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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 14 settembre 1993
QUEI VANITOSI PRETI DELLA TV

di Luigi Manconi - La Stampa, 13 settembre 1993

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E' davvero assai facile perdere la testa se si occupa una qualunque posizione pubblica: ed è altamente probabile che i titoli dei giornali e gli schermi televisivi trasformino una comprensibile vanità in una vertigine narcisistica. Meno comprensibile è che tale sindrome - umana, troppo umana - affligga filantropi e anacoreti, uomini di Dio e chi fa dell'altruismo la propria missione. La recente sortita di Don Benzi sembra, appunto, la manifestazione patologica di quel »rischio professionale . Queste, testualmente, le sue parole: »Le fabbriche devono licenziare i tossicodipendenti e non deve essere permesso loro di svolgere alcun tipo di attività lavorativa fino a quando non sia certificato un pieno recupero. L'unica via possibile per costringere il tossicodipendente a smettere è fare "terra bruciata" attorno a lui . Il linguaggio - come sempre rivelatore - tradisce o il carattere di un comandante delle guardie forestali o le aspirazioni di un pilota di elicottero lancia-napalm. E, a conferma dell'attendibil

ità di quelle parole, Don Benzi porta i dati della propria esperienza: tra chi ha portato a termine il programma delle sue comunità »il 90% non fa più uso di droghe pesanti o leggere . Ma dove è la documentazione scientifica di tali risultati?

Nel merito le repliche sono state unanimi. La più efficace opportunità di sottrarsi all'eroina risiede, infatti, in una strategia esattamente opposta a quella proposta dal sacerdote di Rimini: ovvero l'intensificazione delle relazioni sociali e il rafforzamento dei legami (di famiglia, di ambiente, di lavoro, di gruppo). Per il tossicomane, il processo di degrado coincide strettamente con il ridursi della vita di relazione e il precipitare nell'universo chiuso di un'esistenza interamente concentrata sull'eroina, sull'urgenza di trovarla e consumarla: e sul parlare - ossessivamente - il »discorso della droga , all'interno di ambienti monomaniacali e claustrofobici.

Da qui l'importanza di relazioni che abbiano un'altra ragion d'essere e un altro senso; da qui il ruolo che assume, nell'esperienza del tossicomane, la possibilità di coltivare rapporti, di coltivare aspettative, di sentirsi inseriti dentro progetti di vita: lavoro e affetti, comunicazione e scambi. Questa è un'acquisizione incontestabile da un punto di vista terapeutico: ed è difficile che le parole di Don Benzi possano metterle in discussione. E, tuttavia, il suo interventi preoccupa per una ragione più generale.

In Italia, i sacerdoti, le associazioni religiose, il volontariato di ispirazione cattolica, svolgono non solo il ruolo di unici titolari e interpreti della morale collettiva, ma anche quello di soli »consolatori degli afflitti e »soccorritori dei derelitti . Possono farlo sia perché, spesso, svolgono quel ruolo assai egregiamente; sia perché altri (le istituzioni pubbliche e i soggetti sociali non religiosi) sono assenti o inadeguati. Ma questo finisce con l'attribuire loro - ai preti della tv, per esempio - una funzione ridondante: e di »mondanizzare le loro parole e le loro opere. Insomma - anche per responsabilità del sistema dell'informazione - il ruolo di questi sacerdoti rischia di essere sempre più quello degli opinionisti: litigiosi tra loro (dovreste sentire i reciproci giudizi), intolleranti verso chi la pensa diversamente, innamorati della propria immagine, come neanche Alberto Castagna. E pronti a vendersi l'anima (si fa per dire) in cambio di un titolo di giornale, di una »provocazione o di

uno »choc , come hanno scritto, appunto, i quotidiani a proposito di Don Benzi.

Venderla magari no, l'anima: ma perderla sì, in un profluvio di piccole (ma così piccole da risultare piccine) moralità; di bonomia travestita da messaggio evangelico, di buonsenso gabellato per dottrina; o, peggio ancora, di futilità presentate - orrore! - come »dialogo con i giovani . Dio perdoni Don Gelmini (e trattenga, se può, Don Mazzi dall'imitarlo), ma »Notte rock ha sfiorato il blasfemo, con Renato Zero che parlava della Madonna. Certo, non tutti sono così: basti pensare a due sacerdoti, collocati su posizioni culturali diversissime, come Don Picchi e Don Ciotti, esemplari per discrezione e per serietà; e basti pensare alla trasmissione »Frontiere dello spirito di monsignor Gianfranco Ravasi.

Resta il fatto che il ruolo pubblico di molti preti sembra davvero ormai »mondanizzato , e proprio nel significato del Vangelo di Giovanni: come sudditanza alle lusinghe del consenso e del successo. Anche questa può essere simonia: ovvero commercio di beni e funzioni spirituali in cambio di gratificazioni pubbliche, applausi, audience.

 
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