COMUNICATO STAMPA DI DORA PEZZILLI E ALESSANDRO DEPETRO
"La legge Jervolino-Vassalli continua imperterrita la sua opera distruttiva nei confronti di coloro che consumano droghe. Gli antiproibizionisti di Pordenone, consumatori di droghe leggere, hanno visto quanto il potere più retrivo e legato alle logiche partitocratiche può ancora causare ingiustizie e violazioni di ogni sorta che, dopo la vittoria del referendum abrogativo in materia di droghe, spingono magistrati ed esecutivo ad appoggiare gli interessi del narcotraffico. Infatti, la perquisizione avvenuta in data odierna nella sede degli antiproibizionisti di Pordenone da parte delle forze dell'ordine su indicazione del magistrato Raffaele Tito per "estirpare" (come recita il verbale) una modestissima quantità di piante di cannabis, non è che la prova lampante di questo antidemocratico paradosso. Di fronte all'evidenza che il consumo per uso personale di sostanze stupefacenti non è più ritenuto un reato perseguibile con la galera e che quindi la coltivazione per uso personale di tre piante di marijuana non
possa essere ritenuta una attività volta ai fini dello spaccio, le forze dell'ordine dichiaratamente sostengono che l'utente consumatore deve rivolgersi direttamente alla mafia per ottenere la propria sostanza, la quale di per sé non ha nessun valore economico (in quanto comunissimo vegetale), ma che proprio attraverso questa logica paradossale e proibizionistica ne fa aumentare di gran lunga il valore intrinseco. La disinformazione e il mancato rispetto per il Decreto del Presidente della Repubblica che abroga talune parti (peraltro importantissime) della suddetta legge, generano ulteriori ingiustizie a partire dal poco interessamento che di questo D.P.R. ne fanno le autorità competenti, tenute invece a farlo rispettare come lo sono per le leggi che invece comodano i mercati del narcotraffico."
Alessandro Depetro
Dora Pezzilli
(Antiproibizionisti sulla droga)
Pordenone, 30 Giugno 1993