e non, di problemi legati alla droga illegale si occupano.
Mentre qui da noi scoppiava la tragica vicenda di San Patrignano, a Rotterdam dal 14 al 18 marzo si è tenuta una conferenza internazionale su questo tema, alla quale hanno partecipato più di mille persone arrivate da ogni parte del mondo con una visione culturale radicalmente opposta a quella della repressione (per non parlare della violenza). Una divaricazione a forbice assolutamente radicale: da una parte la cultura -se così possiamo definirla- della punizione, dell'espiazione, della demonizzazione del Sè precedente all'entrata in Comunità e dall'altra una visione laica e pragmatica di affrontare il problema. Un problema che esiste, con il quale bisogna fare i conti. Un problema che produce dei danni, danni che devono e possono essere ridotti. Tutto qui. Ma che 'qualità' diversa, che modo diverso di guardare alla persona che si trova in un momento di difficoltà e che di aiuto semmai ha bisogno, certo non di violenza.
La politica di riduzione del danno è una proposta lanciata nel novembre 1990 a tutte le "Città europee coinvolte nel traffico di droghe" da quattro municipalità: Francoforte sul Meno, Zurigo, Amsterdam e Amburgo. Le quattro città chiedevano un'adesione alla loro iniziativa, promuovendo anche una conferenza annuale in modo da potersi scambiare idee e opinioni. La seconda Conferenza (dopo quella di Francoforte) si è tenuta a Zurigo nel 1991 mentre la terza, su iniziativa del CORA, è stata ospitata dal Comune di Bologna. Nel frattempo le città firmatarie sono diventate quattordici. Ma l'idea sta circolando al di là dell'Europa: è una notizia dell'ultima ora e molto importante. Nel corso della Conferenza di Rotterdam il sindaco di Baltimora (Usa) ha annunciato la sua intenzione non solo di firmare la Risoluzione ma di tenere nel novembre prossimo una "Conferenza transcontinentale" a Baltimora stessa dove sarà possibile fare incontrare le città europee che condividono la politica della Riduzione del danno con mol
te città americane che anche intendono sottoscrivere la Risoluzione di Francoforte.
Credo sia qualcosa di davvero serio perchè testimonia il fatto che, malgrado le politiche terribilmente repressive promosse dai governi centrali, i responsabili più diretti della salute pubblica, del pubblico benessere, i sindaci insomma si stanno rendendo conto che bisogna cambiare strada e al più presto.
In poche parole posso riassumere cosa si propongono coloro che vogliono ridurre i danni che la droga produce, danni legati sopratutto al suo essere illegale. Dunque al tossicodipendente bisogna avvicinarsi con un atteggiamento certamente non poliziesco ma "sanitario", bisogna aiutarlo ad allontanarsi dalla "piazza" e dal contatto quotidiano con la criminalità di strada, bisogna per ottenere questo offrirgli dei sostitutivi (metadone, temgesic, ma anche eroina attraverso una distribuzione controllata, come da tempo fanno a Liverpool e come stanno per fare - con dieci progetti-pilota- in Svizzera).
Questo è un modo per evitare -per quanto possibile- le malattie che derivano da un "buco" sporco (Aids, epatite virale, endocardite, eccetera), un modo per evitare le morti per overdose da eroina di strada (la "bustina" evidentemnte non è controllabile), un modo per evitare che il tossicodipendente si trasformi in tossicocriminale per procurarsi quei soldi che gli sono necessari ad acquistare la "roba" di cui ha bisogno, un modo per fornirgli tutte le possibili informazioni perchè conosca quello che sta facendo. Ma anche un modo che non lo obblighi a rinunciarvi, se non ce la fa ancora. Questo (e molto altro) si chiama Riduzione del danno.
Noi antiproibizionisti del CORA abbiamo sostenuto questa politica fin dal primo momento e abbiamo collaborato attivamente con le città che l'hanno promossa, facciamo parte del Coordinamento insieme ai loro rappresentanti.
A Rotterdam -dove appunto di riduzione del danno si dibatteva- abbiamo raccolto moltissime firme di giuristi, scienziati, docenti universitari, giornalisti, politici, operatori sociali insomma di tutte le categorie che alla Conferenza partecipavano.
Tutti hanno detto che SI, questo nostro referendum deve passare, che si deve vincere. E anche noi ovviamente vi chiediamo di votare e di dire forte SI: è qualcosa che può contribuire a rendere il nostro paese più civile (anche se non è un referendum antiproibizionista). Noi diciamo che il tossicodipendente deve avere il diritto di ottenere dal suo medico le sostanze sostitutive di cui ha bisogno: non sarà in questo modo più obbligato ad andare in "piazza" dove morire di overdose e di marginalità.
Non è dunque il modello San Patrignano che vi proponiamo ma mi sembra che -alla luce di quanto sta succedendo- le nostre "perplessità" nei confronti di metodi repressivi e totalizzanti, espresse da anni, fossero abbastanza giustificate. Allora scegliamone un altro, di modello: quello della Riduzione del danno, scegliamo il male minore, visto che la "droga" ha dimostrato di essere molto più forte dei sistemi che tentano (con quali insuccessi) di reprimerla. E quel che vi proponiamo può essere considerato un primo passo, soltanto un primo passo verso la legalizzazione delle droghe pesanti (mentre le "leggere" dovrebbero essere legalizzate al più presto possibile).
Le cose che vi chiediamo sono due: votare SI al referendum e darci una mano, iscrivendovi o aderendo al CORA. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, abbiamo bisogno di soldi, siamo pochi e poveri. Malgrado tutto questo, di strada ne abbiamo fatta tanta. In pochi anni molti hanno capito come quel che proponiamo sia qualcosa che si può e si deve condividere: una proposta di buon senso.
VANNA BARENGHI
Presidente del Cora