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Conferenza droga
Partito Radicale Maurizio - 12 aprile 1993
IL RAPPORTO BOMPIANI:
UNA BOMBA DISINNESCATA DALLA DISINFORMAZIONE.

Roma, 10 aprile 1993

Il 5 aprile il sostituto della signora Jervolino al Ministero degli Affari sociali, il Ministro Adriano Bompiani, ha tenuto una conferenza stampa di presentazione della "Relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia, sulle strategie adottate e sugli obiettivi raggiunti nel 1992". La Relazione, un volume di 342 pagine, è composto sostanzialmente di due parti, la presentazione del Ministro e una serie di documenti tecnici dei vari ministeri impegnati nella lotta alla droga.

Le relazioni dei vari ministeri sono allo studio dell'Osservatorio delle Leggi sulla Droga del Cora, grazie al lavoro del quale denunciammo che, pur di far credere che la legge avesse funzionato, nei rapporti Jervolino i decessi per droga erano falsi. Oggi ci occupiamo di fare un esame delle affermazioni contenute nella Presentazione del Ministro Bompiani.

Non è -naturalmente- un testo che individua nella legalizzazione di alcune sostanze e nella proposta antiproibizionista una risposta forte e valida, come noi crediamo. Però fornisce margini di dubbio e di discussione, proposte e risposte nuove rispetto al passato, anche se solo raramente e per accenni lo mette in discussione. Non è d'altronde prerogativa, nè aspirazione del CORA aver ragione sul passato, quanto aver forte la convinzione che seppure di un millimetro un altro passo è stato fatto nella giusta direzione. Ed è laicamente che abbiamo letto questo testo, una vera bomba rispetto alle mezze verità, alle falsità, alle censure alle quali ci e si costringeva Rosa Russo Jervolino.

I RAPPORTI JERVOLINO NON ERANO "COMPLETI"

"la completezza di informazione risulta maggiore delle precedenti edizioni" (Rapporti Jervolino 1991 e 1992). Per quanto ci riguarda è vero in parte, infatti nel rapporto del 1922 i dati sui decessi e le relative analisi politiche erano falsificate.

I TOSSICODIPENDENTI SONO NELLE MANI DI CHI INCONTRANO E LE FORME DI INTERVENTO NON SONO CONTROLLATE

"le forme di intervento sulla tossicodipendenza ... sono infatti molto diversificate e spesso applicate senza una corretta verifica degli effetti che producono. Le indagini sugli esiti sono assai scarse, la "sicurezza" degli interventi è garantita unicamente dalla deontologia di chi li attua."

MA I CONSUMATORI DI DROGHE LEGGERE SONO UN'ALTRA COSA. SI, MA, PERO'...

"...è evidente che nel corso dell'ultimo decennio gli atteggiamenti sociali rispetto all'uso delle droghe cosiddette leggere, quali la cannabis, l'hashish e la marijuana sono cambiati in maniera rilevante, tale da dover considerare separatamente le due popolazioni (uso di droghe per via endovenosa e non) per non incorrere in errori di misclassificazione."

Questo passo è di estrema rilevanza. Da una parte si prende atto -finalmente- che i consumatori di cannabis e dei suoi derivati vanno considerati separaramente dai tossicodipendenti (uniti nella unicità del mercato, in mano alla criminalità interessata a vendere il prodotto più remunerativo). Ci si preoccupa di incorrere in errori di misclassificazione, eppure -questa legge- non riesce a distinguere tra queste due "popolazioni". Anche se il 99% della relazione si occupa di tossicodipendenti e tossicodipendenze.

IL METADONE E' EFFICACE, LA COMUNITA' FORSE.

"il numero di utenti dei servizi aumenta con l'aumentare della proporzione di trattamento metadonico offerto." Per inciso i fautori dell'uso anche del metadone, anche perchè avvicina i tossicodipendenti ai servizi, sono stati sinora tacciati di volere uno stato spacciatore. L'equazione sinora usata è stata, infatti, metadone=droga di Stato.

Ed ancora "...si è passati dal 60% degli utenti in trattamento metadonico nel 1984 al 25% nel 1992. La proporzione di soggetti in altro tipo di trattamento (socio-riabilitativo, comunità terapeutica, ecc...) è invece aumentata nel corso degli anni. Ampio, in tale contesto, è il dibattito sul fatto che, mentre esistono studi scientifici che dimostrano l'efficacia del trattamento metadonico nel ridurre comportamenti a rischio (attività criminali, uso di siringhe usate, ecc...), non esistono evidenze dotate di pari attendibilità scientifica riguardo ad altri trattamenti."

