Altri commenti, tratti dai quotidiani, alla proposta di Don Oreste Benzi, fondatore della comunità "Giovanni XXIII", di negare il lavoro ai tossicodipendenti in modo da creare intorno a loro un vuoto tale che li spinga ad abbandonare l'eroina e a chiedere aiuto.
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DON LUIGI CIOTTI (Fondatore del Gruppo Abele): "Non è con un 'di meno' di diritti che si costruisce un 'di più' di responsabilità, ma è esattamente l'opposto. Ci sono voluti anni di sovraffollamento delle prigioni e dei tribunali, di tentati suicidi e di suicidi in carcere, di 'fuga' dai servizi per convincere il legislatore e parte dell'opinione pubblica che il carcere è un rimedio peggiore del male. Non vorremmo che occorresse una folla di disoccupati per convincere che non è la 'terra bruciata', bensì il territorio ospitale che può rappresentare anche una speranza contro la droga".
LA STAMPA - 14 settembre 1993
ANDREA B. (Verniciatore alla Breda di Pistoia): "Se non fossi stato costretto a toccare il fondo ci sarei rimasto nel buco. Non dico che questa soluzione vada bene per tutti: ma se uno vuol vivere e trova l'aiuto degli altri, Don Oreste ha ragione: il fondo è meglio toccarlo presto".
CORRIERE DELLA SERA - 14 settembre 1993
DON ANDREA GALLO (Comunità San Benedetto al Porto di Genova): "Se uno si spaventa al solo parlare di riduzione del danno, come fa Don Benzi, vuol dire che è lontano dalla realtà del fenomeno droga in Italia".
IL MATTINO - 14 settembre 1993
MARCO TARADASH: "Ci sono due modi di affrontare il problema della tossicodipendenza: come espiazione della colpa (clericali, cattolici alla Muccioli e alla Benzi), o come correzione di un errore (laici, cattolici). E' difficile trovare una mediazione tra il fanatismo e il pensiero critico".
CORRIERE DELLA SERA - 14 settembre 1993
DON VINICIO ALBANESI (Presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza): "Ancora una volta il dibattito sulla droga si riaccende solo grazie ad una dichiarazione clamorosa che vede come protagonista uno dei numerosi guru di comunità nel nostro Paese [...]
La voglia di ghettizzare, di trovare la soluzione globale, di rinchiudere, di salvare ad ogni costo, sta coagulando una fascia sempre più ampia dell'opinione pubblica sia laica che cattolica [...] Il lavoro è una delle componenti essenziali della normalità per il ragazzo drogato come per quello sano".
ROMA - 14 settembre 1993
SERGIO RUPPI (Operaio alla Breda di Pistoia): "In realtà questo prete non dice niente di nuovo. In fondo un lavoratore drogato con lo stipendio che fa? Si nasconde un po', si autofinanzia, magari ruba, va in galera. Ma a un certo punto deve scegliere. E allora in linea di massima l'idea di Don Benzi è realizzabile, tanto che io l'ho fatta molto prima che lui parlasse [...] Credo che fare terra bruciata sul lavoro e fuori, nel senso di mettere il tossicomane di fronte a un bivio, ma con garanzie sociali e solidarietà umana intorno, sia giusto. Poi uno decide. Come fece qualche mio compagno che preferì continuare a bucarsi".
CORRIERE DELLA SERA - 14 settembre 1993
ALDO FUMAGALLI (Presidente dei giovani industriali): "No, il licenziamento non è una medicina. E le aziende devono lasciare una porta aperta a chi sceglie di curarsi. Il lavoro, la sicurezza di potersi reinserire nella società possono essere dei fortissimi incentivi a portare a termine la battaglia contro l'eroina. Io credo che quando un imprenditore capisce che un suo dipendente si droga, deve in qualche modo farsi carico del problema, aiutare la persona che si trova in una fase difficile. E' chiaro che tutto questo deve essere coadiuvato da strutture esterne, da una politica tesa a prevenire la tossicodipendenza".
