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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 13 settembre 1993
TERRA BRUCIATA INTORNO AI DROGATI

Sabato 11 settembre, parlando in un convegno sulle tossicodipendenze svoltosi a Rimini, Don Oreste Benzi, fondatore della comunità "Giovanni XXIII", ha proposto di negare il lavoro ai tossicodipendenti in modo da creare intorno a loro un vuoto tale che li spinga ad abbandonare l'eroina e a chiedere aiuto. La singolare proposta ha, ovviamente, suscitato una polemica piuttosto accesa tra operatori, politici, commentatori.

Riporto, in estrema sintesi, il pensiero di Don Benzi così come riportato da La Stampa e, di seguito, alcuni commenti tratti dai quotidiani.

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DON ORESTE BENZI: "Le fabbriche devono licenziare i tossicodipendenti e non deve essere loro permesso di svolgere alcun tipo di attività lavorativa fino a quando non sia certificato un pieno recupero da parte dell'ente pubblico o dalle strutture private presso le quali è stato svolto il programma. Dopo che l'uso di droga non è più vietato, l'unica via possibile per costringere il tossicodipendente a smettere è fare 'terra bruciata' attorno a lui [...] Per i minorenni vanno previste forme terapeutiche obbligatorie, con il consenso di chi ha la patria potestà".

LA STAMPA - 12 settembre 1993

DON ORESTE BENZI: "Non sia permesso ai tossicomani di lavorare. Sia data loro una specie di 'aspettativa' perché si curino, escano dalla droga. Nello stesso tempo sia fatta intorno a loro terra bruciata perché l'uso di eroina diventi tanto difficile da spingerli a chiedere aiuto [...] Quello che propongo è un metodo terapeutico. Io la chiamerei la 'terapia del padre'. La figura del padre che dà il senso della conquista attraverso il sacrificio nella società contemporanea è scomparsa [...] L'eroinomane non ha amici. Anche quando è in gruppo, il gruppo serve solo ad aiutarsi a vicenda a trovare la roba. Ma il tossico solo con il suo rito. Allora vada sino in fondo nella sua solitudine e la guardi bene in faccia, tagliato fuori da tutto. Soltanto così la troverà insostenibile, difficilissima o impossibile. E chiederà aiuto [...] Più intenso sarà il disagio, prima l'eroinomane guarirà [...] Un tossicomane che lavora fuori dalla comunità non lavora per uscire dalla droga ma per comprarla [...] L'eroina ammazza i

sentimenti, separa dalle relazioni interpersonali".

LA STAMPA - 13 settembre 1993

MARCO TARADASH: "Fesserie, fesserie clericali e non nel senso di cattoliche. Questo è clericalismo ideologico di chi ha un'ossessione privata, che sia la masturbazione o la droga non ha importanza. Don Benzi intorno a questa ossessione ricostruisce il mondo, la realtà. Così la solidarietà diventa una forma di sadismo civile. Il problema è che in Italia entrano ogni giorno due o tre tonnellate di eroina. E i nostri governanti e terapeuti non hanno di meglio da fare che accanirsi sui tossicodipendenti. Benzi li vorrebbe tutti senza lavoro, De Lorenzo aveva proibito l'uso del metadone, Muccioli usa metodi coercitivi e plaude al carcere, la Garavaglia saluta la vittoria al referendum come 'una vittoria delle forze delle tenebre'. E' sadismo, a fin di bene, ma sempre sadismo è".

L'UNITA' - 13 settembre 1993

DON ANTONIO MAZZI (Comunità Exodus): "Ma quale licenziamento: i tossicodipendenti soffrono proprio per una mancanza di integrazione. Anzi, all'interno di un progetto di recupero, dopo le prime fasi, sarebbe auspicabile un rapporto con il mondo del lavoro che invece tende a escludere non solo chi sta cercando di uscire dalla droga, ma anche chi ne è uscito con successo, rendendo difficilissimo il reinserimento nella società".

LA REPUBBLICA - 13 settembre 1993

DON CHINO PEZZOLI: "Sono d'accordo con Don Benzi [...] Il tossicomane quando va a lavorare non fa che prendere lo stipendio per passarlo allo spacciatore. Ecco la crepa più grande: il fatto che possa continuare a lavorare anche se si buca ancora [...] Bisogna pensare prima alla sua mente alterata dall'eroina. E al fatto che il lavoro può diventargli anche un incubo. Il cervello è ancora troppo annebbiato e sofferente. Bisogna prima liberarlo, poi concentrarsi su un recupero, anche, e sottolineo anche, attraverso il lavoro".

IL GIORNO - 13 settembre 1993

MASSIMO BARRA (Fondazione Villa Maraini): "Don Benzi fa affermazioni khomeiniste. Facendo terra bruciata intorno al drogato si ottiene forse una più rapida disintossicazione. Ma a quale prezzo? Sicuramente di una tale infelicità che un anno dopo porta lo stesso ragazzo al suicidio".

IL GIORNO - 13 settembre 1993

RAFFAELE COSTA (attuale Ministro dei trasporti): "Per arrivare al recupero non ci sono ricette uguali per tutti, ma due sono fondamentalmente gli strumenti che possiamo utilizzare: l'amore e il rigore [...] Non bisogna lasciare solo il giovane nel suo tormento: talvolta l'isolamento conduce alla morte. Don Oreste Benzi conosce bene il suo lavoro e ha scelto, sicuramente non per crudeltà ma per convinzione, una strada: altri hanno il dovere di dissentire".

IL TEMPO - 13 settembre 1993

ANGELO PIDDAU (direttore di due comunità in Sardegna): "Bruciamoli, così il risultato è completo. Don Benzi comincia proprio a essere insopportabile con queste sue sparate. Ai drogati vogliamo togliere proprio tutto? Vogliamo isolarli completamente? Don Benzi deve dirlo chiaramente: vuole che buttiamo su di loro anche la benzina e poi appicchiamo il fuoco? Così si risolvono tutti i problemi, così non ci si pone più il problema del recupero".

LA STAMPA - 12 settembre 1993

 
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