NON SI MUORE DI SOLA OVERDOSE

Il dato dei decessi per overdose è sempre stato considerato IL parametro per valutare l'efficacia della Legge Jervolino Vassalli, al punto che nell'ultimo rapporto del Ministro Rosa Russo Jervolino i dati erano stati manomessi. In risposta alla denuncia del CORA seguirono scaricabarili tra le burocrazie antidroga, mentre in parlamento l'Intergruppo antiproibizionista attende ancora una risposta, se non altro di cortesia, visto che il falso non è stato ufficialmente ancora corretto.

In questo rapporto cinque pagine e mezzo vengono utilizzate per spiegare che il tossicodipendente non muore di sola overdose e la complicatissima metodologia che andrebbe messa in atto per avere dati attendibili. E, "... diverse sono le cause di morte dei tossicodipndenti; dal 1987 comincia ad emergere come causa sempre più rilevante l'Aids, con un effetto probabilmente competitivo tra le due cause di morte: aumentando la probabilità di morte per Aids diminuisce le probabilità di morte pr overdose o viceversa."

IN CARCERE CIRCOLA LA DROGA, NON LE SIRINGHE, E' NECESSARIO IL METADONE

"Nonostante le riserve che possono esprimersi sull'uso del metadone quale trattamento di mantenimento ... si ritiene realisticamente necessario che venga assicurata la possibilità di trattamento sostitutivo ai tossicodipendenti in regime di reclusione, in quanto la spinta all'uso di droghe per via endovenosa, in quelle condizioni, favorisce indubbiamente la pratica di comportamenti a rischio quale lo scambio di siringhe usate, anche in considerazione delle evidenze della riferita pratica d'uso di droghe per via endovenosa negli Istituti Penitenziari".

E grazie al Decreto Amato, sono state inserite "... fra le attività strategicamente prioritarie anche le politiche di riduzione del danno (...) Si tratta, a tale proposito, di assicurare:

(...) - offerta di strumenti di riduzione del danno e del rischio (inclusi i trattamenti ad efficacia nota rispetto a questo obiettivo), sia per quanto riguarda le modalità di assunzione delle sostanze (siringhe, ndr) che per le patologie correlate (preservativi, ndr);

- l'offerta di tali strumenti deve essere garantita non solo nei SERT (servizi pubblici, ndr) ma anche negli Isituti Penitenziari."

CENTRALE E' IL RUOLO DEI SERVIZI PUBBLICI... MA NON FUNZIONANO

I "...Servizi per le tossicodipendenze (SERT) devono diventare effettivamente il punto di coordinamento propositivo delle iniziative territoriali rivolte alla tossicodipendenza; tale funzione non può disgiungersi da una fattiva integrazione tra pubblico e privato-sociale ancora oggi difficile da conseguire."

LE COMUNITA' TERAPEUTICHE VANNO CONTROLLATE

"Per quanto riguarda le comunità terapeutiche, pubbliche e private, (...) occorrerà continuare ad operare per garantire la massima serietà delle iniziative, moltiplicarle sul territorio, attuando ora quei meccanismi idonei ad erogare in modo più rapido i finanziamenti e stabilendo le modalità per una continua informazione sulle attività svolte ed i risultati conseguiti." Sinora, come noto, le comunità terapeutiche, soprattutto quelle private, hanno goduto a piene mani di finanziamenti di cui non si è controllata la destinazione o l'attuazione del piano per cui erano stati stanziati. Oltre ad aver goduto, in nome della lotta alla droga, della extraterritorialità.

MA LA LOTTA ALLA DROGA...

E nella conclusione della presentazione alla Relazione il Ministro non si è sottratto alla frase di rito per cui si deve affrontare "in modo sempre più organizzato e coordinato le lotta alla droga".

CONCLUSIONE

Quanto letto o sentito tra il 5 e il 6 aprile attraverso gli organi di "informazione", televisivi e della carta stampata, pubblici e privati, non raccoglie nulla di quanto scritto dal Ministro ma rilancia gli stantii stereotipi a cui si ricorre ogni qualvolta si parla della legge Jervolino-Vassalli:

i decessi per droga sono diminuiti, quindi la legge funziona;

i sequestri di droga sono aumentati, quindi la legge funziona;

i tossicodipendenti che si sono rivolti ai servizi pubblici o privati sono aumentati, quindi la legge funziona.

La legge funziona per chi vuol farla funzionare.

Noi sappiamo che questa legge ha dato a tanti giovani una casa, la galera; ha aumentato il fatturato di una azienda italiana, la mafia; la legge sulla droga: tre anni di pugno di ferro per ritrovarsi con un pugno di mosche. Questi gli slogan della campagna per il SI al referendum. Crediamo che questi messaggi riassumono al meglio una analisi politica della realtà, non per nostro merito ma per gli effetti della legge Jervolino-Vassalli.

 
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