LA REPUBBLICA - 14 settembre 1993
DON GINO RIGOLDI (Comunità Nuova, Milano): "Una clinica psichiatrica dove mettere tutti quelli che vogliono i licenziamenti e la galera per i tossicodipendenti. A chi avanza proposte del genere bisogna dargli il Valium per sedersi e togliersi la fissa di sentirsi la mano sinistra di Dio. Il padre eterno non costringe gli uomini neanche alla salvezza eterna che vale più della salute".
ROMA - 14 settembre 1993
NICOLA VENDOLA (Deputato di Rifondazione Comunista): "Una proposta tristemente bizzarra: se passasse si potrebbe collegare alla vita privata del lavoratore il principio di giusta causa per il licenziamento e si incentiverebbe la delazione".
CORRIERE DELLA SERA - 14 settembre 1993
VITTORIO AGNOLETTO (Presidente della Lega Italiana Lotta all'Aids): "Qualora l'invito di Don Benzi dovesse diventare realtà, rischierebbe di produrre effetti disastrosi sui tossicodipendenti stessi. Non per tutti i tossicodipendenti la comunità è la soluzione possibile: per molti il processo passa per attraverso terapie psico-sociali e farmacologiche, per le quali l'aggancio con il mondo del lavoro costituisce un importante contributo".
IL MATTINO - 14 settembre 1993
PAOLO STOCCO (Consorzio comunità tossicodipendenti del Veneto): "Si tratta solo di provocazioni. Perché prendersela con gli operai e non anche con gli insegnanti, avvocati? Invece di dire che i drogati vanno licenziati bisognerebbe operare per far rispettare i contratti di lavoro in quella parte che prevede il loro inserimento al lavoro".
CORRIERE DELLA SERA - 14 settembre 1993
CENTRO ITALIANO DI SOLIDARIETA': "La sfida al reinserimento del drogato nella società si gioca sulla sensibilità, sull'accoglienza, sull'attenzione di tutti per superare paure, diffidenze, intolleranze. Reinserirsi vuol dire riallacciare reti relazionali di affetti, amicizie, scambi professionali. Il posto del lavoro rappresenta un'esigenza primaria, purché non lo si confonda con la panacea".
ROMA - 14 settembre 1993
ALESSANDRO COCIRIO (Presidente della confederazione delle piccole e medie imprese): " Sono d'accordo con Don Benzi quando parla di terapie coercitive per i minorenni che si drogano ma non condivido affatto il concetto di 'terra bruciata' attorno al tossicomane. Una strada c'è ed è quella dell'aspettativa non retribuita. In questo modo chi decide di curarsi ha davanti a sé la sicurezza del reinserimento".
LA REPUBBLICA - 14 settembre 1993
PAGANI (Segretario confederale della CISL): "La scelta chiara operata ormai da un decennio riguarda la garanzia del mantenimento del posto di lavoro. Il modello fin qui seguito ci sembra non solo più umano, ma anche più efficace rispetto ad altre scelte che, incoraggiando il licenziamento, non fanno altro che accrescere la devianza oltre che la marginalità sociale".
IL MATTINO - 14 settembre 1993
MAURIZIO GASPARRI (Deputato dell'MSI): "Si deve valutare con attenzione la tesi di Don Benzi, certamente provocatoria, ma che ha il merito di riaprire il dibattito sulla questione droga che non può essere considerata archiviata dal referendum della scorsa primavera [...] Ben vengano allora le provocazioni se servono a rimettere al centro della discussione non le strategie per rendere più agevole la circolazione dell'eroina ma decise misure per il recupero, che non possono essere disgiunte da sanzioni [...] Preferiamo dunque la provocazione di chi rende conto che scelte tipo quella della 'riduzione del danno' sono folli, alla rassegnazione di chi credeva che con il referendum la battaglia contro la droga fosse persa".
IL SECOLO D'ITALIA - 14 settembre 1993
GRUPPO ABELE: "Il vero problema è la disapplicazione della legge 162 [...] La cultura dell'indifferenza e della tutela degli interessi forti spesso inducono il datore di lavoro e le maestranze all'autolicenziamento della persona tossicodipendente. In cambio di un po' di milioni che finiranno in poco tempo in mano agli spacciatori viene contrattato l'abbandono volontario del posto di lavoro, con l'unico risultato di aggravare la dipendenza stessa, l'emarginazione e l'isolamento sociale".
LA REPUBBLICA - 14 settembre 1993