SI' A UN CONSUMO CONTROLLATO DI DROGA
Il Giorno, 24 maggio 1993
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PARMA - (C.V.) Tentano la disintossicazione più tardi (27 anni), sono di sesso maschile (80%), senza regolare lavoro (48,5%), sieropositivi (45) o affetti da Aids (4). E' l'identikit del tossicodipendente elaborato dai Sert, i servizi antidroga dell'Emilia Romagna, che registrano anche un dato allarmante: quasi un terzo dei tossicodipendenti non si sono sottoposti alle indagini di laboratorio e quindi c'è mistero sulle loro condizioni di potenziale sieropositività.
Al summit dell'Associazione medici cattolici svoltosi a Salsomaggiore è stata lamentata la sottovalutazione dell'aspetto sanitario del problema-droga, con l'alta diffusione di malanni virali al di fuori delle categorie a rischio.
Allora, che fare? Anche in campo cattolico sembra farsi strada l'ipotesi di sperimentare qualche forma di legalizzazione della droga, seppur circoscritta a chi è assistito dai Sert (servizi pubblici per la tossicodipendenza) e solo a piccole dosi, per uso personale. Questa semi-liberalizzazione dovrebbe consentire di concentrare gli sforzi sulla prevenzione.
I medici cattolici sono disposti a tentare questa nuova strada. E l'ex ministro dc per gli Affari sociali, Adriano Bompiani, presidente della Commissione nazionale di Bioetica, è d'accordo: »In un popolo e in una cultura altamente evoluti e in grado di autogovernarsi il consumo moderato, personale di talune droghe potrebbe essere tollerato, ferma restando la garanzia della corretta informazione degli effetti devastanti sulla salute. Penso al ruolo della scuola ma anche delle caserme e dei luoghi di aggregazione sociale per affermare una cultura antidroga. E penso al potenziamento delle strutture pubbliche e non per la disintossicazione e il recupero dei tossicodipendenti. In mezzo, per chi si ritrova assuefatto alla droga, l'etica pubblica è oggi in grado di tollerare un consumo moderato, evitando ciò che di negativo comporta l'illegalità .